Sguardi su Palmira. Fotografie di Elio Ciol

Il teatro: orchestra ed edificio scenico, Palmira | Foto © Elio Ciol

DAL 02/07/2017 AL 03/10/2017

Aquileia

LUOGO: Aquileia - Piazza Capitolo | Museo Domus e Palazzo Episcopale

ENTI PROMOTORI:

Fondazione Aquileia

SITO UFFICIALE: http://www.fondazioneaquileia.i

ARTISTI: Elio Ciol

PROMOTORI: Fondazione Aquileia

COMUNICATO STAMPA:


Anno Domini 2017: mentre a Kassel, nel contesto di uno fra i principali appuntamenti espositivi dell’arte contemporanea, si costruisce una copia del Partenone fatta di libri, a Palmira continua la distruzione brutale di un sublime sito archeologico. Esaltazione culturale e demonizzazione fanatica dell’antico coesistono.

In un simile contesto storico, a che può valere l’opera di un fotografo?

Elio Ciol, che della fotografia europea è riconosciuto protagonista, da oltre mezzo secolo si misura con gli antitetici poli della sua arte: istantaneità e permanenza. Le scene di vita popolare fissate negli scatti degli anni cinquanta parlavano dell’emozione umana in presa diretta, mentre lo sguardo di Ciol si è spinto oltre il quotidiano in memorabili serie di immagini dedicate al paesaggio e all’idea del sacro.

L’immediatezza del reale e la sua trasfigurazione poetica si fondono anche nelle fotografie che l’autore scattò a Palmira nel 1996. 

I soggetti sono architetture e sculture, segnacoli di permanenza secolare contemplati da uno sguardo che li rispetta quali opere d’arte, ma contemporaneamente ne ricompone e fa proprie le geometrie nella metafisica libertà del chiaroscuro, proiettandole contro incombenti cieli cinerei. 

L’addensarsi di un presagio? Fatto sta che i monumenti vengono ripresi pochi anni – istanti, in termini storici – prima del loro ritorno a una fragilità del tutto quotidiana, vittime dell’opaca violenza di una bestialità distruttiva.

Quasi un destino, per Ciol, essere testimone di scomparse epocali, oltre che di apparizioni: cinquant’anni fa a depositare sulle sue pellicole gli ultimi profumi di fieno e di cultura rurale fu il Friuli contadino di Pasolini e Turoldo; ora viene affidata all’obiettivo la meditazione su una differente transitorietà. È un capitolo di storia e arte universale a vedere insensatamente sbriciolarsi il suo racconto di pietra; non la sua poesia, che il fotografo preserva con magia di luci e di ombre.

(Testo di Fulvio dell'Agnese)

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