A Madrid dal 25 novembre al 1° marzo
Il Museo del Prado "riscopre" Anton Raphael Mengs
Anton Raphael Mengs, Frederick Christian, Prince of Saxony, Olio su tela 155.7 × 110.8 cm, 1751 | Courtesy The J. Paul Getty Museum, Los Angeles
Samantha De Martin
24/11/2025
Mondo - Figura chiave del neoclassicismo e tra i nomi più influenti del XVIII secolo, Anton Raphael Mengs deve il suo nome a una grande passione paterna, quella del padre, Ismael Mengs, per Antonio Allegri da Correggio e per Raffaello Sanzio.
Questo aneddoto, che la dice lunga sulla passione della famiglia Mengs per l’arte, spiega l’ammirazione dello storico dell’arte tedesco per l'antichità greco-romana e per le opere dell’Urbinate e di Tiziano. Al pensiero, ma anche all’eredità del pittore, in dialogo con i grandi maestri del passato, il Museo del Prado e la Fundación BBVA dedicano un'ambiziosa mostra.
Intitolata semplicemente Anton Raphael Mengs (1728-1779) l’esposizione riunisce, dal 25 novembre al 1° marzo, 159 opere, tra cui 64 dipinti, 14 esempi di arti decorative e 81 disegni, stampe e studi su carta, offrendo agli ospiti del museo madrileno una panoramica sul ruolo dell'artista, pittore di corte e muralista, ma anche sulla sua dimensione intellettuale e teorica.
Le opere giungono al Prado da 25 istituzioni internazionali, nove istituzioni spagnole e da dieci collezioni private, a testimonianza della portata europea dell'influenza di Mengs e della ricchezza della sua eredità. Suddivisa in dieci sezioni tematiche, la mostra passa in rassegna il percorso dell'artista, dalla sua formazione a Dresda e a Roma fino alla sua ascesa alla ribalta come pittore di corte di Carlo III, soffermandosi sul legame che il pittore delle composizioni dai colori chiari e brillanti ebbe con figure come Raffaello, Correggio e Winckelmann, nonché il suo ruolo nella ridefinizione del gusto artistico in Europa. Arricchiscono il percorso prestiti importanti come il Compianto sul Cristo morto dalla Galería de las Colecciones Reales di Madrid; Giove e Ganimede da Palazzo Barberini di Roma; e Ottaviano e Cleopatra dalle collezioni del National Trust, Regno Unito.
Allestimento della mostra “Anton Raphael Mengs” | Foto © Museo Nazionale del Prado
Curata da Andrés Úbeda de los Cobos e da Javier Jordán de Urríes y de la Colina, la mostra muove alla scoperta dell’artista considerato il motore di quel movimento che sarebbe poi stato conosciuto come Neoclassicismo, concepito all'epoca come una vera e propria "restaurazione delle arti". Tra le sezioni si preannuncia particolarmente interessante "La sfida costante a Raffaello”, che accenderà il focus sull'emulazione consapevole di Mengs nei confronti di quell'Urbinate evidente in opere come il Compianto sul Cristo morto, messo in dialogo con Lo Spasimo di Sicilia.
Le sezioni dedicate a Roma mostrano l'impatto che la città eterna ebbe sull'opera di Mengs, con ritratti di personaggi come Papa Clemente XIII e il Cardinale Zelada, ma anche con copie di sculture antiche che ispirarono l'ideale di bellezza dell'artista. La mostra non trascura il complesso rapporto di Mengs con l'archeologo Johann Joachim Winckelmann, raccontando la storia di un'amicizia tradita dalla falsificazione dell'affresco Giove e Ganimede.
L’ultima tappa della rassegna sarà dedicata all'eredità e all’influenza esercitata dall’artista sulle generazioni successive di colleghi, tra cui Antonio Canova e Francisco de Goya.
Questo aneddoto, che la dice lunga sulla passione della famiglia Mengs per l’arte, spiega l’ammirazione dello storico dell’arte tedesco per l'antichità greco-romana e per le opere dell’Urbinate e di Tiziano. Al pensiero, ma anche all’eredità del pittore, in dialogo con i grandi maestri del passato, il Museo del Prado e la Fundación BBVA dedicano un'ambiziosa mostra.
Intitolata semplicemente Anton Raphael Mengs (1728-1779) l’esposizione riunisce, dal 25 novembre al 1° marzo, 159 opere, tra cui 64 dipinti, 14 esempi di arti decorative e 81 disegni, stampe e studi su carta, offrendo agli ospiti del museo madrileno una panoramica sul ruolo dell'artista, pittore di corte e muralista, ma anche sulla sua dimensione intellettuale e teorica.
Le opere giungono al Prado da 25 istituzioni internazionali, nove istituzioni spagnole e da dieci collezioni private, a testimonianza della portata europea dell'influenza di Mengs e della ricchezza della sua eredità. Suddivisa in dieci sezioni tematiche, la mostra passa in rassegna il percorso dell'artista, dalla sua formazione a Dresda e a Roma fino alla sua ascesa alla ribalta come pittore di corte di Carlo III, soffermandosi sul legame che il pittore delle composizioni dai colori chiari e brillanti ebbe con figure come Raffaello, Correggio e Winckelmann, nonché il suo ruolo nella ridefinizione del gusto artistico in Europa. Arricchiscono il percorso prestiti importanti come il Compianto sul Cristo morto dalla Galería de las Colecciones Reales di Madrid; Giove e Ganimede da Palazzo Barberini di Roma; e Ottaviano e Cleopatra dalle collezioni del National Trust, Regno Unito.
Allestimento della mostra “Anton Raphael Mengs” | Foto © Museo Nazionale del Prado
Curata da Andrés Úbeda de los Cobos e da Javier Jordán de Urríes y de la Colina, la mostra muove alla scoperta dell’artista considerato il motore di quel movimento che sarebbe poi stato conosciuto come Neoclassicismo, concepito all'epoca come una vera e propria "restaurazione delle arti". Tra le sezioni si preannuncia particolarmente interessante "La sfida costante a Raffaello”, che accenderà il focus sull'emulazione consapevole di Mengs nei confronti di quell'Urbinate evidente in opere come il Compianto sul Cristo morto, messo in dialogo con Lo Spasimo di Sicilia.
Le sezioni dedicate a Roma mostrano l'impatto che la città eterna ebbe sull'opera di Mengs, con ritratti di personaggi come Papa Clemente XIII e il Cardinale Zelada, ma anche con copie di sculture antiche che ispirarono l'ideale di bellezza dell'artista. La mostra non trascura il complesso rapporto di Mengs con l'archeologo Johann Joachim Winckelmann, raccontando la storia di un'amicizia tradita dalla falsificazione dell'affresco Giove e Ganimede.
L’ultima tappa della rassegna sarà dedicata all'eredità e all’influenza esercitata dall’artista sulle generazioni successive di colleghi, tra cui Antonio Canova e Francisco de Goya.
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