Carla Cerati. Uno sguardo di donna su volti, corpi, paesaggi
© Carla Cerati - Courtesy Elena Ceratti | Carla Cerati, Eduardo de Filippo
Dal 16 Ottobre 2021 al 31 Dicembre 2021
Colorno | Parma | Visualizza tutte le mostre a Parma
Luogo: Reggia di Colorno
Indirizzo: Piazza Garibaldi 26
Orari: dal martedi al venerdi 10.00 – 13.00 / 15.00 -18.00
Curatori: Sandro Parmiggiani
Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 7
Sito ufficiale: http://www.reggiadicolorno.it
L’“appartamento del Principe” della Reggia di Colorno ospiterà un’ampia rassegna di immagini di Carla Cerati.
“Le 88 fotografie in mostra – afferma il curatore Sandro Parmiggiani –, tutte provenienti dal fondo Cerati presso lo CSAC di Parma che le presta per l’occasione, ritraggono personaggi che lei ebbe modo di frequentare: scrittori (Calvino, Pasolini, Marquez, Vargas Llosa, tra gli altri), artisti, architetti, gente del teatro (memorabili una serie di immagini del Living Theatre con le tipiche contorsioni dei corpi e dei volti). Altrettanto significativi sono i nudi di donna in bianco e nero, sorprendenti e affascinanti perché si coglie quanto diverso sia lo sguardo femminile sul corpo della donna rispetto a quello maschile – interessato, quello femminile, all’armonia delle forme e non, come avviene spesso in quello maschile, alla rapacità della visione che prelude a una ‘conquista’ – e i paesaggi, soprattutto quelli delle Langhe, che evocano le atmosfere di Cesare Pavese e di Beppe Fenoglio e che sono in sintonia con le ricerche sul segno nell’arte e nella fotografia degli anni Sessanta.”
È arduo stringere in una definizione l’attività di fotografa di Carla Cerati. Occorre, innanzitutto, mai dimenticare la specificità di Carla Cerati, donna, che, quando alla fine degli anni Cinquanta, sposata e madre di due figli, s’inoltra nella fotografia, sente che andarsene a guardare il mondo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica è lo strumento per “uscire dalla gabbia”.
“Fotografare”, ha confessato la Cerati, “ha significato la conquista della libertà e anche la possibilità di trovare risposte a domande semplici e fondamentali: chi sono e come vivono gli altri? Lavorano? E se sì, dove lavorano? Quali sono i mestieri, le professioni e i luoghi in cui le svolgono? Come trascorrono il tempo libero?”. Si è trattato dunque, per Carla Cerati di valicare un confine, di oltrepassare un limite, per andare verso l’altro da sé.
Ciò che non possiamo dimenticare, davanti alle fotografie di Carla Cerati, è che lei è riuscita a tenere assieme l’ansia del fotoreporter – Carla è stata anche questo – di afferrare un evento, prima che sia inghiottito nelle fauci del tempo, e il rigore, la ricerca formale che fin dagli esordi (le immagini del 1960 della messa in scena di ‘Aspettando Godot’ e del saggio finale delle allieve della Scuola di Danza del Piccolo Teatro) lei insegue e fissa nei suoi scatti.
Carla Cerati è nata a Bergamo nel 1926; dal 1951 ha vissuto e lavorato a Milano, dov’è scomparsa nel 2016. Inizia a fotografare alla fine degli anni Cinquanta, ritraendo le prove di uno spettacolo teatrale di Franco Enriquez al Teatro Manzoni. L’innata curiosità, l’esigenza di documentare una società che cambia, ciò che in essa sta germinando e ciò che è destinato a scomparire, spiegano molti dei temi cui Carla si dedicherà. Mentre fotografa genti e persone in varie parti d’Italia, la Cerati non può fare a meno di documentare i diversi paesaggi che incontra, mentre a Milano, frequentando gli incontri culturali alla Libreria Einaudi, ritrae scrittori, architetti, artisti, musicisti, e comincia a realizzare una serie di studi sul nudo femminile. Nel 1966 è a Firenze a documentare l’alluvione; nel 1968 entra in alcuni ospedali psichiatrici e pubblica un libro, da lei firmato assieme a Gianni Berengo Gardin, “Morire di classe”, che, rivelando le sofferenze terribili delle persone ricoverate nei manicomi, svolge un ruolo fondamentale nel mutamento della coscienza collettiva. Continua a interessarsi al teatro (il Living Theatre), alla danza (Antonio Gades), alle posizioni assunte dal corpo nudo di una donna (Valeria Magli) mentre danza; nei primi anni Settanta documenta il mondo milanese dei cocktail party; fotografa la contestazione studentesca e le lotte operaie, i processi (tra i quali quello ‘Calabresi-Lotta Continua’). Si dedica, a partire dagli anni Ottanta, alla fotografia delle nuove architetture, ennesima manifestazione di un paesaggio che cambia. Dal 1973, Carla Cerati ha affiancato all’attività di fotografa quella di scrittrice, pubblicando vari romanzi, spesso finalisti ai Premi Strega e Campiello.
“Le 88 fotografie in mostra – afferma il curatore Sandro Parmiggiani –, tutte provenienti dal fondo Cerati presso lo CSAC di Parma che le presta per l’occasione, ritraggono personaggi che lei ebbe modo di frequentare: scrittori (Calvino, Pasolini, Marquez, Vargas Llosa, tra gli altri), artisti, architetti, gente del teatro (memorabili una serie di immagini del Living Theatre con le tipiche contorsioni dei corpi e dei volti). Altrettanto significativi sono i nudi di donna in bianco e nero, sorprendenti e affascinanti perché si coglie quanto diverso sia lo sguardo femminile sul corpo della donna rispetto a quello maschile – interessato, quello femminile, all’armonia delle forme e non, come avviene spesso in quello maschile, alla rapacità della visione che prelude a una ‘conquista’ – e i paesaggi, soprattutto quelli delle Langhe, che evocano le atmosfere di Cesare Pavese e di Beppe Fenoglio e che sono in sintonia con le ricerche sul segno nell’arte e nella fotografia degli anni Sessanta.”
È arduo stringere in una definizione l’attività di fotografa di Carla Cerati. Occorre, innanzitutto, mai dimenticare la specificità di Carla Cerati, donna, che, quando alla fine degli anni Cinquanta, sposata e madre di due figli, s’inoltra nella fotografia, sente che andarsene a guardare il mondo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica è lo strumento per “uscire dalla gabbia”.
“Fotografare”, ha confessato la Cerati, “ha significato la conquista della libertà e anche la possibilità di trovare risposte a domande semplici e fondamentali: chi sono e come vivono gli altri? Lavorano? E se sì, dove lavorano? Quali sono i mestieri, le professioni e i luoghi in cui le svolgono? Come trascorrono il tempo libero?”. Si è trattato dunque, per Carla Cerati di valicare un confine, di oltrepassare un limite, per andare verso l’altro da sé.
Ciò che non possiamo dimenticare, davanti alle fotografie di Carla Cerati, è che lei è riuscita a tenere assieme l’ansia del fotoreporter – Carla è stata anche questo – di afferrare un evento, prima che sia inghiottito nelle fauci del tempo, e il rigore, la ricerca formale che fin dagli esordi (le immagini del 1960 della messa in scena di ‘Aspettando Godot’ e del saggio finale delle allieve della Scuola di Danza del Piccolo Teatro) lei insegue e fissa nei suoi scatti.
Carla Cerati è nata a Bergamo nel 1926; dal 1951 ha vissuto e lavorato a Milano, dov’è scomparsa nel 2016. Inizia a fotografare alla fine degli anni Cinquanta, ritraendo le prove di uno spettacolo teatrale di Franco Enriquez al Teatro Manzoni. L’innata curiosità, l’esigenza di documentare una società che cambia, ciò che in essa sta germinando e ciò che è destinato a scomparire, spiegano molti dei temi cui Carla si dedicherà. Mentre fotografa genti e persone in varie parti d’Italia, la Cerati non può fare a meno di documentare i diversi paesaggi che incontra, mentre a Milano, frequentando gli incontri culturali alla Libreria Einaudi, ritrae scrittori, architetti, artisti, musicisti, e comincia a realizzare una serie di studi sul nudo femminile. Nel 1966 è a Firenze a documentare l’alluvione; nel 1968 entra in alcuni ospedali psichiatrici e pubblica un libro, da lei firmato assieme a Gianni Berengo Gardin, “Morire di classe”, che, rivelando le sofferenze terribili delle persone ricoverate nei manicomi, svolge un ruolo fondamentale nel mutamento della coscienza collettiva. Continua a interessarsi al teatro (il Living Theatre), alla danza (Antonio Gades), alle posizioni assunte dal corpo nudo di una donna (Valeria Magli) mentre danza; nei primi anni Settanta documenta il mondo milanese dei cocktail party; fotografa la contestazione studentesca e le lotte operaie, i processi (tra i quali quello ‘Calabresi-Lotta Continua’). Si dedica, a partire dagli anni Ottanta, alla fotografia delle nuove architetture, ennesima manifestazione di un paesaggio che cambia. Dal 1973, Carla Cerati ha affiancato all’attività di fotografa quella di scrittrice, pubblicando vari romanzi, spesso finalisti ai Premi Strega e Campiello.
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