Vincenzo Gemito
Napoli 1852 — Napoli 1929
Artista irrequieto, fu considerato dai suoi contemporanei geniale e al tempo stesso folle. Dopo un’infanzia inquieta passata in orfanotrofio, dopo che la madre lo aveva deposto nella Ruota degli Esposti dello Stabilimento dell’Annunziata di Napoli, frequentò la botteghe degli scultori Emanuele Caggiano e Stanislao Lista. Insofferente all’arte accademica, si legò ad altri artisti “ribelli”, come Antonio Mancini, Giovan Battista Amendola, Achille d’Orsi ed Ettore Ximenes. Tra il 1877 e il 1880 soggiornò a Parigi partecipando a tre edizioni dell’Esposizione Universale. Tornato definitivamente a Napoli ricevette committenze importanti anche dal re Umberto I ma, in conseguenza di un crollo mentale, rimase rinchiuso presso un ospedale psichiatrico fino al 1909, quando ricominciò a scolpire dedicandosi, durante gli ultimi anni della sua vita, all’oreficeria. Tra le sue opere più importanti si ricordano Il Malatiello (1870), Il pescatore napoletano (1877), la Statua di Carlo V (1887) e Il ritratto del pittore Jean Louis E. Meissonier (1879).
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