John Giorno: The Performative Word
Dal 4 February 2026 al 3 May 2026
Bologna
Luogo: MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Indirizzo: Via Don Giovanni Minzoni 14
Orari: Martedì e mercoledì ore 14.00 - 19.00 Giovedì ore 14.00 - 20.00 Venerdì, sabato, domenica e festivi ore 10.00 - 19.00 Orari di apertura in occasione di ART CITY Bologna 2026 con ingresso gratuito Giovedì 5 febbraio 2026 ore 10.00 - 20.00 Venerdì 6 febbraio 2026 ore 10.00 - 20.00 Sabato 7 febbraio 2026 ore 10.00 - 23.00 (ultimo ingresso 22.30) Domenica 8 febbraio 2026 ore 10.00 - 20.00
Curatori: Lorenzo Balbi
Enti promotori:
- Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Costo del biglietto: Intero € 6 | Ridotto € 4
Telefono per informazioni: +39 051 6496611
E-Mail info: infoMAMbo@comune.bologna.it
Sito ufficiale: http://www.museibologna.it/mambo
A lui il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna dedica, dal 5 febbraio al 3 maggio 2026, John Giorno: The Performative Word, a cura di Lorenzo Balbi, la prima grande retrospettiva istituzionale,allestita nella Sala delle Ciminiere,che celebra uno dei protagonisti più radicali e visionari della cultura contemporanea.
L'esposizione rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 - 8 febbraio), palinsestodi mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
Figura cardine della New York d’avanguardia, poeta, artista e attivista, John Giorno ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. Le sue amicizie e collaborazioni con alcune delle figure più significative di quegli anni, tra cui Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith, e la fondazione, nel 1965, della Giorno Poetry Systems - la piattaforma no-profit che ha rivoluzionato la diffusione della poesia intrecciandola con musica, arti visive, impegno politico e pratiche comunitarie - testimoniano l’impatto imprescindibile che Giorno ha avuto nella storia dell’arte.
«La retrospettiva dedicata a John Giorno si inserisce perfettamente nel contesto artistico di Bologna - dichiara Daniele Del Pozzo, assessore alla Cultura del Comune di Bologna - Giorno ha trasformato la parola in arte pubblica, estendendo la pratica della performance oltre la pagina, in ambiti non convenzionali come le strade e le linee telefoniche, accordandosi perfettamente con lo spirito di sperimentazione e di apertura verso le nuove forme d'arte che Bologna ha sempre coltivato. La fusione tra parola e azione, tra vita personale e opera, è stato l'innesco per un nuovo modo di intendere la pratica artistica, vista come un modo di intervenire nello spazio pubblico per agire un cambiamento sociale, come nel caso dell'attivismo contro l'AIDS; un modello che rispecchia la vocazione di Bologna a riconoscere il valore delle differenze e a dare spazi a un'arte che dialoga con la città e con chi ci vive. La retrospettiva curata dal MAMbo è un'esperienza preziosa che collega storia, performance e poesia, e che offre spunti di riflessione ancora attuali per il nostro oggi».
«John Giorno ha incarnato, come pochi altri, la possibilità di una poesia che si fa esperienza del mondo, che abita il corpo, la voce e lo spazio, aprendosi alle forme e ai linguaggi dell’arte contemporanea. La sua opera, oggi riconosciuta come una delle più influenti e trasversali del secondo Novecento, si situa al crocevia tra parola e immagine, suono e gesto, spiritualità e cultura pop, costruendo un universo estetico e performativo che ancora risuona con sorprendente attualità», spiega Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo e curatore della mostra.
L'esposizione ripercorre la pratica multiforme di John Giorno attraverso diversi nuclei di opere, mostrando come l’artista abbia valorizzato il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, relazionali e performative, spingendo la parola a sconfinare nel territorio delle arti visive e delle reti di telecomunicazione. Larga parte della sua produzione artistica reimpiega estratti delle sue poesie replicati su diversi supporti, con l'uso di colori accuratamente scelti e un font iconico.
Ad aprire John Giorno: The Performative Word è Perfect Flowers, una serie di tele dai colori vibranti che riportano alcuni versi dedicati ai fiori e alle loro qualità. Ricorrenti nelle sue poesie, come nella sua celebre poesia Welcoming the Flowers (2004), i fiori costituiscono per Giorno un serbatoio di metafore attraverso cui esplorare i cicli di vita, morte e reincarnazione, la trasformazione incessante delle cose e le gioie dell’amore, della sessualità e dell’attivismo politico.
Epicentro della mostra è Dial-A-Poem, l'iconica opera interattiva con cui l’artista ha reso fruibili al pubblico, attraverso un numero di telefono da comporre, le registrazioni delle voci di poeti, artisti, musicisti e attivisti intenti a leggere le proprie composizioni. Il progetto pioneristico che trasformò il telefono in uno strumento di diffusione poetica su larga scala fu originariamente prodotto nel 1969 e presentato successivamente nel 1970 nella mostra Information al MoMA – Museum of Modern Art di New York. L'opera divenne un lavoro emblematico dell’arte concettuale partecipativa, ampliandosi negli anni fino a raccogliere 282 registrazioni di 132 autori, tra cui Patti Smith, Allen Ginsberg e Amiri Baraka, e generando edizioni internazionali in diversi Paesi come Dial-A-Poem France, Dial-A-Poem Mexico, Dial-A-Poem Brazil, Dial-A-Poem Thailand, Dial-A-Poem Switzerland.
In occasione di John Giorno: The Performative Word, nasce la versione italiana dell’opera ideata appositamente per il MAMbo, Dial-A-Poem Italy, che ha visto il coinvolgimento di oltre trenta poete e poeti italiani contemporanei, selezionati da Caterina Molteni, curatrice del museo, che hanno prestato la voce al progetto sonoro che conduce il pubblico nel cuore pulsante della visione di Giorno. Tra questi, ricordiamo Antonella Anedda, Domenico Brancale, Milo De Angelis, Valerio Magrelli e Patrizia Valduga.Come nell’opera storica, anche nella sua versione italiana l’ascolto rimane imprevedibile: una chiamata, una voce inattesa, un frammento poetico che trasformano l’esperienza in una performance privata. Un nuovo numero telefonico +39 051 0304278 verrà attivato in occasione della mostra e sarà raggiungibile gratuitamente ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, da chiunque.
Il percorso prosegue con una sezione dedicata ai materiali d’archivio a cura di Nicola Ricciardi con la collaborazione di Eleonora Molignani, e con un allestimento progettato da EX. (Andrea Cassi, Serena Giardina e Michele Versaci): poster, lettere, libri e contratti, in alcuni casi mai esposti, tracciano l’evoluzione della traiettoria di John Giorno tra arte e attivismo e mettono in relazione la sua esperienza con quella di altri artisti.
A evocare il profondo legame umano e artistico che unì Giorno all’artista svizzero Ugo Rondinone, compagno del poeta fino alla sua scomparsa, è la video-installazione di Rondinone THANX 4 NOTHING, in cui l’artista ritrae Giorno mentre recita l’omonima poesia su un palcoscenico. Il lavoro mette in risalto l’energia dell’artista grato per “tutto e tutti”: per gli amori e le perdite, per i nemici e gli amici, per gli sconforti e per l’accettazione spirituale.
In mostra Vinyl Paintings, realizzati nel 1989, in cui i testi oscillano tra lo slogan e il mantra buddhista, rivelando le molteplici influenze che Giorno ha assorbito nella sua pratica. Nei Black & White Paintings, avviati nel 2010, la parola assume un tono più categorico grazie al contrasto netto tra i due colori e alla brevità delle frasi selezionate: il loro impatto visivo ed espressivo trasforma i versi in oracoli, incisivi, perturbanti e contraddittori. Una selezione di Works on Paper introduce una presenza più delicata, fatta di sfumature ad acquerello e grafite attraverso cui l’artista sperimenta nuove modulazioni del testo.
Alcune Early Prints, realizzate tra il 1968 e il 1974, dialogano con le altre opere in mostra: in queste stampe Giorno intreccia testi politici ed erotici, tratti da giornali e riviste, ai suoi componimenti originali, costruendo sequenze che cuciono l’esperienza personale al panorama sociale e politico di quegli anni e dando forma alla voce aperta di un “io” collettivo. Ad accompagnare i testi, in mostra anche una serie di video-installazioni realizzate in collaborazione con Ugo Rondinone in occasione della mostra I ♥ John Giorno al Palais de Tokyo di Parigi nel 2015. Ogni installazione si compone di due schermi verticali che riproducono la voce di Giorno mentre il testo della poesia si colora gradualmente.
A chiudere il percorso una selezione di Rainbow Paintings, che associano ai versi dell'artista colori vibranti che fanno eco alla bandiera arcobaleno delle comunità LGBTQIA+, per le quali Giorno si è battuto come attivista per tutta la vita.
Confermando l’attenzione per il mondo della performance che da sempre caratterizza la ricerca curatoriale del MAMbo, John Giorno: The Performative Word mette in luce la dimensione performativa della pratica poetica dell'artista inserendola nella più ampia storia delle sperimentazioni artistiche legate a questo ambito. Dalle prime poesie visive e dai collage linguistici agli Electronic Sensory Poetry Environments del 1967, la sua ricerca sviluppa una vera e propria poetica dell’energia, fondata su ritmo, respiro e vibrazione, anticipando temi oggi centrali nelle arti intermediali: l’interdisciplinarità, il corpo come veicolo di conoscenza, la dimensione relazionale dell’opera.
A questa tensione performativa si intrecciano in modo decisivo il suo impegno politico - in particolare all’interno della comunità LGBTQ+ e durante l’emergenza dell’AIDS negli anni Ottanta, periodo in cui fondò il AIDS Treatment Project - e la sua adesione al buddhismo tibetano, che introduce nella sua opera una profonda dimensione meditativa.
Con John Giorno: The Performative Word il MAMbo rende omaggio a un artista che ha reinventato la poesia come gesto, ritmo, corpo e presenza; un vero e proprio linguaggio multidimensionale, capace di unire politica, spiritualità e vita quotidiana, di restituire alla voce la sua potenza irriducibile e di costruire un ponte tra storia e contemporaneità.
Ad accompagnare la mostra una monografia edita da Mousse Publishing. Il volume raccoglie un’ampia selezione di materiali d’archivio e testi di Lorenzo Balbi, curatore della mostra, di Drew Sawyer, curatore del Whitney Museum of American Art (New York), del poeta Kyle Dacuyan e del curatore Nicola Ricciardi, oltre a un’inedita intervista tra Ugo Rondinone e Laura Hoptman, che insieme offrono approfondite prospettive interpretative sull’opera di Giorno.
La mostra è realizzata in collaborazione con Giorno Poetry Systems e con il supporto della Galleria Thomas Brambilla.
La pubblicazione è realizzata grazie al contributo di Shane Akeroyd, Almine Rech, kurimanzutto e Galerie Eva Presenhuber.
L'inaugurazione della mostra, in programma mercoledì 4 febbraio 2026, dalle ore 18.00 alle 21.00, prevede una sonorizzazione, a cura di Neu Radio ed eseguita da Alice Malice, che richiama le atmosfere sonore, i brani musicali e le frequentazioni artistiche di John Giorno.
John Giorno
Nato il 4 dicembre 1936 a New York da una famiglia di origini italiane, studiò alla Columbia University, dove si laureò in Storia dell’Arte nel 1958. In quegli anni si avvicinò alla poesia, ma fu l’incontro con l’arte visiva a determinare la svolta decisiva nella sua carriera.
A partire dagli anni Sessanta, Giorno entrò nel cuore pulsante dell’avanguardia newyorkese, diventando parte integrante di una vivace comunità artistica. Già nel 1963 era riconosciuto come una delle voci più originali e attive della scena artistica, anche grazie alla sua partecipazione come protagonista nel celebre film Sleepdi Andy Warhol.
Collaborò con numerosi artisti di spicco: con Brion Gysin in Subway Sound (1965), con Robert Rauschenberg in 9 Evenings of Theater & Engineering (1966), e con Bob Moog negli ambienti poetici sensoriali elettronici tra il 1967 e il 1969. Nel 1967 pubblicò il suo primo libro di poesie, Poems, e il suo primo LP, entrambi arricchiti da illustrazioni e design di Rauschenberg e Les Levine. Nel 1972, con la nascita dei Giorno Poetry Systems Records, iniziò a produrre dischi che mescolavano poesia, musica e sperimentazione, pubblicando oltre quaranta LP, cassette e CD in collaborazione con una vasta gamma di poeti, musicisti e artisti di varia estrazione tra i quali William Borrough e Keith Haring.
Nel 1984, l’attività dell’organizzazione si estese ulteriormente con la creazione dell’AIDS Treatment Project, che offriva sostegno diretto ad artisti affetti da AIDS. Negli ultimi anni, Giorno ampliò il proprio lavoro grazie a collaborazioni con artisti contemporanei come Pierre Huyghe, Michael Stipe, Rirkrit Tiravanija e Ugo Rondinone. Proprio Rondinone, compagno di vita di Giorno dal 1998, gli dedicò nel 2015 al Palais de Tokyo di Parigi e nel 2017 in tredici spazi espositivi di New York, I ♥ John Giorno, la prima retrospettiva dedicata a un poeta della controcultura americana degli anni Sessanta, concepita come una vera e propria dichiarazione d’amore e, al tempo stesso, come un’opera d’arte autonoma.
Nel 2017 Giorno si ritirò dalla performance pubblica per dedicarsi interamente alla meditazione, alla scrittura e alla creazione artistica. Trascorse così gli ultimi anni della sua vita, completando le sue memorie, Great Demon Kings, pubblicate postume nel 2020.
Inaugurazione mercoledì 4 febbraio 2026 ore 18
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