Giorgio de Chirico. La meccanica del pensiero
Giorgio de Chirico, Melanconia torinese, 1965, olio su tela, cm 60×50, collezione privata, courtesy © Giorgio De Chirico, ph. Riccardo Molino
Dal 29 November 2025 al 6 April 2026
Gorizia
Luogo: Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone
Indirizzo: Piazza C. B. Cavour, 44, 34074 Monfalcone
Orari: Mer 10 -13 | Ven, Sab, Domì e festivi 10 -13 e 15 - 19
Curatori: Cesare Orler
Enti promotori:
- Comune di Monfalcone
- con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
- BCC Venezia Giulia
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Sito ufficiale: http://www.galleriacomunaleartemonfalcone.it/giorgio-de-chirico/
La mostra dedicata al maestro Giorgio de Chirico rientra in un progetto istituzionale che vede tra i soggetti organizzatori il Comune di Monfalcone in sinergia con la Regione Friuli Venezia Giulia.
La programmazione espositiva si sviluppa in totale coerenza con la tematica di “Go! 2025 Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della cultura 2025” tesa a promuovere, valorizzare, qualificare il patrimonio locale artistico realizzando eventi che hanno abbracciato nomi collegati al territorio regionale, artisti storicizzati e conosciuti a livello nazionale e mondiale.
La mostra, attraverso una selezione di quasi cinquanta dipinti provenienti da collezionisti privati e Istituti Museali tra cui il MART di Rovereto (TN), la GNAMC di Roma e CASA REMO BRINDISI di Ferrara, si sviluppa in tre sale suddivise in sei sezioni tematiche in cui sono affrontati tutti i temi principali della pittura dechirichiana.
Nella sezione sulla NEOMETAFISICA si andranno tanto a spiegare le ragioni della ripresa di determinati soggetti e del rifacimento, a più riprese e per diverse ragioni, delle prime opere metafisiche (1912-1918), quanto si cercherà di mettere in luce il diverso stile pittorico, più legato al realismo ritrovato negli anni Trenta, e il metodo compositivo che si basa sul principio della “variazione sul tema” giustapponendo i più celebri soggetti.
Dopo una sequenza di Trovatori metafisici e Piazze d’Italia ci si collega a una serie di PAESAGGI tra cui spiccano due celebri Venezie, il Porto di Genova, una veduta di Rapallo e un paesaggio con i ruderi romani che testimoniano l’inizio di una fase che potremmo definire tranquillamente post-metafisica della sua produzione e si distingue per uno stile molto diverso dalle sue opere giovanili: in queste, evidente appare un “ritorno all’ordine” per il quale il Maestro di Volos cerca ispirazione nella pittura dei maestri del Rinascimento e del Barocco, soprattutto veneziano, come Tiziano, Canaletto e Francesco Guardi. Pur non essendo più strettamente metafisiche, queste opere mantengono però un’atmosfera sospesa, enigmatica, tipica della prima produzione dell’artista. Permane infatti quell’idea di luogo immobile e atemporale, evidenziate da scene deserte prive di figure umane.
Non poteva mancare una sezione dedicata alle figure e ai RITRATTI in cui a un autoritratto sono affiancati tre ritratti femminili e una composizione di figure in un paesaggio ameno. Questi cinque dipinti ci permettono di analizzare alcune caratteristiche stilistiche comuni come ad esempio l’assenza drammatica di movimento – i soggetti sembrano sospesi, contemplativi, in uno stato di quieta estraniazione, lo stile fluido e versatile che vede un continuo alternarsi di tempera, olio e velature, un intenso lavoro su panneggi e vesti, che diventano protagonisti insieme al volto che viene spesso idealizzato, quasi mitizzato e infine il tentativo di sintetizzare il passato e presente attraverso una classicità allegorica che convive con un sottotesto psicologico e metafisico.
Segue una sezione sulle NATURE MORTE in cui, partendo da una natura morta del 1923, attraverseremo tutta la produzione pittorica del maestro di Volos soffermandoci sul cambiamento stilistico, sull’impasto sempre più morbido e sul suo gusto classico e realista.
La mostra si conclude nella sala al primo piano in cui i DISEGNI condividono lo spazio con i suoi iconici CAVALLI e CAVALIERI. Il disegno ha avuto un ruolo fondamentale per Giorgio de Chirico, tanto nella fase giovanile quanto in tutta la sua lunga carriera. Era per lui non solo uno strumento preparatorio, ma anche un mezzo autonomo di espressione artistica, teorica e poetica. Scrisse: «Tutto nella pittura è problema di disegno» a testimonianza di quanto fosse in lui radicata l’idea che la pittura dovesse partire dal disegno. Per quanto riguarda il secondo argomento di questa sala, Giorgio de Chirico attribuì al cavallo un ruolo profondamente simbolico all’interno della sua opera, che mutò nel tempo passando dalla fase metafisica a quella barocca e infine a un classicismo più narrativo. Dietro l’apparente eleganza dei suoi cavalli si cela un ricco sistema di significati che spazia dal mito alla psiche, dalla memoria al senso della storia.
La programmazione espositiva si sviluppa in totale coerenza con la tematica di “Go! 2025 Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della cultura 2025” tesa a promuovere, valorizzare, qualificare il patrimonio locale artistico realizzando eventi che hanno abbracciato nomi collegati al territorio regionale, artisti storicizzati e conosciuti a livello nazionale e mondiale.
La mostra, attraverso una selezione di quasi cinquanta dipinti provenienti da collezionisti privati e Istituti Museali tra cui il MART di Rovereto (TN), la GNAMC di Roma e CASA REMO BRINDISI di Ferrara, si sviluppa in tre sale suddivise in sei sezioni tematiche in cui sono affrontati tutti i temi principali della pittura dechirichiana.
Nella sezione sulla NEOMETAFISICA si andranno tanto a spiegare le ragioni della ripresa di determinati soggetti e del rifacimento, a più riprese e per diverse ragioni, delle prime opere metafisiche (1912-1918), quanto si cercherà di mettere in luce il diverso stile pittorico, più legato al realismo ritrovato negli anni Trenta, e il metodo compositivo che si basa sul principio della “variazione sul tema” giustapponendo i più celebri soggetti.
Dopo una sequenza di Trovatori metafisici e Piazze d’Italia ci si collega a una serie di PAESAGGI tra cui spiccano due celebri Venezie, il Porto di Genova, una veduta di Rapallo e un paesaggio con i ruderi romani che testimoniano l’inizio di una fase che potremmo definire tranquillamente post-metafisica della sua produzione e si distingue per uno stile molto diverso dalle sue opere giovanili: in queste, evidente appare un “ritorno all’ordine” per il quale il Maestro di Volos cerca ispirazione nella pittura dei maestri del Rinascimento e del Barocco, soprattutto veneziano, come Tiziano, Canaletto e Francesco Guardi. Pur non essendo più strettamente metafisiche, queste opere mantengono però un’atmosfera sospesa, enigmatica, tipica della prima produzione dell’artista. Permane infatti quell’idea di luogo immobile e atemporale, evidenziate da scene deserte prive di figure umane.
Non poteva mancare una sezione dedicata alle figure e ai RITRATTI in cui a un autoritratto sono affiancati tre ritratti femminili e una composizione di figure in un paesaggio ameno. Questi cinque dipinti ci permettono di analizzare alcune caratteristiche stilistiche comuni come ad esempio l’assenza drammatica di movimento – i soggetti sembrano sospesi, contemplativi, in uno stato di quieta estraniazione, lo stile fluido e versatile che vede un continuo alternarsi di tempera, olio e velature, un intenso lavoro su panneggi e vesti, che diventano protagonisti insieme al volto che viene spesso idealizzato, quasi mitizzato e infine il tentativo di sintetizzare il passato e presente attraverso una classicità allegorica che convive con un sottotesto psicologico e metafisico.
Segue una sezione sulle NATURE MORTE in cui, partendo da una natura morta del 1923, attraverseremo tutta la produzione pittorica del maestro di Volos soffermandoci sul cambiamento stilistico, sull’impasto sempre più morbido e sul suo gusto classico e realista.
La mostra si conclude nella sala al primo piano in cui i DISEGNI condividono lo spazio con i suoi iconici CAVALLI e CAVALIERI. Il disegno ha avuto un ruolo fondamentale per Giorgio de Chirico, tanto nella fase giovanile quanto in tutta la sua lunga carriera. Era per lui non solo uno strumento preparatorio, ma anche un mezzo autonomo di espressione artistica, teorica e poetica. Scrisse: «Tutto nella pittura è problema di disegno» a testimonianza di quanto fosse in lui radicata l’idea che la pittura dovesse partire dal disegno. Per quanto riguarda il secondo argomento di questa sala, Giorgio de Chirico attribuì al cavallo un ruolo profondamente simbolico all’interno della sua opera, che mutò nel tempo passando dalla fase metafisica a quella barocca e infine a un classicismo più narrativo. Dietro l’apparente eleganza dei suoi cavalli si cela un ricco sistema di significati che spazia dal mito alla psiche, dalla memoria al senso della storia.
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