Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo

© Aurelio Amendola | Aurelio Amendola, Duomo di Milano, 2009. Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 105 x 150 cm.

 

Dal 16 Giugno 2026 al 6 Settembre 2026

Luogo: Palazzo Reale

Indirizzo: Piazza Duomo 12

Orari: martedì - mercoledì - venerdì - sabato - domenica, 10.00 - 19.30 giovedì, 10.00 - 22.30

Enti promotori:

  • Comune di Milano – Cultura

Costo del biglietto: Ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://palazzorealemilano.it


Aurelio Amendola torna a Palazzo Reale di Milano a trent'anni dalla mostra personale Cappelle Medicee (1995): dal 16 giugno al 6 settembre 2026 le sale del palazzo ospiteranno Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo, esposizione promossa da Comune di Milano Cultura, prodotta da Palazzo Reale, in collaborazione con Associazione Culturale BUILDING. Attraverso 85 fotografie di grande formato, realizzate tra il 1976 e il 2025, la mostra celebra gli aspetti più emblematici della ricerca di Amendola (Pistoia, 1938), figura centrale della fotografia d’arte contemporanea, che si distingue per la capacità di attraversare la storia dell'arte e trasformare la luce in racconto, con uno sguardo sensibile e intenso.
 
Cuore della mostra è il dialogo che il fotografo ha saputo instaurare, attraverso il proprio obiettivo, con alcuni dei più grandi protagonisti della storia dell’arte. Dalle sculture immortali di Michelangelo Buonarroti (1475–1564), Gian Lorenzo Bernini (1598–1680) e Antonio Canova (1757–1822), fino alla forza espressiva del contemporaneo – rappresentata da Alberto Burri (1915–1995), Emilio Vedova (1919–2006) e Hermann Nitsch (1938–2022) – le sue immagini rivelano tanto la vita segreta delle opere quanto l’identità profonda degli artisti. A questa ricerca si affianca una sezione dedicata al Duomo di Milano con una serie di scatti inediti che indagano la cattedrale come organismo plastico e materia scolpita: non solo architettura, ma vera e propria scultura attraversata dalla luce e dal tempo.
Configurandosi come un viaggio che mette in relazione pratiche artistiche e periodi storici diversi, Aurelio Amendola. Capolavori fotografati costruisce una narrazione visiva potente e stratificata che rilegge la storia dell’arte da una prospettiva intima e personale, interrogando la materia, il gesto e la memoria.

Il percorso espositivo si apre con un primo nucleo di 41 fotografie - qui riunite anche grazie ai prestiti di prestigiose collezioni italiane e internazionali, come la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia e Nitsch Foundation di Vienna - dedicate a tre grandi protagonisti del secondo Novecento, la cui pratica artistica è profondamente legata all’azione: Hermann Nitsch, Alberto Burri ed Emilio Vedova. Nei loro lavori il gesto si fa segno, materia, energia e poi opera: traccia visibile dell’atto creativo. Amendola li ritrae nei rispettivi atelier, cogliendone la dimensione più intima e, al tempo stesso, dinamica, restituendo nelle immagini la forza e l’intensità della loro arte.
Tra le opere presentate, una selezione di scatti illustra le “azioni rosso sangue” realizzate da Hermann Nitsch nel castello di Prinzendorf nel 2012, condensando l’essenza della sua pratica in una narrazione più raccolta e inedita rispetto alla dimensione performativa e corale che caratterizza le sue azioni.
Di particolare rilievo sono le celebri Combustioni di Alberto Burri: nel 1976, a Città di Castello, Amendola realizza una sequenza fotografica in cui l’artista è colto nell’atto di bruciare una superficie plastica, alterandone la materia. In queste immagini emerge con chiarezza un processo creativo, in cui il gesto — insieme meccanico e spontaneo — dà forma ad alcuni dei suoi esiti più iconici.
Nelle fotografie del 1987 dedicate a Emilio Vedova, emerge invece il vortice generativo della sua arte. L’energia che attraversa le opere — in particolare i grandi tondi — si manifesta come estensione diretta di una gestualità tesa, nervosa, ma al contempo controllata: Vedova è colto mentre si muove nello spazio dell’atelier come in un campo d’azione, e il suo corpo diviene matrice del segno pittorico.
 
La mostra prosegue con unasala interamente dedicata a 9 fotografie del Duomo di Milano (2009), esposte per la prima volta al pubblico. Attraverso dettagli, prospettive e giochi di luce, la cattedrale viene riletta nella sua complessità formale e forza espressiva. Nel contesto di Palazzo Reale e della sua prossimità fisica con il Duomo, la presenza di questi scatti assume un valore particolarmente evocativo, rafforzando il dialogo tra immagine e luogo, rappresentazione e presenza.
 
Il percorso espositivo include inoltre con 35 scatti che ritraggono alcuni dei più celebri capolavori scultorei di grandi Maestri italiani del passato: Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova e Michelangelo Buonarroti.
Attraverso eleganti giochi di luce che esaltano la superficie marmorea, le fotografie in bianco e nero di Amendola mettono in evidenza prospettive e dettagli, offrendo scorci inediti dei diversi gruppi scultorei: dalla drammaticità del Ratto di Proserpina (1621–1622) di Bernini, alla delicatezza del tempo sospeso nell’abbraccio tra Amore e Psiche (1787–1793) di Canova, fino allo sguardo profondo della statua di Giuliano de’ Medici, realizzata da Michelangelo per le Cappelle Medicee della Sagrestia Nuova a Firenze (1521–1534). Il marmo conserva la traccia dell’intervento dello scultore, disvelandosi come materia viva e vibrante. La superficie, animata dai giochi di luce e chiaroscuro, viene ulteriormente riletta dallo sguardo del fotografo, che ne fa emergere una nuova intensità.
 
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Skira, in edizione bilingue (italiano e inglese), che presenta il lavoro di Aurelio Amendola attraverso la selezione delle opere esposte in questa occasione a Palazzo Reale.

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