Pedro Zamora. Dialoghi del silenzio
© Pedro Zamora
Dal 1 Luglio 2015 al 14 Luglio 2015
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Galleria Statuto13
Indirizzo: via Statuto 13
Orari: dal martedì al sabato 11-19
Curatori: Massimiliano Bisazza
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02 36559443
E-Mail info: info@statuto13.it
Sito ufficiale: http://www.statuto13.it
Pedro Zamora è un artista a tutto tondo che ha in cuor suo l’intento di voler sperimentare molteplici tecniche incrociandole tra loro. Angoli ottusi, acuti, diagonali, verticali che sono la proiezione di cornici di legno, tagliate, smussate e adagiate sul supporto che a sua volta funge da baricentro per tutta la composizione artistica. Lo stesso accade con i lavori che l’artista Zamora ci propone su supporti di cartone e materiale ready made, dove l’equilibrio sembra intonare una sinfonia tra materia, colore e sentimento.
L’angolarità e l’idea delle linee spezzate mi fanno soffermare sul pensiero della vita, a volte complessa (come un angolo appunto), a volte spezzata, a volte continua e lineare.
La potente metafora applicata dall’artista funziona molto bene, arriva diretta al cuore e senza necessariamente romperlo in più pezzi, sussurra quanto sia caduca la nostra esistenza.
Non credo si tratti di un’indagine concettuale, piuttosto di un insieme di sensazioni, emozioni pulsanti, che emergono dall’inconscio di Zamora fino a sfiorare il ricordo collettivo di quel momento, di quel viaggio, di quell’amore.
La prima volta che vidi i lavori di Pedro Zamora notai una giusta compostezza e un equilibrio tecnico e compositivo davvero interessanti; tanto da volerne vedere e sapere di più. Gli ho scritto e ci siamo capiti subito, come a dimostrazione del fatto che non sempre è necessario parlare troppo; a volte i dialoghi d’intesa intellettiva o addirittura i dialoghi del silenzio sanno essere molto più diretti e percepibili.
Ho avvertito che le opere di Pedro Zamora fossero appunto percepibili nel silenzio, scrutandole dai vari punti di vista, sotto le molteplici angolature, come se avessero più aspetti o personalità contrastanti tra loro. Tutto il contrario di tutto. Questo è il senso primordiale che mi è arrivato a livello emotivo.
La scelta di utilizzare cornici tagliate, di vari colori, di legno ed echeggiare l’idea del collage - spesso anche con materiale come il cartone appunto, ndr - mi ha piacevolmente riportato all’indagine di Marcel Duchamp e dei suoi seguaci.
Materia inanimata, riutilizzata, decontestualizzata si muove sul supporto scelto dall’artista come le nostre vite ronzano l’una, attorno all’altra.
Per certi versi ho potuto anche ricordare le mie lezioni di Storia dell’Arte Contemporanea, dove si parlava di cubismo e cubismo analitico - penso a Fernand Léger e Picasso…ma non solo - dipinti sulla tela bidimensionale; mentre molte opere di Pedro Zamora hanno un “plus”, sono tridimensionali, acquistano quella dimensione in più che è percepibile solo da noi viventi, da noi mortali.
“Un’ opera d’arte deve essere significativa della sua epoca, come ogni altra manifestazione intellettuale, qualunque essa sia. E la pittura in quanto visuale è necessariamente il riflesso delle condizioni esterne, e non psicologiche. Ogni opera pittorica deve avere un valore momentaneo ed uno eterno, che dura nel tempo.” (cit. Fernand Léger).
Notevoli sono gli omaggi di Pedro Zamora a nomi di artisti italiani che sicuramente echeggiano nella memoria collettiva del nostro Paese - mi riferisco a “omaggio a Massimo Campigli”, Michelangelo Antonioni e a Rino Gaetano - oltre al ricordo dedicato al grande maestro dell’espressionismo astratto Philip Guston, tanto caro a Pedro Zamora.
Credo fortemente che l’opera artistica di Pedro Zamora sia dotata sia di un valore momentaneo sia di uno eterno e che resterà in divenire, come una sua traccia sulla sabbia, ma che neppure il vento saprà necessariamente cancellare.
Massimiliano Bisazza
L’angolarità e l’idea delle linee spezzate mi fanno soffermare sul pensiero della vita, a volte complessa (come un angolo appunto), a volte spezzata, a volte continua e lineare.
La potente metafora applicata dall’artista funziona molto bene, arriva diretta al cuore e senza necessariamente romperlo in più pezzi, sussurra quanto sia caduca la nostra esistenza.
Non credo si tratti di un’indagine concettuale, piuttosto di un insieme di sensazioni, emozioni pulsanti, che emergono dall’inconscio di Zamora fino a sfiorare il ricordo collettivo di quel momento, di quel viaggio, di quell’amore.
La prima volta che vidi i lavori di Pedro Zamora notai una giusta compostezza e un equilibrio tecnico e compositivo davvero interessanti; tanto da volerne vedere e sapere di più. Gli ho scritto e ci siamo capiti subito, come a dimostrazione del fatto che non sempre è necessario parlare troppo; a volte i dialoghi d’intesa intellettiva o addirittura i dialoghi del silenzio sanno essere molto più diretti e percepibili.
Ho avvertito che le opere di Pedro Zamora fossero appunto percepibili nel silenzio, scrutandole dai vari punti di vista, sotto le molteplici angolature, come se avessero più aspetti o personalità contrastanti tra loro. Tutto il contrario di tutto. Questo è il senso primordiale che mi è arrivato a livello emotivo.
La scelta di utilizzare cornici tagliate, di vari colori, di legno ed echeggiare l’idea del collage - spesso anche con materiale come il cartone appunto, ndr - mi ha piacevolmente riportato all’indagine di Marcel Duchamp e dei suoi seguaci.
Materia inanimata, riutilizzata, decontestualizzata si muove sul supporto scelto dall’artista come le nostre vite ronzano l’una, attorno all’altra.
Per certi versi ho potuto anche ricordare le mie lezioni di Storia dell’Arte Contemporanea, dove si parlava di cubismo e cubismo analitico - penso a Fernand Léger e Picasso…ma non solo - dipinti sulla tela bidimensionale; mentre molte opere di Pedro Zamora hanno un “plus”, sono tridimensionali, acquistano quella dimensione in più che è percepibile solo da noi viventi, da noi mortali.
“Un’ opera d’arte deve essere significativa della sua epoca, come ogni altra manifestazione intellettuale, qualunque essa sia. E la pittura in quanto visuale è necessariamente il riflesso delle condizioni esterne, e non psicologiche. Ogni opera pittorica deve avere un valore momentaneo ed uno eterno, che dura nel tempo.” (cit. Fernand Léger).
Notevoli sono gli omaggi di Pedro Zamora a nomi di artisti italiani che sicuramente echeggiano nella memoria collettiva del nostro Paese - mi riferisco a “omaggio a Massimo Campigli”, Michelangelo Antonioni e a Rino Gaetano - oltre al ricordo dedicato al grande maestro dell’espressionismo astratto Philip Guston, tanto caro a Pedro Zamora.
Credo fortemente che l’opera artistica di Pedro Zamora sia dotata sia di un valore momentaneo sia di uno eterno e che resterà in divenire, come una sua traccia sulla sabbia, ma che neppure il vento saprà necessariamente cancellare.
Massimiliano Bisazza
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