Dante Ferretti, con i miei occhi

Dante Ferretti, Interni Turpin Parlor per Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street di Tim Burton, 2007. Tecnica mista gessetti/carboncini, cm 60x168

 

Dal 17 Aprile 2026 al 19 Luglio 2026

Luogo: Musei di San Salvatore in Lauro

Indirizzo: Piazza di S. Salvatore in Lauro, 15

Orari: Mar - Ven 11.00 - 19.30 | Sab - Dom 10.30 - 20.30 | Lun chiuso

Curatori: Raffaele Curi

Costo del biglietto: € 15,00

Telefono per informazioni: +39 06 6875608

Sito ufficiale: http://conimieiocchimostra.it


Dal 17 aprile al 19 luglio 2026 ai Musei di San Salvatore in Lauro, i segreti del maestro della scenografia tra arte e cinema. Dal cinema italiano alla visione internazionale, da Fellini a Scorsese, una mostra omaggio a uno dei più grandi protagonisti del nostro tempo. Il Maestro della scenografia contemporanea, tre volte premio Oscar, ha attraversato oltre sessant’anni di cinema tra generi, paesi, epoche, trame e visioni in un viaggio dentro il saper fare del cinema, dentro la dimensione artigianale, colta e visionaria che trasforma il disegno in spazio, la memoria in immagine, il set in immaginario. La mostra riunisce circa quaranta opere tra bozzetti, studi, lavori pittorici e materiali che restituiscono la forza di uno sguardo capace di segnare in profondità la storia del cinema italiano e internazionale, con un occhio particolare alla dimensione artistica della produzione di una figura che – da Pier Paolo Pasolini a Martin Scorsese, passando per Federico Fellini – ha reso grande la maestria italiana nel mondo. L’esposizione arriva a Roma, il luogo fondativo della vicenda artistica di Ferretti: è qui che si intrecciano la sua formazione, l’incontro con i grandi maestri del cinema italiano e il respiro internazionale delle sue creazioni, artista visivo autonomo, capace di trasformare il bozzetto in opera, la pittura in cinema e il cinema in forma permanente del vedere. I disegni preparatori, i modelli e le ricostruzioni scenografiche non appaiono come passaggi accessori o strumenti funzionali alla realizzazione del film, ma come originali veri e propri, dotati di una propria compiutezza estetica e poetica, opere originarie da cui nasce tutto il resto. Spazi, ambienti, architetture, prospettive e visioni esistono già lì, prima ancora della macchina da presa, con una loro identità visiva, estetica e interpretativa. Il film li espande, li trasfigura, li moltiplica: nella loro materia si leggono gessetti, carboncini colorati, talvolta collage, una sapienza tecnica capace di restituire profondità di campo, luce, ombra, tensione narrativa. È così, attraverso la pittura, che Ferretti ha imparato a vedere il cinema, a costruire atmosfere a partire dalle immagini dell’arte, a leggere nei quadri una possibilità di spazio, luce e racconto: una genealogia visiva che passa da Piero della Francesca a Masaccio, da El Greco a Luca Signorelli, dalla luce caravaggesca a Giotto, dalla pittura fiamminga al manierismo, fino a Bosch e Bruegel, e che nei suoi bozzetti continua a vivere come materia concreta dell’invenzione. Ed è così che l’arte della scenografia non è semplice cornice del racconto, ma origine della visione. Un luogo in cui il cinema nasce dall’arte, e l’arte torna a farsi spazio, luce, costruzione del sogno.

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