Dario Ghibaudo. Magno Subsidio
Dario Ghibaudo, Sala XVIII, Sculture da Viaggio Agnus Nuntius Cuspidatus, porcellana
Dal 13 Settembre 2018 al 4 Novembre 2018
Luogo: Auditorium della Conciliazione - VISIONAREA ART SPACE
Indirizzo: via della Conciliazione 4
Costo del biglietto: ingresso gratuito
E-Mail info: info@visonarea.org
Sito ufficiale: http://www.visionarea.org
Dal 13 settembre al 4 novembre 2018 arriva per la prima volta a Roma "Magno Subsidio”, l’istallazione scultorea di Dario Ghibaudo creata appositamente per lo spazio Visionarea Art Space all’interno dell’Auditorium della Conciliazione e facente parte dell’immenso progetto chiamato “Il Museo di Storia Innaturale” concepito dall’artista nel 1990 e che negli anni l’ha visto protagonista della critica d’arte in Italia e in Europa. Il suo Museo appare come una sorta di grande Wunderkammer all’interno della quale le opere analizzano un reale quanto feroce rapporto tra uomo e Natura, dove l’influenza dell’uno può far soccombere l’altra e viceversa.
A circondare la grande scultura in altorilievo saranno presenti venti inchiostri che mostrano la genesi del pensiero dell'artista: “Magno Subsidio” che dà il titolo, ritrae un essere anfibio con la testa di antilope, una creatura che abbatte le barriere tra fantasia e realtà.
Va detto che un pesce con le zampe è esistito davvero sulla terra, 345 milioni di anni fa. Un gruppo di scienziati ne ha trovato il fossile, stabilendo che si tratta dell’anello di congiunzione fra pesci e mammiferi. Ma, mentre l’animale attraverso l’evoluzione, modifica se stesso in sintonia con la natura, l’uomo, al contrario, muta l’ambiente circostante dove il disagio vede atrofizzato il prefisso per diventare, socialmente, agio, la differenza è che l’evoluzione dell'animale è neutra mentre quella dell’uomo risulta spesso distruttiva.
L'opera di Ghibaudo racchiude però una seconda ambiguità che nasce dalla domanda: “Che cos'è
innaturale?”. La risposta viene da Jean-Jacques Rousseau: ”Innaturale è tutto ciò che viene educato dall’uomo”.
A proposito della mostra, il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele della Fondazione Cultura e Arte afferma: «Dario Ghibaudo, con le sue creazioni assolutamente fiabesche, provoca un’immediata sollecitazione della fantasia, catapultando l’osservatore – a scelta – in un mondo parallelo, in un tempo primitivo o, in alternativa, su un pianeta sconosciuto. Le sue opere di sapore onirico strizzano l’occhio alla scienza, giocando con la storia naturale, la zoologia e la paleontologia, ma in realtà vogliono essere una metafora dell’interazione fra Uomo e natura, interazione ineludibile e spesso devastante. Le creature immaginifiche, “innaturali” di Ghibaudo, ritratte su disegno, scolpite o incastonate in teche, sono affascinanti e divertenti, incuriosiscono, facendoci evadere dalla banale quotidianità del nostro tempo e da certe manifestazioni d’arte ovvie ed impersonali».
La cura della mostra e di tutta la stagione espositiva 2018/2019 sarà affidata a Luigi De Ambrogi,
importante gallerista italiano e internazionale del più significativo panorama degli anni ’70 e ‘80.
Dario Ghibaudo vive e lavora a Milano. Dal 1990 si dedica al concetto di Museo di Storia Innaturale, un work in progress composto, come un reale museo, da tante sale espositive quante sono le ispirazioni legate all'indagine artistica. Il Museo ospita un mondo parallelo, variegato ed eterogeneo, con opere tridimensionali, spesso nate da inchiostri preparatori, e realizzate dall'artista con media diversi.
In particolare la Sala XVIII dedicata a “Creature Meravigliose”, racconta di esseri viventi connotati da evidenti incongruenze ma dalle sembianze possibili, così da immergere chi li osserva in un mondo nuovo, fatto di connessioni complesse che racchiudono la storia dell'evoluzione ma guardano anche a un futuro possibile.
Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private tra cui: Chateau d'Oiron (FR), Kunstmuseum di Stuttgart, Mart di Rovereto, Armenian Center for Contemporary Experimental Art di Yerevan (Armenia), CollezioneVaf Francoforte, Fondazione Igav Torino, Collezione La Gaia, Busca (CN).
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