Eugenio Tibaldi. Benu
Dal 22 Settembre 2026 al 28 Novembre 2026
Luogo: Fondazione Pastificio Cerere
Indirizzo: Via degli Ausoni 7
Orari: Orario estivo (da giugno a settembre) dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00. Orario invernale (da ottobre a maggio) dal martedì al sabato dalle ore 15.00 alle 19.00 e lunedì su appuntamento
Curatori: Marcello Smarrelli
Enti promotori:
- Fondazione Severino
- Fondazione Pastificio Cerere
Telefono per informazioni: +39 06 45422960
E-Mail info: info@pastificiocerere.it
Sito ufficiale: http://www.pastificiocerere.it
L’esposizione racconta, attraverso immagini e documenti, l’omonimo progetto promosso dalle due fondazioni nato dal desiderio condiviso di portare l’arte contemporanea nella Casa Circondariale di Rebibbia Femminile. Il progetto ha coinvolto le donne detenute in un percorso di co-progettazione artistica che ha trasformato l'esperienza creativa in uno strumento di partecipazione, dialogo e rinascita.
BENU si è concluso con la realizzazione di un’opera d’arte site-specific permanente, inaugurata in occasione del Giubileo 2025 alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Questa mostra restituisce al pubblico il valore di un'esperienza messa a punto insieme alle donne di Rebibbia”, ha affermato Paola Severino, presidente dell’omonima Fondazione, aggiungendo: “BENU non è soltanto un'opera d'arte, ma il risultato di un processo partecipativo che ha trasformato idee, energiee creatività in un simbolo condiviso di rinascita. Un esempio concreto di come l'arte possa creareconnessioni tra il carcere e la comunità esterna.”
“Sostenere progetti come BENU significa dare forma alla mission della Fondazione Pastificio Cerere”, afferma il presidente Flavio Misciattelli, che prosegue: “Promuovere un'arte contemporanea capace di dialogare con il territorio, coinvolgere le comunità e contribuire alla costruzione di una società piùaperta e consapevole. Crediamo che l'arte possa generare relazioni, attivare processi condivisi e crearevalore nei contesti in cui opera”.
Ispirato alla fenice, simbolo universale di rinascita, BENU prende il nome da una creatura mitologica sacra agli antichi Egizi, associata al dio Ra e successivamente assimilata alla figura della fenice. Il progetto ha coinvolto attivamente le detenute in laboratori creativi nella fase preparatoria, ma continua ad avere bisogno del loro impegno e della loro determinazione per produrre l’energianecessaria ad alimentare le sculture luminose all’interno del carcere.
“Le due fenici” dichiara Marcello Smarrelli, curatore del progetto, “sono diventate immagini di speranza, trasformazione e riscatto, creando al tempo stesso un ponte ideale tra lo spazio della detenzione e il mondo esterno. La mostra restituisce al pubblico l’esperienza di BENU attraverso un percorso immersivo e corale, che intreccia arte contemporanea, co-progettazione, partecipazione attiva e riflessione sociale”.
Il percorso espositivo si articola in una pluralità di materiali e opere che costituiscono tessere di un'unica grande mappa visiva, capace di restituire il processo di sviluppo del progetto facendo emergere le influenze estetiche e concettuali che ne hanno guidato la realizzazione.
Accanto agli elaborati ideati dalle donne durante i laboratori, sono presentati i dipinti eseguiti da Eugenio Tibaldi nel corso di un lento processo di sintesi e di immedesimazione, culminato nelle due opere finali, nate dal dialogo e dai contributi emersi durante il confronto con le partecipanti.
A testimoniare la vitalità di BENU e i suoi sviluppi, a un anno dall’inaugurazione a Rebibbia, la mostra ospita un corpus di opere nate a partire da quell’esperienza e contribuisce alla diffusione dell’immaginario di BENU oltre i confini del progetto originario.
Una grande installazione diffusa negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere è stata realizzata dall'artista insieme ai partecipanti della Masterclass della RUFA – Rome University of Fine Arts. L’intervento vede oltre mille fenici, tutte diverse tra loro, create da Tibaldi insieme agli studenti e alle studentesse del workshop, provenienti da differenti aree geografiche, che hanno indagato il significato di questo simbolo nelle rispettive culture di appartenenza. Le sagome cartacee, intagliate e applicate su pavimenti, pareti e soffitti riflettono sulla persistenza storica del mito, esplorandone il suo valore fino alla contemporaneità, chiarendo il ruolo che continua a svolgere nei percorsi individuali e nei diversi contesti sociali e culturali.
Tra gli sviluppi più recenti del progetto figura anche la realizzazione di una bandiera ispirata a BENU, confezionata, con tessuti donati e di recupero, dall’organizzazione no profit Progetto Abito di Torino, sempre in dialogo con l’artista. L’opera è divenuta un simbolo identitario per le fondatrici e le animatrici del progetto, che vi hanno riconosciuto un’immagine capace di rappresentare i valori di inclusione, sostenibilità e partecipazione che sono alla base della loro attività.
Un’ulteriore sezione della mostra presenta la fotografia che ritrae l’avambraccio di Barbara Sales, attivista impegnata nella salvaguardia dei levrieri rescue, che ha scelto di tatuarsi l’immagine di BENU, coinvolgendo Fabrizio, in arte novemberokbranch, uno tra i più noti tatuatori italiani. La fotografia è affiancata da una selezione di centinaia di immagini di tatuaggi raffiguranti la fenice, raccolti sul web evidenziando la straordinaria diffusione e la continua reinterpretazione di questo simbolo. Il percorso comprende inoltre il prototipo di BENU, una scultura luminosa in scala ridotta rispetto alle installazioni permanenti di Rebibbia, che ha costituito il modello sperimentale da cui si sono sviluppate le due opere definitive.
Completa la mostra una produzione video realizzata da Eugenio Tibaldi insieme a Lorenzo Morandi e prodotta da TIMO, nata dall’esperienza di costruzione del progetto e concepita come ulteriore dispositivo di ricerca, documentazione e narrazione. Il percorso espositivo si estende anche oltre gli spazi della Fondazione Pastificio Cerere grazie al sostegno di APA – Agenzia Pubblicità Affissioni, che promuove una campagna di affissioni cartacee e digitali (LED) diffusa nella città di Roma. Le immagini realizzate da Eugenio Tibaldi dialogheranno con una poesia composta da una delle detenute durante il percorso laboratoriale, portando nello spazio pubblico una delle voci e dei simboli più significativi di BENU.
Un volume, edito da Magonza, documenta la genesi del progetto e sia l’ampia esposizione negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere. I testi del curatore Marcello Smarrelli, di Simone Ciglia e del cardinale José Tolentino de Mendonça approfondiscono le implicazioni estetiche, sociali e culturali dell’opera di Eugenio Tibaldi.
Il progetto, promosso dalla Fondazione Severino e dalla Fondazione Pastificio Cerere, è realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo, con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e del Ministero della Giustizia.
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