Le Storie dell'Architettura - Cinema e architettura di vetro: utopie e distopie
© Ph. Musacchio Ianniello | MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma
Dal 12 Maggio 2018 al 12 Maggio 2018
Luogo: MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Indirizzo: via Guido Reni 4/a
Orari: h 11.30
Costo del biglietto: ingresso € 5, gratuito per i possessori di card myMAXXI. L’acquisto del biglietto dà diritto a un ingresso ridotto al museo di 8 € entro una settimana dall’emissione fino ad esaurimento posti
Sito ufficiale: http://www.maxxi.art/
Appuntamento sabato 12 maggio alle 11.30 all’Auditorium del MAXXI con il quinto e ultimo incontro di LE STORIE DELL’ARCHITETTURA, ciclo di lezioni a cura di Maria Vittoria Capitanucci, tenute da esperti di diversi ambiti, per far comprendere al pubblico come il progetto architettonico contemporaneo sia connesso con altre discipline e, anche grazie a questo, influisca sulle trasformazioni urbane e sul paesaggio del nostro tempo.
Protagonista dell’appuntamento dal titolo Cinema e architettura di vetro: utopie e distopie,èAntonio Somaini, professore di Teoria del cinema, dei media e della cultura visuale all’Université Sorbonne Nouvelle Paris 3,che racconterà il rapporto tra architettura e cinema.
La lezione prenderà le mosse da un progetto del regista sovietico Sergej M. Ejzenštejn che non fu mai realizzato: il progetto di un film intitolato Glass House, che avrebbe dovuto essere girato all’interno dello spazio completamente trasparente di un grattacielo di vetro.
I disegni e le note che ci sono pervenuti di questo progetto risalgono agli anni 1926-30, gli anni in cui Ejzenštejn, durante un viaggio a Berlino per la prima proiezione in Germania del film La corazzata Potëmkin (1925), entra in contatto con i primi scritti e i primi progetti riguardanti l’architettura di vetro: dalle visioni utopiche di Bruno Taut (Die Stadtkrone, 1917; Alpine Architektur, 1919; Der Weltbaumeister, 1920), ai progetti di Mies van der Rohe (per un grattacielo di vetro nella Friedrichstrasse a Berlino, 1921) e Walter Gropius (per la nuova sede del Bauhaus a Dessau, 1925).
Il progetto di Ejzenštejn, che si fondava sul tentativo di ripensare interamente lo spazio cinematografico e di mettere in scena gli effetti perversi di una vita sociale che si svolge in una condizione di assoluta trasparenza, verrà discusso in relazione a tutta una serie di visioni utopiche e distopiche riguardanti l’architettura di vetro che possono essere reperite nella storia del cinema e della letteratura.
Antonio Somaini è professore ordinario di Teoria del cinema, dei media e della cultura visuale all’Université Sorbonne Nouvelle Paris 3. Tra le sue pubblicazioni principali, i libri La Glass House de Sergei Eisenstein. Cinématisme et architecture de verre (Éditions B2, Paris 2017), Cultura visuale. Immagini, sguardi, media, dispositivi (con Andrea Pinotti, Torino, Einaudi 2016), Ejzenštejn. Il cinema, le arti, il montaggio (Einaudi, Torino 2011), e la curatela di una serie di edizioni di testi di Walter Benjamin, Sergej M. Ejzenštejn, László Moholy-Nagy e Dziga Vertov in italiano, inglese e francese.
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