Riccardo Bossi. I colori della vita
Riccardo Bossi, Camilla ed il gatto Pippo, 2024, acrilico su tela, cm. 40x40
Dal 7 Giugno 2025 al 22 Giugno 2025
Trieste | Visualizza tutte le mostre a Trieste
Luogo: Sala Xenia - Comunità Greco-Orientale
Indirizzo: Riva 3 Novembre 9
Orari: tutti i giorni 10-13 / 17-20
Curatori: Marianna Accerboni
Sabato 7 giugno 2025 alle ore 19 si apre alla Sala Xenia della Comunità Greco-Orientale di Trieste la mostra “Riccardo Bossi. I colori della vita”, curata da Marianna Accerboni, che introdurrà l’esposizione. In mostra una sessantina di oli dedicati alle vedute marine di Trieste e di Venezia, per la maggior parte inediti e realizzati negli ultimi due anni prevalentemente su tela.
Attraverso una gamma di colori brillanti e una notevole capacità fantastica, - scrive Accerboni -Riccardo Bossi ricrea, dipingendo ad acrilico su tela, un mondo in cui s’intrecciano gioco, gioia, riflessione e poesia. E lo fa in un modo molto personale, narrando in questa mostra se stesso con l’esposizione di una sessantina di dipinti realizzati tra il 2009 e il 2025, in cui svela la propria indole, intessuta di delicatezza, di un avvolgente senso di intimità e, a volte, di un sottile humor. In tal modo il pittore, seguendo una linea espressiva molto personale, rivela una sorta di adesione istintiva a un linguaggio naïf (termine francese che sta a indicare in italiano il significato di ingenuo, primitivo) e un’ispirazione apparentemente semplice e di sapore quasi popolare: orientamento che trova il suo antesignano nelle opere di artisti quali per esempio Ligabue e Rousseau il Doganiere, in cui, in un linguaggio libero e spontaneo, si coniugano sogno e realtà.
In maniera stilisticamente indipendente Bossi ci restituisce un emisfero ispirato a una sorta di “visione delle origini”, in cui protagonista è l’”uomo bambino” che, con lo sguardo illuminato dal piacere della sorpresa e della fiducia, si abbandona dolcemente alla vita e ai suoi colori. Non c’è ombra di tristezza nè di alcun sentimento negativo in questo mondo ideale che trova concettualmente le proprie origini in una visione illuminista, intessuta di positività, di un rapporto diretto tra l’uomo e la natura, che sarà poi ripreso come mito evasivo dagli artisti della corrente decadentista e simbolista.
Nata ufficialmente nel 1886 con la mostra di Henry Rousseau al Salon des Indépendants di Parigi, l’arte naïf si diffuse poi rapidamente in tutto il mondo, sostenuta anche dalle istanze di libertà promosse dal movimento monacense del Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro): dall’Italia alla Francia, all’ex Yugoslavia, a Germania, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Spagna fino alle Americhe, Stati Uniti, Messico, Perù… con delle costanti che ritroviamo anche in Bossi - conclude Marianna Accerboni -, quali il rapporto positivo ed empatico con la natura, la capacità di semplificare in modo iterativo i motivi decorativi, la gioia non necessariamente naturalistica del colore e il sapore quasi primitivo della narrazione.
Riccardo Bossi nasce a Trieste l’8 luglio 1977 e, nel 2004, dopo un incidente motociclistico, diventa tetraplegico. Passato il momento più critico nella rianimazione di Trieste, viene trasferito all’Istituto di Medicina Fisica e Riabilitazione Gervasutta di Udine, dove rimane ricoverato dal luglio 2004 al dicembre 2005.
In quel periodo, oltre a prendere confidenza con la sua nuova realtà, inizia a dipingere con la bocca, visto che prima dell’incidente gli piaceva disegnare. In principio l’idea di tenere un pennello con la bocca non gli piace perché lo fa sentire ancora più disabile. Poi, confrontandomi anche con la fisioterapista che lo segue, ho decide di provare e nella sala della terapia occupazionale, mentre gli altri pazienti iniziavano nuovamente a cucinare, altri scoprivano nuovi movimenti o provavano nuove carrozzine, dà i primi tratti di colore sopra un foglio bianco.
E lì, pian piano, a ogni tocco di colore, inizia a familiarizzare con il pennello e, allo stesso tempo, inizia anche un’altra riabilitazione, quella del suo mondo interiore. Ogni giorno in più trascorso in quella sala, sente dentro di sè la sensazione che si possono superare anche quei momenti tremendi che stava vivendo, proprio grazie a quel pennello che all’inizio gli sembra un nemico, ma che poi diventa un mio amico.
Dopo il suo ritorno a casa, segue con il maestro Giorgio Cisco delle lezioni in cui viene introdotto alla storia dell’arte e della pittura. E, grazie ai suoi insegnamenti, inizia a trovare anche un prioprio stile personale, nel quale comincia a riconoscersi. Nel 2007, dopo essere stato visto dal Presidente Eros Bonamini, entra, con grande felicità e orgoglio, come borsista nella VDMFK, l’Associazione degli artisti di tutto il mondo che dipingono con la bocca e con il piede, con sede nel Liechtenstein. Nel 2008 incontro l’artista Isabel Carafì, con la quale sperimenta e impara le diverse tecniche pittoriche e, grazie ai suoi insegnamenti, intraprende una svolta artistica.
“Le mie opere – afferma Bossi - nascono sempre seguendo i miei stati d’animo e dall’ascolto del mio sentire interiore. Il pennello e i colori sono gli strumenti per portare sulla tela quel dialogo. È una ricerca rivolta a un percorso artistico più completo, un moto che parte sempre prima dal cuore, diventando poi movimento fisico”.
Attraverso una gamma di colori brillanti e una notevole capacità fantastica, - scrive Accerboni -Riccardo Bossi ricrea, dipingendo ad acrilico su tela, un mondo in cui s’intrecciano gioco, gioia, riflessione e poesia. E lo fa in un modo molto personale, narrando in questa mostra se stesso con l’esposizione di una sessantina di dipinti realizzati tra il 2009 e il 2025, in cui svela la propria indole, intessuta di delicatezza, di un avvolgente senso di intimità e, a volte, di un sottile humor. In tal modo il pittore, seguendo una linea espressiva molto personale, rivela una sorta di adesione istintiva a un linguaggio naïf (termine francese che sta a indicare in italiano il significato di ingenuo, primitivo) e un’ispirazione apparentemente semplice e di sapore quasi popolare: orientamento che trova il suo antesignano nelle opere di artisti quali per esempio Ligabue e Rousseau il Doganiere, in cui, in un linguaggio libero e spontaneo, si coniugano sogno e realtà.
In maniera stilisticamente indipendente Bossi ci restituisce un emisfero ispirato a una sorta di “visione delle origini”, in cui protagonista è l’”uomo bambino” che, con lo sguardo illuminato dal piacere della sorpresa e della fiducia, si abbandona dolcemente alla vita e ai suoi colori. Non c’è ombra di tristezza nè di alcun sentimento negativo in questo mondo ideale che trova concettualmente le proprie origini in una visione illuminista, intessuta di positività, di un rapporto diretto tra l’uomo e la natura, che sarà poi ripreso come mito evasivo dagli artisti della corrente decadentista e simbolista.
Nata ufficialmente nel 1886 con la mostra di Henry Rousseau al Salon des Indépendants di Parigi, l’arte naïf si diffuse poi rapidamente in tutto il mondo, sostenuta anche dalle istanze di libertà promosse dal movimento monacense del Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro): dall’Italia alla Francia, all’ex Yugoslavia, a Germania, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Spagna fino alle Americhe, Stati Uniti, Messico, Perù… con delle costanti che ritroviamo anche in Bossi - conclude Marianna Accerboni -, quali il rapporto positivo ed empatico con la natura, la capacità di semplificare in modo iterativo i motivi decorativi, la gioia non necessariamente naturalistica del colore e il sapore quasi primitivo della narrazione.
Riccardo Bossi nasce a Trieste l’8 luglio 1977 e, nel 2004, dopo un incidente motociclistico, diventa tetraplegico. Passato il momento più critico nella rianimazione di Trieste, viene trasferito all’Istituto di Medicina Fisica e Riabilitazione Gervasutta di Udine, dove rimane ricoverato dal luglio 2004 al dicembre 2005.
In quel periodo, oltre a prendere confidenza con la sua nuova realtà, inizia a dipingere con la bocca, visto che prima dell’incidente gli piaceva disegnare. In principio l’idea di tenere un pennello con la bocca non gli piace perché lo fa sentire ancora più disabile. Poi, confrontandomi anche con la fisioterapista che lo segue, ho decide di provare e nella sala della terapia occupazionale, mentre gli altri pazienti iniziavano nuovamente a cucinare, altri scoprivano nuovi movimenti o provavano nuove carrozzine, dà i primi tratti di colore sopra un foglio bianco.
E lì, pian piano, a ogni tocco di colore, inizia a familiarizzare con il pennello e, allo stesso tempo, inizia anche un’altra riabilitazione, quella del suo mondo interiore. Ogni giorno in più trascorso in quella sala, sente dentro di sè la sensazione che si possono superare anche quei momenti tremendi che stava vivendo, proprio grazie a quel pennello che all’inizio gli sembra un nemico, ma che poi diventa un mio amico.
Dopo il suo ritorno a casa, segue con il maestro Giorgio Cisco delle lezioni in cui viene introdotto alla storia dell’arte e della pittura. E, grazie ai suoi insegnamenti, inizia a trovare anche un prioprio stile personale, nel quale comincia a riconoscersi. Nel 2007, dopo essere stato visto dal Presidente Eros Bonamini, entra, con grande felicità e orgoglio, come borsista nella VDMFK, l’Associazione degli artisti di tutto il mondo che dipingono con la bocca e con il piede, con sede nel Liechtenstein. Nel 2008 incontro l’artista Isabel Carafì, con la quale sperimenta e impara le diverse tecniche pittoriche e, grazie ai suoi insegnamenti, intraprende una svolta artistica.
“Le mie opere – afferma Bossi - nascono sempre seguendo i miei stati d’animo e dall’ascolto del mio sentire interiore. Il pennello e i colori sono gli strumenti per portare sulla tela quel dialogo. È una ricerca rivolta a un percorso artistico più completo, un moto che parte sempre prima dal cuore, diventando poi movimento fisico”.
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