Dal 21 marzo al 28 giugno al Museo MarteS di Calvagese della Riviera (Brescia)

Bellotti e Ceruti, tra popolani e rughe. I due campioni della pittura di realtà a confronto in una mostra dossier

Giacomo Ceruti, Nano, 1725-1730, 130 x 180 cm, Brescia, collezione privata
 

Samantha De Martin

24/03/2026

Brescia - Un Pietro Bellotti vestito in abiti lussuosi, l’espressività spiccata quasi a voler proporre un messaggio moraleggiante, guarda il collega Giacomo Ceruti che si auto rappresenta in vesti umili, lo sguardo intenso, l’espressione dimessa.
Il pittore di Volciano di Salò, diventato nel tempo famoso per le teste di carattere, principalmente di vecchi, incontra il Pitocchetto assieme alla sua schiera di umili intenti a confrontarsi con le piaghe sociali dell'epoca.
I due campioni della “pittura di realtà” lombarda del Sei e Settecento dialogano al Museo MarteS di Calvagese della Riviera (Brescia) nell'ambito della mostra dossier ideata e promossa dalla Fondazione Luciano Sorlini.

Intitolato «Il Vero-Simile. Bellotti e Ceruti: pittura di realtà a confronto» il progetto curato da Stefano Lusardi, in collaborazione con Serena Goldoni e Alessia Mazzacani, mette a confronto quattro prestigiosi prestiti nazionali, pubblici e privati, con le opere permanenti esposte nei suoi spazi. Nonostante la comune attenzione all’umanità dei soggetti rappresentati, resi attraverso un punto di vista rispettoso, compassionevole, libero da intenti moralizzanti o di scherno, i due artisti restituiscono una differente e personalissima interpretazione della “pittura di realtà”, che la mostra, in corso fino al 28 giugno, vuole mettere in evidenza.


Pietro Bellotti, Popolani all'aperto, 1685-1690 circa, Olio su tela, 211.5 x 192 cm, Venezia, Gallerie dell'Accademia

L’immediato confronto degli autoritratti dei pittori, quello di Bellotti in prestito dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, in dialogo con Ceruti dal Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme permette già di cogliere, nello stile e nella tecnica, la distanza tra i due artisti, figli del proprio tempo: la pittura “di ruggine”, seicentesca di Pietro Bellotti e quella definita da raffinate combinazioni cromatiche, settecentesca, di Ceruti. La tela di grande formato, "Popolani all’aperto", prestata dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, recentemente entrata a far parte del patrimonio nazionale e restituita alla produzione di Pietro Bellotti, sorprende per la sua cruda realtà. Questo tipo di rappresentazione richiama le grandi tele del cosiddetto “Ciclo Salvadego” cui il Pitocchetto si dedica nel periodo bresciano, il più intenso a livello artistico, tra il 1725 e il 1733. Del celeberrimo ciclo cerutiano ecco sbucare il "Nano", prestito eccezionale da una prestigiosa collezione privata bresciana. Questa figura ricorrente nella produzione del Pitocchetto ricorda i “tipi umani” della cultura figurativa del Seicento spagnolo e ammicca al giovanotto (o un adulto colpito da nanismo) presente nella "Vecchia popolana" di Bellotti proveniente dalla collezione madrilena dei Marchesi di Casa Torres, dove era tradizionalmente attribuito a Diego Velasquez, riportato in Italia dalla Fondazione Luciano Sorlini nel 2025.
La tela, accolta dagli specialisti tra i capisaldi della produzione di Bellotti, condivide la stessa “temperatura stilistica” dei "Popolani all’aperto" oltre che la datazione, nella piena maturità dell’artista 1680-1690.

“La nuova proposta espositiva, di valorizzazione e di studio dell’opera di Pietro Bellotti - dichiara Stefano Sorlini - presidente della Fondazione Luciano Sorlini, conferma l’attenzione della Fondazione Luciano Sorlini per la pittura di realtà lombarda, concretizzata nel 2023 con la mostra intitolata "PerDiana! Giacomo Ceruti, capolavori tra Lombardia e Veneto", in attesa del 2027, quando le iniziative culturali del MarteS saranno centrate sulla produzione di due straordinari interpreti della scuola pittorica veneziana.”