I Musei Oliveriani
Un'opera in esposizione al Museo Archeologico Oliveriani
25/09/2002
Chiunque si rechi a Pesaro non perda l’occasione di una visita al bel Palazzo Americi, situato in pieno centro storico tra il Conservatorio e l’ex Chiesa della Maddalena progettata dal Vanvitelli. L’edificio seicentesco, ora sede del Museo Archeologico e della splendida Biblioteca Oliveriani, è apprezzabile per la bellezza architettonica dell’impianto edilizio, perfettamente conservato, e per il patrimonio in esso conservato.
Lo stabile, dalla facciata principale realizzata con accuratezza ed eleganza secondo le idee e i principi costruttivi dei Lazzarini, presenta un portale maestoso e una successione di grandi finestre aperte sul pianterreno e sui due piani superiori. Raffinati e accoglienti appaiono il cortile, caratterizzato sulla parte di fondo da uno straordinario effetto scenografico, e l’imponente scalone di chiaro impianto lazzariniano, tra i più belli (e ancora agibili) della città. Stucchi di pregiata fattura ornano i soffitti a padiglione e le pareti nelle diverse sale presenti ai due piani superiori.
In particolare il soffitto del piano nobile appartenente alla grande sala, oggi destinata alla raccolta di manoscritti oliveriani, è impreziosito da un insieme di raffinati dipinti a tempera di straordinario interesse e ben conservati realizzati da uno dei migliori allievi dei Lazzarini Carlo Paolucci.
Il Museo Archeologico prende il nome dal pesarese Annibale degli Abbati Olivieri Giordani (1708 - 1789), studioso, collezionista e attento raccoglitore di antichità, che donò alla città assieme alla biblioteca, una rilevante quantità di materiale archeologico e numismatico e gran parte delle sue rendite per il mantenimento dei due istituti culturali.
Il nucleo fondamentale del museo è composto dal materiale storico ed epigrafico e dalle raccolte archeologiche e numismatiche di Giovan Battista Passeri (1694-1780) e dello stesso Olivieri.
Di notevole importanza i numerosi reperti provenienti dagli scavi del 1892-'93 nella necropoli di Novilara, i cippi iscritti e i materiali trovati nel lucus sacro presso Santa Veneranda.
La Biblioteca Oliveriana appare come un raffinato esempio di collezionismo librario. Nel 1730 Annibale degli Abati Olivieri fondava insieme a Giovan Battista Passeri l’ “Accademia Pesarese di Scienze Lettere e Arti” che rappresentò il vero centro culturale della città incentivando la migliore produzione storica, archeologia e letteraria con la collaborazione dell’editore Nicola Govelli.
Nel corso dell’anno 1756 egli cedeva alla Comunità di Pesaro tutta la sua preziosa raccolta di opere di archeologia e di storia, oltre a 600 manoscritti. Pochi anni dopo, alla sua morte con testamento da lui redatto nel 1787, donava altri 20.000 volumi e una rara raccolta di materiale archeologico e numismatico, compreso il legato assegnatogli dall’amico Giovan Battista Passeri.
Il fondo si arricchì di opere di archeologia etrusca e romana, di geologia, di importanti testi a carattere giuridico e scientifico. A questo primo nucleo si aggiunsero nel tempo altre raccolte, che segnano le vicende spesso curiose ed intricate della Biblioteca che rimane un’istituzione per tutto il mondo della cultura soprattutto per il fondo di manoscritti di prevalente interesse locale.
Palazzo Almerici
via Mazza, 97
Pesaro
Tel. 0721/33344
LA MAPPA
NOTIZIE
VEDI ANCHE
-
Roma | Il dipinto andrà a Palazzo Barberini
Lo Stato acquisisce un Caravaggio da 30 milioni di euro
-
Roma | Il nuovo volto del Parco archeologico del Colosseo
Il Colosseo torna ai romani: giovani, inclusione e nuovi linguaggi per il monumento più visitato d’Italia
-
Venezia | Fino al 29 settembre nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale
A Venezia una mostra racconta il potere dell’acqua per Etruschi e Veneti, tra culti e santuari
-
Roma | Dal 6 marzo a Palazzo Cipolla
I tesori del Kunsthistorisches Museum incantano Roma
-
Roma | A Roma dal 5 marzo al 19 luglio
Al Museo del Genio arriva Doisneau
-
Firenze | L'atrio settecentesco riemerge dopo 8 anni di chiusura
Restaurato lo Scalone Lorenese, il primo ingresso al pubblico degli Uffizi