La Lupa e la Sfinge
La Lupa e la Sfinge
16/07/2008
Nelle splendide sale del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo si inaugura l’11 luglio 2008 la mostra La Lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto dalla storia al mito che, attraverso una accurata selezione di opere dall’Egitto faraonico sino alla Età dei Lumi, vuole testimoniare l’amore di lunga durata tra le sponde del Tevere e quelle del Nilo.
L’esposizione vede come Ente promotore il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, mentre l’organizzazione e la promozione sono a cura di Civita Servizi, in collaborazione con la Regione Lazio ed Ericsson e con il supporto dell’Accademia d’Egitto di Roma.
Roma e l’Egitto, un rapporto intenso che ha portato segni indelebili nel tessuto urbano della città, ancora oggi ben visibili per chi percorre i quartieri cittadini: sul Campidoglio il “Tevere” e il “Nilo” uniscono nel mito le due lontane sponde, come nei versi di un poeta dell’Arcadia, e i maestosi leoni egizi accolgono i visitatori all’ingresso della scalinata; nel rione Campo Marzio, dove ora sorgono i palazzi del Governo, il sottosuolo è disseminato di reperti del tempio di Iside e poco più in là, verso le pendici del Quirinale, si trovava il Serapeo. E poi la numerosa schiera di obelischi che segnano il centro di quasi tutti le piazze importanti della città, sia egiziani che copie di epoca romana, la misteriosa Porta Magica di Piazza Vittorio e infine la Piramide Cestia che diventa, dal Seicento in poi, uno dei simboli identificativi della città.
Quale città oltre Roma ha un rapporto così intenso e secolare con l’Egitto? Tutta la cultura romana porta il segno di questa indelebile influenza, protrattasi dall’antichità al Medioevo, e dal Rinascimento fino a tutto il Seicento e Settecento.
La mostra, particolarmente ricca di sculture, perché di pietra fu la civiltà nilotica, offre la possibilità di ammirare opere che documentano, con qualche straordinaria eccezione, l’ampio arco cronologico che va dal I secolo a.C. sino alla Età dei Lumi, durante il quale l’Egitto da “storia” diventa mito e da “Egittomania” si trasforma in “Egittofilia”: l’Antinoo Farnese dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un capolavoro assoluto per la prima volta a Roma, che testimonia l’amore dell’imperatore Adriano per l’Egitto e per il bellissimo giovane annegato nel Nilo; la preziosa Artemide Efesia dai Musei Capitolini che attesta il fascino subito da Roma per i culti misterici provenienti dall’Oriente; il mito di Cleopatra, altra grande e imperitura passione, testimoniato dal ritratto della Montemartini; la sfinge di Viterbo che ricorda l’interesse del Medioevo per questo animale misterioso; e poi la splendida Tavola Bembina dal Museo delle Antichità Egizie di Torino, che narra la fascinazione propria del Rinascimento per i riti oscuri di Iside e Osiride; il bellissimo disegno di Orientale che documenta l’influenza egizia fin dentro gli appartamento Borgia del Vaticano, per giungere al capolavoro di un artista assoluto del Seicento proveniente dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, La fuga in Egitto di Nicolas Poussin, maestro francese vissuto a Roma che inquadra la scena in una favolosa ambientazione.
La mostra chiude con uno dei pezzi d’arte più antichi delle collezioni nazionali, la cosiddetta “dama di Napoli” del 2600 a.C., conservata nelle collezione settecentesca del cardinal Borgia, e con due splendide statue provenienti dal Louvre, in precedenza collocate nella sala egizia di Villa Borghese, che dimostrano come il gusto neoclassico e il rasoio acuminato della Ragione si nutrisse in realtà di miti e di favole antiche rivissute e rese immortali dalle splendide note del Flauto magico di Mozart.
La Lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto dalla storia al mito
11 Luglio 2008 - 9 Novembre 2008
Roma, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo
Info e prenotazioni 199757511
L’esposizione vede come Ente promotore il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, mentre l’organizzazione e la promozione sono a cura di Civita Servizi, in collaborazione con la Regione Lazio ed Ericsson e con il supporto dell’Accademia d’Egitto di Roma.
Roma e l’Egitto, un rapporto intenso che ha portato segni indelebili nel tessuto urbano della città, ancora oggi ben visibili per chi percorre i quartieri cittadini: sul Campidoglio il “Tevere” e il “Nilo” uniscono nel mito le due lontane sponde, come nei versi di un poeta dell’Arcadia, e i maestosi leoni egizi accolgono i visitatori all’ingresso della scalinata; nel rione Campo Marzio, dove ora sorgono i palazzi del Governo, il sottosuolo è disseminato di reperti del tempio di Iside e poco più in là, verso le pendici del Quirinale, si trovava il Serapeo. E poi la numerosa schiera di obelischi che segnano il centro di quasi tutti le piazze importanti della città, sia egiziani che copie di epoca romana, la misteriosa Porta Magica di Piazza Vittorio e infine la Piramide Cestia che diventa, dal Seicento in poi, uno dei simboli identificativi della città.
Quale città oltre Roma ha un rapporto così intenso e secolare con l’Egitto? Tutta la cultura romana porta il segno di questa indelebile influenza, protrattasi dall’antichità al Medioevo, e dal Rinascimento fino a tutto il Seicento e Settecento.
La mostra, particolarmente ricca di sculture, perché di pietra fu la civiltà nilotica, offre la possibilità di ammirare opere che documentano, con qualche straordinaria eccezione, l’ampio arco cronologico che va dal I secolo a.C. sino alla Età dei Lumi, durante il quale l’Egitto da “storia” diventa mito e da “Egittomania” si trasforma in “Egittofilia”: l’Antinoo Farnese dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un capolavoro assoluto per la prima volta a Roma, che testimonia l’amore dell’imperatore Adriano per l’Egitto e per il bellissimo giovane annegato nel Nilo; la preziosa Artemide Efesia dai Musei Capitolini che attesta il fascino subito da Roma per i culti misterici provenienti dall’Oriente; il mito di Cleopatra, altra grande e imperitura passione, testimoniato dal ritratto della Montemartini; la sfinge di Viterbo che ricorda l’interesse del Medioevo per questo animale misterioso; e poi la splendida Tavola Bembina dal Museo delle Antichità Egizie di Torino, che narra la fascinazione propria del Rinascimento per i riti oscuri di Iside e Osiride; il bellissimo disegno di Orientale che documenta l’influenza egizia fin dentro gli appartamento Borgia del Vaticano, per giungere al capolavoro di un artista assoluto del Seicento proveniente dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, La fuga in Egitto di Nicolas Poussin, maestro francese vissuto a Roma che inquadra la scena in una favolosa ambientazione.
La mostra chiude con uno dei pezzi d’arte più antichi delle collezioni nazionali, la cosiddetta “dama di Napoli” del 2600 a.C., conservata nelle collezione settecentesca del cardinal Borgia, e con due splendide statue provenienti dal Louvre, in precedenza collocate nella sala egizia di Villa Borghese, che dimostrano come il gusto neoclassico e il rasoio acuminato della Ragione si nutrisse in realtà di miti e di favole antiche rivissute e rese immortali dalle splendide note del Flauto magico di Mozart.
La Lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto dalla storia al mito
11 Luglio 2008 - 9 Novembre 2008
Roma, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo
Info e prenotazioni 199757511
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