Dal 28 gennaio al 21 giugno

Metafisica/Metafisiche: 100 anni di enigmi in mostra a Milano

Carlo Carrà, Madre e figlio (Natura morta con manichini), 1917. Olio su tela, 90 x 59,5 cm. Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano © Pinacoteca di Brera, Milano – MiC © Carlo Carrà, by SIAE 2026
 

Francesca Grego

27/01/2026

Milano - Al via l’evento più atteso della stagione espositiva milanese: l’avventura di uno dei più influenti movimenti artistici del Novecento italiano si racconta in un progetto corale e diffuso, dove i maestri del passato dialogano con i loro eredi contemporanei. Alla vigilia dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia invita ad astrarci per alcune ore dalla frenesia metropolitana per immergerci in un mondo parallelo, dove il quotidiano si apre su sogni stranianti e rivelatori, come accadde oltre un secolo fa a un manipolo di artisti oggi celebri.  Dal 28 gennaio al 21 giugno 2016, le vicende di Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Alberto Savinio, Filippo De Pisis, Giorgio Morandi vanno in scena a Palazzo Reale in una mostra nutrita da oltre 400 opere in prestito da circa 150 collezioni italiane e internazionali. Altri tre “capitoli espositivi” attendono il pubblico nelle sedi del Museo del Novecento, Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia, per completare l’affresco di un fenomeno che, sorprendentemente, riecheggia ancora nella cultura contemporanea. 

Cuore del progetto curato da Vincenzo Trione, l’esposizione a Palazzo Reale inizia il suo racconto nel 1917, quando il “quasi-movimento” della Metafisica muove i primi passi a Ferrara, dando il via a una delle pagine più appassionanti e controverse nella storia delle avanguardie europee. Mentre la Grande Guerra dilania l’Europa, “alcuni tra i più grandi solitari dell’arte italiana” si riuniscono per squarciare il velo delle consuetudini, liberando il mistero nascosto negli interstizi della realtà di ogni giorno e trasfigurando il familiare in atmosfere sospese e inquietanti. In dialogo critico con le sperimentazioni avviate da cubisti, futuristi e dada, gli inventori della Metafisica interrogano senza nostalgia memorie e tradizioni artistiche lontane nel tempo. 

“Questa mostra ripercorre una vicenda unica. E, insieme, documenta un colpo di scena. Per una cabala impossibile da prevedere, i pittori metafisici sono diventati padri involontari di larghe regioni delle arti del XX e del XXI secolo”, spiega Trione: “Piazze e statue, archi e portici, torri e ombre, nature morte e manichini sono transitati attraverso significativi passaggi dell’arte, dell’architettura, della fotografia, del design, della moda, del cinema, del teatro, del graphic novel, della musica, della letteratura. È un alfabeto oramai entrato a far parte del nostro lessico”. 

Ecco perché, tra le 400 opere in mostra i visitatori di Palazzo Reale troveranno dipinti, sculture e disegni, ma anche oggetti di design, fotografie, video, modelli architettonici, vinili e fumetti. Ai protagonisti del gruppo storico dei metafisici - De Chirico, Savinio, Carrà, De Pisis, Morandi - si affiancano artisti che, in epoche diverse, si sono ispirati alle loro ricerche, da Mario Sironi a Felice Casorati, da René Magritte a Max Ernst, da Salvador Dalí a Andy Warhol, e poi Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Francesco Vezzoli, Aldo Rossi, Gio Ponti, Paolo Portoghesi, Frank Gehry, Mimmo Jodice, Gabriele Basilico, fino a Giorgio Armani, Fendi, Paolo Sorrentino, Tim Burton, i Genesis, i Pink Floyd. “Sequenze di un film impossibile - prosegue il curatore - Episodi lontani e diversi, che sembrano non avere niente in comune, nati dall’immaginazione di artisti distanti dal punto di vista generazionale, culturale e linguistico. E, tuttavia, pur se per sentieri segreti, in maniera non sempre del tutto intenzionale, queste voci sono accomunate da una specifica postura. Una sorta di inconfondibile manière de voir, ispirata a un’esperienza poetica laterale, clandestina e forse marginale, maturata più di un secolo fa in una città di provincia, posta fuori della storia”.

Milano e la Metafisica al Museo del Novecento
Palpita invece nel cuore del capoluogo lombardo il resto del racconto, in quei “duemila passi d’arte” compresi tra Piazza Duomo e Brera. Al Museo del Novecento si indaga sul legame tra la Metafisica e Milano, all’epoca crocevia artistico e intellettuale, laboratorio di sperimentazione e dialogo tra le arti. Disegni, maquette, abiti, materiali d’archivio e fotografie ricordano le attività di De Chirico, Carrà e Savinio in città, dalle scenografie create per il Teatro alla Scala al progetto dei Bagni Misteriosi per la Triennale. Tra gli highlight della mostra l’opera Ascolto il tuo cuore, città di Alberto Savinio (1944), che racchiude “tutto l’amore ‘carnale’ che uomo può avere [per] una città”. A questo romanzo documentario è dedicata una serie di dieci tavole di Mimmo Paladino dal titolo Disegni per Savinio, una sorta di film disegnato d’impronta neorealista in bilico tra fedeltà e tradimento, brandelli di scritture e visioni.

Alle Gallerie d’Italia l’omaggio di Berengo Gardin a Giorgio Morandi
Le Gallerie di Intesa Sanpaolo in Piazza Scala rendono omaggio a Giorgio Morandi attraverso le fotografie scattate da Gianni Berengo Gardin nello storico atelier bolognese del pittore in via Fondazza: un “viaggio in una stanza” intima e raccolta, dove ha preso forma quella poetica basata sulla convinzione che “non c’è nulla di più astratto del visibile”. “L’enigma è qui, accanto a noi” affermano sulle tele di Morandi vasi e bottiglie dai colori austeri, inchiodati in pose eterne e custoditi da una luce nebbiosa, lambita da ombre. Berengo Gardin sembra identificare un padre spirituale nel pittore delle nature morte, che ha insegnato a scorgere il mistero riposto nelle pieghe della vita, a cogliere la poesia racchiusa nelle piccole cose, a far cantare la polvere.

William Kentridge per la Grande Brera a Palazzo Citterio
E Morandi è protagonista anche a Palazzo Citterio, nel progetto realizzato da William Kentridge per la Grande Brera. L’intervento dell’artista sudafricano si articola in due momenti: una videoinstallazione sonora e una sequenza di sculture in cartone, che reinterpreta gli oggetti al centro delle nature morte di Morandi in dialogo ideale con le opere metafisiche del maestro bolognese conservate a Palazzo Citterio. L’opera mette in luce l’eredità formale e concettuale del pittore novecentesco, recuperando una pratica espressiva che trasforma in materia visiva il tempo, il ritmo e la memoria.