A Mamiano di Traversetolo (Parma) fino al 29 giugno
Dal Casorati "ritrovato" alle Ortensie di Segantini. Alla Magnani Rocca va in scena l'incanto dei fiori nell'arte
Anselmo Bucci, Inverno in Riviera, 1912, olio su tela. Courtesy Matteo Maria Mapelli Arte Contemporanea, Monza
Samantha De Martin
08/05/2025
Parma - Era stato esposto a Roma nel 1915 per poi scomparire nel nulla per oltre un secolo. Con la sua composizione rigorosa, il blu profondo dei fiori che sembra emergere dal buio compatto del fondo, in un contrasto visivo che invita lo sguardo a indugiare sul vaso smaltato sul quale si riflette la figura del pittore, in un autoritratto nascosto, Scherzo: Fiordalisi di Felice Casorati riappare al pubblico.
Ad accogliere questo capolavoro “ritrovato” dopo una lunga ricerca nelle collezioni di Casa Savoia, che va ad aggiungersi ad altri due dipinti dell'artista, Fiori e cappelliera (1927) e Vaso con papaveri e margherite (1913), è la mostra FLORA. L’incanto dei fiori nell’arte italiana dal Novecento alla Fondazione Magnani-Rocca fino al 29 giugno.
Con la loro bellezza effimera e la carica simbolica, i fiori hanno travolto e ispirato generazioni di artisti. E la Fondazione Magnani-Rocca celebra questo soggetto eterno con oltre 150 opere, dai maestri del Simbolismo all’Arte contemporanea, che trasformano la Villa dei Capolavori in un giardino d’arte. Un tripudio di creazioni “floreali” dei più grandi maestri dell’arte italiana, da fine Ottocento a oggi, travolge lo sguardo del visitatore inebriandolo. Ci sono le Ortensie di Segantini, Longoni e Fornara e le Dalie di Previati e Donghi, l’esplosiva Flora magica di Depero, il Gladiolo fulminato di de Pisis e i Crisantemi di de Chirico e Cremona.

Umberto Moggioli, Fiori sotto la pioggia, 1918, olio su tela. Courtesy Galleria Gomiero
Se per Boldini un fiore è simbolo di grazia, per de Pisis rappresenta un’esplosione cromatica e una riflessione sulla caducità della vita, mentre Morandi ne fa una meditazione silenziosa. FLORA esplora l’evoluzione di questo soggetto nell’arte italiana, dalla ricchezza simbolica di Segantini e Previati all’avanguardia di Balla e Depero, fino ai linguaggi contemporanei di Kounellis, De Maria, Gilardi, Schifano e Paolini. Gli spazi della Villa dei Capolavori diventano così giardini segreti, gli stessi evocati dalle opere di Pellizza da Volpedo, Chini, Nomellini, Moggioli, Boccioni, che affiancano i capolavori di Monet, Renoir, Cézanne, Dürer, Tiziano, Goya, Canova, Burri appartenuti a Luigi Magnani.
Un’intera sezione è dedicata alle rose, da quelle di Morandi ai soggetti di Funi, Oppi, Cagnaccio, Pirandello e Mafai.
Curata da Daniela Ferrari e Stefano Roffi, l’esposizione è ricca di opere in prestito da importanti musei, istituzioni pubbliche e collezioni private come il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo Novecento di Firenze, il Museo Morandi di Bologna, i Musei comunali di Ferrara.

Oscar Ghiglia, La signora Ojetti nel roseto, 1907, olio su tela I Courtesy Società di Belle Arti, Viareggio
“Non c’è pittrice o pittore del Novecento - spiega Daniela Ferrari - che non abbia dipinto fiori, seguendo una vocazione intima e una personalissima interpretazione, una sfida rappresentativa. Il fiore è un soggetto semplice, ma è anche un universo di simboli complessi, di forme sofisticate e per questo irresistibile”.
Immersa nel Parco Romantico, fresco di restauro, che comprende un giardino all’inglese, un giardino all’italiana e il nuovo giardino contemporaneo, la mostra avvolge i visitatori in un’esplosione di colori e profumi.
Ad accogliere questo capolavoro “ritrovato” dopo una lunga ricerca nelle collezioni di Casa Savoia, che va ad aggiungersi ad altri due dipinti dell'artista, Fiori e cappelliera (1927) e Vaso con papaveri e margherite (1913), è la mostra FLORA. L’incanto dei fiori nell’arte italiana dal Novecento alla Fondazione Magnani-Rocca fino al 29 giugno.
Con la loro bellezza effimera e la carica simbolica, i fiori hanno travolto e ispirato generazioni di artisti. E la Fondazione Magnani-Rocca celebra questo soggetto eterno con oltre 150 opere, dai maestri del Simbolismo all’Arte contemporanea, che trasformano la Villa dei Capolavori in un giardino d’arte. Un tripudio di creazioni “floreali” dei più grandi maestri dell’arte italiana, da fine Ottocento a oggi, travolge lo sguardo del visitatore inebriandolo. Ci sono le Ortensie di Segantini, Longoni e Fornara e le Dalie di Previati e Donghi, l’esplosiva Flora magica di Depero, il Gladiolo fulminato di de Pisis e i Crisantemi di de Chirico e Cremona.

Umberto Moggioli, Fiori sotto la pioggia, 1918, olio su tela. Courtesy Galleria Gomiero
Se per Boldini un fiore è simbolo di grazia, per de Pisis rappresenta un’esplosione cromatica e una riflessione sulla caducità della vita, mentre Morandi ne fa una meditazione silenziosa. FLORA esplora l’evoluzione di questo soggetto nell’arte italiana, dalla ricchezza simbolica di Segantini e Previati all’avanguardia di Balla e Depero, fino ai linguaggi contemporanei di Kounellis, De Maria, Gilardi, Schifano e Paolini. Gli spazi della Villa dei Capolavori diventano così giardini segreti, gli stessi evocati dalle opere di Pellizza da Volpedo, Chini, Nomellini, Moggioli, Boccioni, che affiancano i capolavori di Monet, Renoir, Cézanne, Dürer, Tiziano, Goya, Canova, Burri appartenuti a Luigi Magnani.
Un’intera sezione è dedicata alle rose, da quelle di Morandi ai soggetti di Funi, Oppi, Cagnaccio, Pirandello e Mafai.
Curata da Daniela Ferrari e Stefano Roffi, l’esposizione è ricca di opere in prestito da importanti musei, istituzioni pubbliche e collezioni private come il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo Novecento di Firenze, il Museo Morandi di Bologna, i Musei comunali di Ferrara.

Oscar Ghiglia, La signora Ojetti nel roseto, 1907, olio su tela I Courtesy Società di Belle Arti, Viareggio
“Non c’è pittrice o pittore del Novecento - spiega Daniela Ferrari - che non abbia dipinto fiori, seguendo una vocazione intima e una personalissima interpretazione, una sfida rappresentativa. Il fiore è un soggetto semplice, ma è anche un universo di simboli complessi, di forme sofisticate e per questo irresistibile”.
Immersa nel Parco Romantico, fresco di restauro, che comprende un giardino all’inglese, un giardino all’italiana e il nuovo giardino contemporaneo, la mostra avvolge i visitatori in un’esplosione di colori e profumi.
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