Una mostra propone una nuova lettura del percorso formativo dell’artista

A Castel Sant'Angelo riaprono le Sale Cambellotti: un dialogo tra stoffe anatoliche e visioni

Volta della Sala della Cavalleria, Duilio Cambellotti,1925-26, dipinto a secco riportato con l’uso di disegno a matita
 

Samantha De Martin

22/05/2026

Roma - Tra il 1925 e il 1926 Duilio Cambellotti le aveva decorate affinché accogliessero le bandiere dei reggimenti disciolti al termine della Prima Guerra Mondiale.
Adesso, a 150 anni dalla nascita dell’artista e a un secolo esatto dalla loro decorazione, le Sale Cambellotti di Castel Sant’Angelo - la Sala delle Colonne e quella dei Reparti d’Assalto e la Sala della Cavalleria - riaprono i battenti.
Per l’occasione la mostra «Cambellotti. Tutto diventa forma. Tessili e decorazione tra visione e materia», a cura di Luca Mercuri, direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, con la collaborazione scientifica dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e sotto il coordinamento di Chiara Capulli, propone fino al 6 settembre una nuova lettura del percorso formativo dell’artista.

Definendosi “un autodidatta”, Cambellotti aveva costruito il proprio linguaggio per assorbimento continuo: dalle ceramiche raccolte a Costantinopoli ai ricami di sete cinesi, fino ai motivi geometrici della moda parigina degli anni Venti. Senza aderire a scuole, l'artista romano ha attraversato epoche e geografie, facendo confluire storia e natura in un repertorio di forme essenziali, dall’albero al cavallo, ricorrenti in tutta la sua produzione.


Volta della Sala delle Colonne, Duilio Cambellotti, 1925–26, dipinto a secco riportato con l’uso della tecnica a spolvero

Adesso a Castel Sant'Angelo, le volte dipinte intrattengono un dialogo con una selezione di opere provenienti dall’Archivio: sculture, tempere, disegni, manifesti affiancati dai tessili appartenuti all’artista. Tra questi le stoffe anatoliche acquistate a Costantinopoli nel 1898, donate a Castel Sant’Angelo da Francesco Tetro ed esposte al pubblico dopo il loro restauro. Nella Sala delle Colonne, sotto la corona d’alloro dipinta a trompe-l’oeil, i due piani della mostra si incontrano senza sovrapporsi.

«La donazione dei tessili appartenuti a Cambellotti, ha detto Massimo Osanna, direttore generale Musei, consente di arricchire il racconto delle sale in modo coerente con il luogo che le ospita, restituendo al pubblico non soltanto ambienti straordinari, ma anche il processo creativo che li ha generati. Allo stesso tempo, il progetto conferma l’attenzione della Direzione generale Musei verso forme di accessibilità sempre più ampie e diversificate, con particolare attenzione all’accessibilità cognitiva e sensoriale, capaci di favorire la partecipazione e l’esperienza del patrimonio culturale anche all’interno di contesti monumentali storici particolarmente complessi».
Nelle sale di Castel Sant’Angelo questa visione trova la propria sintesi: fronde e cavalli, vessilli, drappi e bandiere appartengono al medesimo ordine. Non c’è gerarchia tra natura e guerra: tutto diventa ornamento.

La riapertura delle Sale Cambellotti rappresenta una nuova tappa nel percorso di progressiva restituzione al pubblico degli spazi storici di Castel Sant’Angelo, dopo l’apertura dell’Appartamento del Castellano e del Passetto di Borgo.


Abbigliamento cerimoniale femminile, 1911, seta verde moirè ricamata con filati di seta policroma, già di proprietà di Maria Capobianco Cambellotti 

«Il progetto, ha detto Luca Mercuri, direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, si inserisce inoltre nel lavoro avviato con la mostra Castel Sant’Angelo 1911–1925. L’Alba di un Museo, dedicata alla stagione delle grandi esposizioni retrospettive che contribuirono alla nascita del Museo nazionale di Castel Sant’Angelo, nell’ambito delle celebrazioni del cinquantenario dell’Unità d’Italia, il cui manifesto era proprio opera di Duilio Cambellotti».

Inserita nel cartellone delle iniziative per la Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, la mostra propone Cambellotti come figura esemplare di un’Italia che costruisce la propria identità visiva attraverso l’incontro con l’altro, la pratica delle arti applicate e la tensione costante tra forma e significato.