Omar Galliani. Nuovi Giorni Nuovi Anni
Omar Galliani. Nuovi Giorni Nuovi Anni, Centro d’Arte L’Idioma, Ascoli Piceno
Dal 18 January 2014 al 2 March 2014
Ascoli Piceno
Luogo: Centro d’Arte L’Idioma
Indirizzo: via delle Torri 23
Orari: feriali 18-20; festivi 10.30-12
Curatori: Giuseppe Bacci
Enti promotori:
- Fondazione Staurós Italiana Onlus
- Centro d’Arte L’Idioma
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 0736 254740
E-Mail info: augustopiccioni@libero.it
Sabato 18 Gennaio 2014 alle ore 18, presso il Centro d’Arte L’Idioma ad Ascoli Piceno, sarà inaugurata la mostra Omar Galliani, Nuovi Giorni Nuovi Anni, curata da Giuseppe Bacci e realizzata, in collaborazione con la Fondazione Staurós Italiana Onlus, dal Centro d’Arte L’Idioma, nella cui sede ospiterà un nucleo di opere realizzate nell’ultimo decennio dal Maestro Omar Galliani (Montecchio Emilia 1954), riconosciuto all’estero come uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana contemporanea, affermato a livello mondiale, più volte accostato ai grandi maestri del passato.
Omar Galliani dimostra una straordinaria abilità nel disegno. Per l’artista emiliano, infatti, il disegno è stato uno dei principali strumenti d’esplorazione, vissuto nel solco della tradizione rinascimentale, ma, al tempo stesso, aperto e sensibile alle dinamiche delle più avanzate indagini artistiche contemporanee. È un esponente di spicco del gruppo degli Anacronisti, sostenuto da Maurizio Calvesi, che si richiamano a una cultura umanistica tipicamente italiana, riformulando e contaminando iconografie e soggetti classici, ammantando d’antico miti tipici della contemporaneità e del movimento Magico primario del critico Flavio Caroli.
Omar Galliani ha partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia ed ha esposto in molti musei d’arte moderna del mondo (Cina, Giappone, Russia, Stati Uniti, India, Gran Bretagna, Germania, Francia, Portogallo, Ungheria, Repubblica Ceca).
Virtuoso del disegno, rappresenta le donne del nostro tempo: sicuramente affascinanti, di una bellezza preziosa, quasi ammaliante. Le immagini dell’universo femminile di Omar Galliani sembrano appartenere ad una regione ultraterrena, evocate semplicemente dal disegno. La tecnica −che sia matita o pastello− si piega a questo lungo procedere, a questo delicato, ripetuto passaggio, all’impercettibile intreccio di linee, graffi, sfumature: l’immagine si materializza improvvisamente, eterea, come un’essenza tanto persistente quanto impalpabile.
Nell’esposizione Nuovi Giorni Nuovi Anni si ritrova tutto il desiderio di Galliani per l’ascesa dell’uomo verso la luce, in un eterno gioco di luci e di ombre. Scrive in proposito il curatore Giuseppe Bacci: “È nella luce che operano i grandi artisti. Omar Galliani da sempre ha cercato nella luce i segni del suo componimento artistico, così come il minatore nel buio estrae i suoi minerali preziosi. Ha interpretato, in maniera assolutamente personale, il concetto di luce, rendendola una poetica della propria arte, carica di intensità emotiva, e nelle rivelazioni del segno i suoi soggetti, perlopiù femminili, fuoriescono con la luce spirituale dell’anima”.
E Lóránd Hegyi scrive: “In tutte le sue opere Omar Galliani sorprende l’osservatore con la sensualità seducente, irresistibile, cupa ed enigmatica, ornamentale e fredda al tempo stesso, che promana dal puro, classico tratteggio delle linee fini, sottili e dalla pittoresca spazialità fittizio-immaginaria con cui esso si confronta. Questa spazialità immaginaria, spesso oscura, fantastica e inesplicabile, è la sorgente di una narrazione misteriosa, affascinante, complessa, che sempre si sottrae a una piena comprensione e che, come fumo o nebbia, come un’aura immaginaria cupa, quasi inquietante, accompagna e offusca il limpido classicismo delle linee trasparenti, delicate e precise”.
Omar Galliani dimostra una straordinaria abilità nel disegno. Per l’artista emiliano, infatti, il disegno è stato uno dei principali strumenti d’esplorazione, vissuto nel solco della tradizione rinascimentale, ma, al tempo stesso, aperto e sensibile alle dinamiche delle più avanzate indagini artistiche contemporanee. È un esponente di spicco del gruppo degli Anacronisti, sostenuto da Maurizio Calvesi, che si richiamano a una cultura umanistica tipicamente italiana, riformulando e contaminando iconografie e soggetti classici, ammantando d’antico miti tipici della contemporaneità e del movimento Magico primario del critico Flavio Caroli.
Omar Galliani ha partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia ed ha esposto in molti musei d’arte moderna del mondo (Cina, Giappone, Russia, Stati Uniti, India, Gran Bretagna, Germania, Francia, Portogallo, Ungheria, Repubblica Ceca).
Virtuoso del disegno, rappresenta le donne del nostro tempo: sicuramente affascinanti, di una bellezza preziosa, quasi ammaliante. Le immagini dell’universo femminile di Omar Galliani sembrano appartenere ad una regione ultraterrena, evocate semplicemente dal disegno. La tecnica −che sia matita o pastello− si piega a questo lungo procedere, a questo delicato, ripetuto passaggio, all’impercettibile intreccio di linee, graffi, sfumature: l’immagine si materializza improvvisamente, eterea, come un’essenza tanto persistente quanto impalpabile.
Nell’esposizione Nuovi Giorni Nuovi Anni si ritrova tutto il desiderio di Galliani per l’ascesa dell’uomo verso la luce, in un eterno gioco di luci e di ombre. Scrive in proposito il curatore Giuseppe Bacci: “È nella luce che operano i grandi artisti. Omar Galliani da sempre ha cercato nella luce i segni del suo componimento artistico, così come il minatore nel buio estrae i suoi minerali preziosi. Ha interpretato, in maniera assolutamente personale, il concetto di luce, rendendola una poetica della propria arte, carica di intensità emotiva, e nelle rivelazioni del segno i suoi soggetti, perlopiù femminili, fuoriescono con la luce spirituale dell’anima”.
E Lóránd Hegyi scrive: “In tutte le sue opere Omar Galliani sorprende l’osservatore con la sensualità seducente, irresistibile, cupa ed enigmatica, ornamentale e fredda al tempo stesso, che promana dal puro, classico tratteggio delle linee fini, sottili e dalla pittoresca spazialità fittizio-immaginaria con cui esso si confronta. Questa spazialità immaginaria, spesso oscura, fantastica e inesplicabile, è la sorgente di una narrazione misteriosa, affascinante, complessa, che sempre si sottrae a una piena comprensione e che, come fumo o nebbia, come un’aura immaginaria cupa, quasi inquietante, accompagna e offusca il limpido classicismo delle linee trasparenti, delicate e precise”.
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