Castaway Depot. 41gr 7' 31'' N 16gr 52' 0'' E - In a sentimental mood
Giovanni Ozzola, Pur eyes with a magnetic map and my pathos, 2012
Giovanni Ozzola, Pur eyes with a magnetic map and my pathos, 2012, 70x100, Castaway Depot, Ass. Cult. Doppelgaenger, Bari
Dal 4 Giugno 2012 al 1 Luglio 2012
Luogo: Ass. Cult. Doppelgaenger
Indirizzo: via Verrone 8
Telefono per informazioni: +39 392 8203006
E-Mail info: info@doppelgaenger.it
Sito ufficiale: http://www.doppelgaenger.it
Giovanni Ozzola giovane artista fiorentino, appena trentenne ma con alle spalle un curriculum fitto di premi ed esibizioni, in Italia e nel Mondo, da Amsterdam a Tokyo, da Londra a Pechino.
Bari e l’eterno/materno abbraccio del mare, con il quale Giovanni Ozzola sembra aver stretto un profondo legame, accolgono X. Le sue creazioni hanno sempre saputo raccontare magistralmente la luce, il tempo e l’orizzonte, temi che vengono costantemente trattati secondo un’estetica ricca di simbologie, di misticismo ed assai povera di “matematica”: Ozzola tiene particolarmente ad affermare la propria natura di “artista istintivo”.
Sono molte, e nella forma tutte estremamente diverse le une dalle altre, le opere che Ozzola prevede di esporre per il primissimo atto di Doppelgaenger. Il comune denominatore è l’esplorazione. Navigare, esplorare, viaggiare, sono azioni complesse per mezzo delle quali l’uomo, affrontando paure ancestrali, riesce a collocarsi nello spazio e nel tempo. La coscienza di questo cammino
diviene mezzo per la conoscenza di sé stessi. Su quattordici pietre d’ardesia sono state incise le rotte intraprese dai grandi navigatori ed esploratori: da Colombo a Magellano, da Zheng He a Charles Darwin; mappe caratterizzate dalla totale assenza di geografia e nelle quali il viaggio – l’essere partiti e l’aver fatto ritorno – stabilisce sui luoghi una supremazia inesorabile.
In Giovanni Ozzola è forte il desiderio di affrontare luoghi mai conosciuti, di andare verso l’ignoto, di essere naufrago, tutte tappe di un viaggio consapevole.
Conclusione del percorso espositivo è un lavoro fotografico che rappresenta l’orizzonte, ennesimo di una serie inarrestabile e frutto dell’ultima permanenza dell’artista in terra di Bari. Nient’altro che un vuoto, davanti alla costa adriatica, la cui immagine è in grado di suscitare un particolare senso di stordimento ed il diluirsi diventa incipit e conclusione del percorso di conoscenza. Il vuoto alimenta quella sorta di flusso di coscienza joyciano cheè l’arte di Giovanni Ozzola e che viene costantemente tradottai n immagini attraverso i media espressivi più vari.
Nella già vasta produzione artistica di Ozzola, abituato a sperimentare le immense possibilità della fotografia e della video-arte, rappresentano un motivo di assoluta novità le incisioni nelle ardesie. E’ la prima volta che l’artista si misura su un’idea che, per quanto istintiva, sembra essere cucita addosso al luogo che le fa da scenario: da un lato Bari, il suo vincolo indissolubile con il mare, dall’altro Palazzo Verrone, con la sua facciata che le varie epoche hanno saputo trasformare in uno splendido ibrido architettonico.
Il mare, il tempo e il loro comune scorrere, legame indissolubile tra l’uomo e la propria natura di esploratore del mondo e di sé stesso.
Bari e l’eterno/materno abbraccio del mare, con il quale Giovanni Ozzola sembra aver stretto un profondo legame, accolgono X. Le sue creazioni hanno sempre saputo raccontare magistralmente la luce, il tempo e l’orizzonte, temi che vengono costantemente trattati secondo un’estetica ricca di simbologie, di misticismo ed assai povera di “matematica”: Ozzola tiene particolarmente ad affermare la propria natura di “artista istintivo”.
Sono molte, e nella forma tutte estremamente diverse le une dalle altre, le opere che Ozzola prevede di esporre per il primissimo atto di Doppelgaenger. Il comune denominatore è l’esplorazione. Navigare, esplorare, viaggiare, sono azioni complesse per mezzo delle quali l’uomo, affrontando paure ancestrali, riesce a collocarsi nello spazio e nel tempo. La coscienza di questo cammino
diviene mezzo per la conoscenza di sé stessi. Su quattordici pietre d’ardesia sono state incise le rotte intraprese dai grandi navigatori ed esploratori: da Colombo a Magellano, da Zheng He a Charles Darwin; mappe caratterizzate dalla totale assenza di geografia e nelle quali il viaggio – l’essere partiti e l’aver fatto ritorno – stabilisce sui luoghi una supremazia inesorabile.
In Giovanni Ozzola è forte il desiderio di affrontare luoghi mai conosciuti, di andare verso l’ignoto, di essere naufrago, tutte tappe di un viaggio consapevole.
Conclusione del percorso espositivo è un lavoro fotografico che rappresenta l’orizzonte, ennesimo di una serie inarrestabile e frutto dell’ultima permanenza dell’artista in terra di Bari. Nient’altro che un vuoto, davanti alla costa adriatica, la cui immagine è in grado di suscitare un particolare senso di stordimento ed il diluirsi diventa incipit e conclusione del percorso di conoscenza. Il vuoto alimenta quella sorta di flusso di coscienza joyciano cheè l’arte di Giovanni Ozzola e che viene costantemente tradottai n immagini attraverso i media espressivi più vari.
Nella già vasta produzione artistica di Ozzola, abituato a sperimentare le immense possibilità della fotografia e della video-arte, rappresentano un motivo di assoluta novità le incisioni nelle ardesie. E’ la prima volta che l’artista si misura su un’idea che, per quanto istintiva, sembra essere cucita addosso al luogo che le fa da scenario: da un lato Bari, il suo vincolo indissolubile con il mare, dall’altro Palazzo Verrone, con la sua facciata che le varie epoche hanno saputo trasformare in uno splendido ibrido architettonico.
Il mare, il tempo e il loro comune scorrere, legame indissolubile tra l’uomo e la propria natura di esploratore del mondo e di sé stesso.
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