Art Up. Cristiano Pintaldi. Senza Titolo (2011)
Cristiano Pintaldi. Senza Titolo (2011)
Dal 16 Giugno 2014 al 10 Luglio 2014
Bergamo | Visualizza tutte le mostre a Bergamo
Luogo: Chiostro di Santa Marta - UBI Banca Popolare di Bergamo
Indirizzo: piazza Vittorio Veneto 8
Orari: da lunedì a venerdì 8:20-13:20 / 14:40-16:10
Curatori: Enrico De Pascale
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 035 392111
E-Mail info: chiara.zambotti@ubibanca.it
Sito ufficiale: http://www.ubibanca.it/
Per il suo sesto appuntamento ART UP propone l’esposizione dell’opera Senza Titolo (2001) di Cristiano Pintaldi.
Incontri ravvicinati con la collezione d’arte di Banca Popolare di Bergamo a cura di Enrico De Pascale
L’immagine raffigura il volto in primissimo piano di una giovane donna il cui sguardo malinconico è puntato dritto verso l’osservatore. La fisionomia del personaggio, la sua espressione un pò assorta e la tonalità uniforme della tavolozza ci trasportano direttamente nel mondo fittizio dell’universo mediatico, quello della televisione e dei computers che accompagnano ormai quotidianamente la nostra esistenza.
La pittura di Pintaldi sviluppa infatti un’iconografia che ha il suo serbatoio nel mondo della realtà digitale, in quelle immagini elettroniche che nella società globalizzata costituiscono l’immaginario di ciascuno di noi. Alla velocità del flusso delle immagini l’artista oppone il ritmo volutamente, esasperatamente lento della sua tecnica, fatta di punti-luce simili ai pixel delle immagini digitali; piccoli tocchi stesi con estrema precisione in una gamma cromatica ristretta ai colori rosso, verde e blu, con diversi gradi di luminosità. Al ritmo ossessivo della civiltà contemporanea, alluvionata dal flusso incessante delle immagini, Pintaldi oppone il fascino di un tempo “ritrovato” nella programmatica (e anacronistica) lentezza della tecnica pittorica. L’artista edifica infatti i suoi dipinti con certosina, artigianale applicazione, ponendo una accanto all’altra, come tanti mattoncini colorati, miriadi di pennellate puntiformi. Come già nei mosaici bizantini e nell’Optical Art il principio compositivo dell’immagine si basa sul fenomeno percettivo della sintesi retinica, capace di unificare nel nostro occhio quanto nella realtà è diviso e scomposto in unità elementari (i punti di colore- sulla tela, i pixel sullo schermo televisivo).
Cristiano Pintaldi (Roma 1970)
Con la sua tecnica personalissima, che da quei linguaggi è direttamente ispirata, Pintaldi realizza tele virtuosistiche che rinnovano alla radice una tradizione antichissima, che dai mosaici romani passa per il Pointillisme francese fino al fotorealismo di Chuck Close e degli iperrealisti americani. Il suo però è un virtuosismo “privo di emozione e di compiacimento, perchè la manualità è raffreddata da un’esecuzione quasi meccanica, mediata dall’uso di una mascherina realizzata al computer”.(L.Beatrice). Nel 1998 una sua personale è stata allestita alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna a cura di Roberto Daolio. Al 2011 risale la grande antologica Lucid dreams a cura di A.Bonito Oliva presso l’Ex Cantiere Navale di Castello (LIV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia).
Incontri ravvicinati con la collezione d’arte di Banca Popolare di Bergamo a cura di Enrico De Pascale
L’immagine raffigura il volto in primissimo piano di una giovane donna il cui sguardo malinconico è puntato dritto verso l’osservatore. La fisionomia del personaggio, la sua espressione un pò assorta e la tonalità uniforme della tavolozza ci trasportano direttamente nel mondo fittizio dell’universo mediatico, quello della televisione e dei computers che accompagnano ormai quotidianamente la nostra esistenza.
La pittura di Pintaldi sviluppa infatti un’iconografia che ha il suo serbatoio nel mondo della realtà digitale, in quelle immagini elettroniche che nella società globalizzata costituiscono l’immaginario di ciascuno di noi. Alla velocità del flusso delle immagini l’artista oppone il ritmo volutamente, esasperatamente lento della sua tecnica, fatta di punti-luce simili ai pixel delle immagini digitali; piccoli tocchi stesi con estrema precisione in una gamma cromatica ristretta ai colori rosso, verde e blu, con diversi gradi di luminosità. Al ritmo ossessivo della civiltà contemporanea, alluvionata dal flusso incessante delle immagini, Pintaldi oppone il fascino di un tempo “ritrovato” nella programmatica (e anacronistica) lentezza della tecnica pittorica. L’artista edifica infatti i suoi dipinti con certosina, artigianale applicazione, ponendo una accanto all’altra, come tanti mattoncini colorati, miriadi di pennellate puntiformi. Come già nei mosaici bizantini e nell’Optical Art il principio compositivo dell’immagine si basa sul fenomeno percettivo della sintesi retinica, capace di unificare nel nostro occhio quanto nella realtà è diviso e scomposto in unità elementari (i punti di colore- sulla tela, i pixel sullo schermo televisivo).
Cristiano Pintaldi (Roma 1970)
Con la sua tecnica personalissima, che da quei linguaggi è direttamente ispirata, Pintaldi realizza tele virtuosistiche che rinnovano alla radice una tradizione antichissima, che dai mosaici romani passa per il Pointillisme francese fino al fotorealismo di Chuck Close e degli iperrealisti americani. Il suo però è un virtuosismo “privo di emozione e di compiacimento, perchè la manualità è raffreddata da un’esecuzione quasi meccanica, mediata dall’uso di una mascherina realizzata al computer”.(L.Beatrice). Nel 1998 una sua personale è stata allestita alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna a cura di Roberto Daolio. Al 2011 risale la grande antologica Lucid dreams a cura di A.Bonito Oliva presso l’Ex Cantiere Navale di Castello (LIV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia).
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