Pendulum. Merci e persone in movimento. Immagini dalla Collezione di Fondazione Mast

© Mimmo Jodice | Mimmo Jodice Napoli, Manifestazione a Piazza Garibaldi / Naples, 1967. Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print, 19,3x29 cm.

 

Dal 04 Ottobre 2018 al 13 Gennaio 2019

Bologna

Luogo: MAST. Gallery

Indirizzo: via Speranza 42

Orari: Martedì - Domenica 10-19

Curatori: Urs Sthael

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.mast.org


Comunicato Stampa:
In occasione dei 5 anni di apertura dell’omonimo Centro culturale multifunzionale, la FONDAZIONE MAST espone una selezione di opere dalla propria collezione di fotografie e immagini in movimento sul tema Industria e Lavoro. 

Oltre 250 immagini storiche e contemporanee di 65 artisti di tutto il mondo mostrano la genialità e l’energia che negli ultimi due secoli hanno spinto gli uomini a progettare mezzi e infrastrutture per muovere merci, persone e dati.
 
La nuova mostra, a cura di Urs Sthael, allestita negli spazi espositivi della PhotoGallery, propone una riflessione, a più voci, sul tema della velocità che caratterizza l’attuale società globale. Il pendolo simboleggia questo moto perenne del mondo e dei suoi abitanti nello spazio e nel tempo. Il suo oscillare è sinonimo di cambiamenti improvvisi d'opinione, di convinzioni che si ribaltano nel loro esatto contrario. Inoltre, la sua immagine evoca il traffico pendolare, i milioni di persone che la mattina presto per lavoro raggiungono il centro delle città e la sera tornano stanche ai loro quartieri dormitorio. Ma il pendolo è anche un simbolo valido per i traffici in genere, per quel perenne scambio di merci a fronte di altre merci, di denaro, di promesse.
A questo dinamismo incessante si contrappone un fenomeno di segno opposto come spiega Urs Stahel: “Da decenni si continua ad aumentare il ritmo e la velocità: la crescente accelerazione dei processi economici e sociali è iniziata ai primordi della rivoluzione industriale fino a toccare oggi livelli vertiginosi.Il solo fenomeno che ci spinge a rallentare il passo, a cercare persino di fermare tutto, è quello delle migrazioni. Le uniche barriere esistenti sono quelle che frenano i perdenti locali e globali della modernità.”
La mostra illustra visivamente le energie contrastanti e diametralmente opposte che si sprigionano da questi due fenomeni: da una parte la forza prorompente dei motori, l'enorme accelerazione, i mezzi di trasporto trasformati in feticcio del nostro tempo e dall’altra il rallentamento, la brusca, violenta frenata, il blocco dei flussi di persone che migrano.

Psychomotor di Rémy Markowitsch, le fotografie che Robert Doisneau ha dedicato agli stabilimenti Renault e il Paint Shopdella BMW ritratto da Edgar Martins, le auto da corsa di Ugo Mulas e il monumentale trittico in onore del feticcio-automobile di Luciano Rigolini impattano contro le complesse installazioni di Ulrich Gebert Xavier Ribas sul tema della migrazione e del nomadismo allestite sulle pareti della PhotoGallery.

I container di Sonja Braas, l'epopea dei truckersdi Annica Karlsson Rixon, la serie di Yto Barrada sui manovali narrano con immagini forti e suggestive il trasporto di merci e il trasferimento di persone costrette a muoversi per lavoro. Nei suoi intensi ritratti quasi in bianco e nero, Helen Levitt fotografa i pendolari nelle metropolitane degli anni settanta e ottanta, ne indaga gli stati d'animo, gli umori, mentre David Goldblatt, con le sue immagini scure, cupe, documenta la fatica di affrontare quattro ore di viaggio in autobus per recarsi al lavoro e lo sforzo ancora maggiore necessario a percorrere il tragitto inverso dopo un turno di dieci ore. Nella sua video installazione Jacqueline Hassink ritrae i pendolari moderni in sette città del nostro mondo globalizzato e mostra come ognuno di loro si muova i due modi: prima di tutto verso la propria destinazione, il posto di lavoro, e contemporaneamente in un perenne viaggio virtuale con il telefono cellulare o il tablet su cui tutti, senza eccezione, tengono gli occhi puntati. 

Richard Mosse 
associa il commercio globale alle migrazioni: nell'opera lunga sette metri dal titolo Skaramaghascentinaia di container occupano un'area portuale. Lungo il margine sinistro dell'immagine la sua termocamera, uno strumento ottico in grado di rilevare differenze di calore a trenta chilometri di distanza, fotografa il trasporto di merci lungo le rotte mondiali, mentre sulla destra, gli stessi container sono impiegati come abitazioni per i migranti. Individui rimasti bloccati, persone che non possono andare avanti né tornare indietro e che temono il momento in cui sapranno se hanno ottenuto il permesso di proseguire il viaggio o se invece verranno reimbarcate verso il paese d'origine. Un'unica immagine che condensa tutto il sistema. 

Testo di Urs Sthael in allegato

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
COMMENTI