Novecento mai visto. Capolavori dalla Daimler Art Collection. From Albers to Warhol to (now)
Dal 8 March 2013 al 30 June 2013
Brescia
Luogo: Santa Giulia Museo della Città
Indirizzo: via Musei 81
Orari: da martedì a domenica 9.30-17.30; mercoledì fino alle 22. Dal 16 giugno da martedì a domenica 10.30-19; mercoledì fino alle 22
Curatori: Renate Wiehager
Enti promotori:
- Comune di Brescia
- Mercedes-Benz Italia
Costo del biglietto: intero € 10, ridotto € 7.50/ 5.50
Telefono per informazioni: +39 030 2977833/ 834
E-Mail info: santagiulia@bresciamusei.com
Sito ufficiale: http://www.novecentomaivisto.it
Occasione unica in Italia per chi voglia ammirare i capolavori accolti dalla Daimler Art Collection di Stoccarda, per la prima volta concessi al nostro Paese. ”NOVECENTO MAI VISTO. From Albers to Warhol to (now)” saranno esposti a Brescia, in Santa Giulia, dal 7 marzo al 30 giugno per iniziativa del Comune di Brescia e di Mercedes-Benz Italia.
La celebre Collezione tedesca è il frutto di 35 anni di attenti investimenti in arte contemporanea. E’ ricca di oltre duemila opere di quasi settecento artisti internazionali.
A Brescia, per questa mostra, giungerà il fior fiore della Collezione: circa 150 opere, appositamente individuate per il pubblico italiano. E’ dal 2003 che ha preso il via la consuetudine di esposizioni in diversi Paesi di parti della Daimler Art Colection. In questi vent’anni opere della celebre raccolta sono state presentate in grandi musei in Europa, Stati Uniti, Sudafrica, Sudamerica e Asia, ma mai in Italia. Ora la lacuna è colmata dalla mostra in Santa Giulia a Brescia, la “Città delle Mille Miglia”.
Costola artistica della Mercedes Benz, la Collezione, oltre al ricco patrimonio dedicato alle idee astratto-costruttive, concettuali o minimaliste del XX secolo, comprende anche alcune significative opere su commissione dedicate all’ “automobile”, che vanno da Warhol a Robert Longo, da Szarek a Silvye Fleury. Proprio questa sezione cars related, opportunamente contestualizzata in un ricco e coerente percorso, sarà visibile a Brescia, dove spiccano le opere di Warhol di inizio anni settanta dedicate al famoso modello automobilistico “Ali di Gabbiano”.
Il percorso curato da Renate Wiehager, direttrice della Daimler Art Collection, muove i primi passi dalle opere considerate del periodo “classico” tedesco, con esponenti del Bauhaus, in particolare artisti riconducibili alla stretta cerchia di Adolf Hölzel. Artisti da cui nacquero tendenze dell'Astrattismo e del Costruttivismo importanti per la Germania, in contrasto con le scuole figurativamente-espressive come quella di Lipsia o di Berlino, determinando anche i successivi sviluppi del Bauhaus. Presenti nel percorso e di particolare impatto le raffigurazioni stereometriche di Schlemmer, e le forme cromatiche surreali di Baumeister.
Uno dei primi focus dell’esposizione a seguire è la sala dedicata al Movimento Zero (1957–1968 ).
Al gruppo ‹Zero› come movimento europeo sono legati i nomi di Enrico Castellani, Dadamaino, Sanguineti, Morrelet e Jan Henderikse. Pur presentandosi con concetti e strategie di produzione individuali, gli artisti concordavano nelle loro riflessioni di base: monocromia e serialità, luce e movimento, sviluppo di opere per spazi, piazze e città, conquista di una nuova unità fra natura, essere umano e tecnica. Una suggestione che il percorso vuole restituire.
I successivi movimenti artistici come la Minimal Art e l'Arte Concettuale sono riccamente sviluppati negli spazi a seguire, da Peter Roher a Dan Graham; uno spazio ampio è dedicato all’opera di John M. Armleder e si compone di quadri, oggetti, installazioni, sculture ecc. con gli stili, i dogmi e gli ‹ismi› dell'arte del XX secolo, al contempo parafrasandoli, distruggendoli e ridefinendoli.
Ricca la sezione dedicata alla parte video e alla fotografia, dove il percorso si fa monografico intorno a Parrino e Sylvie Fleury.
Due gli artisti contemporanei cui verranno commissionate opere site specific da collocarsi nel museo, anche nel percorso archeologico: l'artista svizzero Nic Hess, e l’italiano Luca Trevisani.
La celebre Collezione tedesca è il frutto di 35 anni di attenti investimenti in arte contemporanea. E’ ricca di oltre duemila opere di quasi settecento artisti internazionali.
A Brescia, per questa mostra, giungerà il fior fiore della Collezione: circa 150 opere, appositamente individuate per il pubblico italiano. E’ dal 2003 che ha preso il via la consuetudine di esposizioni in diversi Paesi di parti della Daimler Art Colection. In questi vent’anni opere della celebre raccolta sono state presentate in grandi musei in Europa, Stati Uniti, Sudafrica, Sudamerica e Asia, ma mai in Italia. Ora la lacuna è colmata dalla mostra in Santa Giulia a Brescia, la “Città delle Mille Miglia”.
Costola artistica della Mercedes Benz, la Collezione, oltre al ricco patrimonio dedicato alle idee astratto-costruttive, concettuali o minimaliste del XX secolo, comprende anche alcune significative opere su commissione dedicate all’ “automobile”, che vanno da Warhol a Robert Longo, da Szarek a Silvye Fleury. Proprio questa sezione cars related, opportunamente contestualizzata in un ricco e coerente percorso, sarà visibile a Brescia, dove spiccano le opere di Warhol di inizio anni settanta dedicate al famoso modello automobilistico “Ali di Gabbiano”.
Il percorso curato da Renate Wiehager, direttrice della Daimler Art Collection, muove i primi passi dalle opere considerate del periodo “classico” tedesco, con esponenti del Bauhaus, in particolare artisti riconducibili alla stretta cerchia di Adolf Hölzel. Artisti da cui nacquero tendenze dell'Astrattismo e del Costruttivismo importanti per la Germania, in contrasto con le scuole figurativamente-espressive come quella di Lipsia o di Berlino, determinando anche i successivi sviluppi del Bauhaus. Presenti nel percorso e di particolare impatto le raffigurazioni stereometriche di Schlemmer, e le forme cromatiche surreali di Baumeister.
Uno dei primi focus dell’esposizione a seguire è la sala dedicata al Movimento Zero (1957–1968 ).
Al gruppo ‹Zero› come movimento europeo sono legati i nomi di Enrico Castellani, Dadamaino, Sanguineti, Morrelet e Jan Henderikse. Pur presentandosi con concetti e strategie di produzione individuali, gli artisti concordavano nelle loro riflessioni di base: monocromia e serialità, luce e movimento, sviluppo di opere per spazi, piazze e città, conquista di una nuova unità fra natura, essere umano e tecnica. Una suggestione che il percorso vuole restituire.
I successivi movimenti artistici come la Minimal Art e l'Arte Concettuale sono riccamente sviluppati negli spazi a seguire, da Peter Roher a Dan Graham; uno spazio ampio è dedicato all’opera di John M. Armleder e si compone di quadri, oggetti, installazioni, sculture ecc. con gli stili, i dogmi e gli ‹ismi› dell'arte del XX secolo, al contempo parafrasandoli, distruggendoli e ridefinendoli.
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