Ugo Giletta. Approcci al concreto
Ugo Giletta, Testa
Dal 23 Luglio 2021 al 1 Novembre 2021
Saluzzo | Cuneo | Visualizza tutte le mostre a Cuneo
Luogo: Villa Belvedere già Radicati
Indirizzo: Via San Bernardino 17
Orari: sabato dalle 15,00 alle 18,30; domenica dalle 10,30 alle 18,30 e su appuntamento al numero: 333 4414980
Curatori: Lorand Hegyi
E-Mail info: info@villabelvedereradicati.it
A Saluzzo, il 23 luglio alle ore 18, a villa Belvedere già Radicati, inaugura la mostra di Ugo Giletta “Approcci al concreto” curata dal critico e storico d’arte Lorand Hegyi.
Il percorso della mostra si sviluppa all’interno dell’intera struttura della Villa trecente- sca, a partire dalle sale del piano terreno per salire al primo e secondo piano fino alla loggetta dove è possibile inquadrare il panorama offerto dalla Villa tutt’attorno, in una veduta aperta.
Ugo Giletta, in questo contesto, ha creato un percorso molto sensibile, attento e poco invasivo negli spazzi che ospitano le sue opere esposte. L’originalità del luogo - che trattiene ancora il sapore veramente antico – ha portato l’artista a presentare una ses- santina di opere realizzate in un arco di tempo che va dal 1998 fino ad oggi senza l’intenzione di un aspetto retrospettivo. Nonostante l’intento sia quello di far dialogare i lavori esposti con l’arredo esistente, la tematica del lavoro di Ugo Giletta mantiene fortemente l’originalità della sua ricerca artistica.
L’insieme dei lavori suggerisce, come dalle parole di Lorand Hegyi che ha scritto il testo nel catalogo, “Una enigmaticità misteriosa ed angosciante, interrogativa e destabiliz- zante si manifesta nell‘opera artistica di Ugo Giletta, che lavora coerentemente e quasi esclusivamente con il volto umano, con un archetipo sensuale, arcaico, atemporale e sovversivo, dell’Uomo. Le sue figure non sono ritratti, non sono raffigurazioni di per- sone identificabili, non sono la «proprietà» esclusiva di un individuo concreto. La con- cretezza sensuale e suggestiva di questi volti enigmatici e disturbanti non è derivata da una autonoma personalità particolare, ma aspira a una identità transpersonale, a una potenzialità dell’identità. [...] Come in un eterno stato di attesa esse stanno in un non-luogo, in un vuoto indefinito, dove però in ogni attimo può verificarsi una meta- morfosi, un mutamento di stato fondamentale, drammatico, una rivalutazione radicale della loro essenza e storia.”
A proposito dell’entità del “concreto”, che appare anche nel titolo della mostra “Approc- ci al concreto”, Lorand Hegyi scrive nel suo saggio: “Ciò che resta è il silenzio, il deside- rio, l’inestinto della sostanzialità. Le teste di Ugo Giletta arrivano dal niente, esistano nel niente, partano dal niente, senza spiegazione e certificazione della loro presenza. Sono qui, con noi, come qualcuno non invitato, non conosciuto, ma evidentemente autentico. Il loro silenzio può essere angosciante ed irritante, ma irradia una oggettività indiscutibile, un testimone di un’esistenza tangibile, ma enigmatica e fuori dal tempo reale. Loro creano un istante singolare, concreto, determinante, ma non integrabile nel nostro tempo storico. Il loro vero tempo è la durevolezza della ricerca di una possibile concretizzazione, di una incarnazione, di una materializzazione della possibilità della coerenza sostanziale in un’epoca senza evidenze, senza certezze. La possibilità del con- creto resta il grande mistero”.
Il complesso della Villa Belvedere, conosciuto anche come Villa Radicati o Villa dell’Eco, è immerso nel paesaggio collinare non distante dal centro storico di Saluzzo, sulla stra- da che collega il Castello Marchionale e il Castello della Manta, ed è così denominato per il panorama che si può ammirare dalla terrazza rivolta a sud-est. La Villa nacque intorno al 1300 come avamposto di controllo. All’inizio del Quattrocento venne utilizzata dai Marchesi di Saluzzo come casina di cac- cia, successivamente trasformata dal marchese Ludovico II in dimora per la giovane sposa Margherita di Foix, che non riusciva ad ambientarsi nell’austera Castiglia. Verso la metà del Cinquecento divenne proprietà di Ludovico Birago, governatore di Saluzzo per la Francia, grazie al quale assunse l’aspetto attuale. All’inizio del Settecento venne acquistata dalla famiglia dei conti Radicati di Passerano e Marmorito e posseduta fino al 1977, anno in cui divenne proprietà del Comune di Saluzzo per volontà testamentaria della Contessa Anna Maria Radicati Gallotti, ultima discendente della casata.
Il percorso della mostra si sviluppa all’interno dell’intera struttura della Villa trecente- sca, a partire dalle sale del piano terreno per salire al primo e secondo piano fino alla loggetta dove è possibile inquadrare il panorama offerto dalla Villa tutt’attorno, in una veduta aperta.
Ugo Giletta, in questo contesto, ha creato un percorso molto sensibile, attento e poco invasivo negli spazzi che ospitano le sue opere esposte. L’originalità del luogo - che trattiene ancora il sapore veramente antico – ha portato l’artista a presentare una ses- santina di opere realizzate in un arco di tempo che va dal 1998 fino ad oggi senza l’intenzione di un aspetto retrospettivo. Nonostante l’intento sia quello di far dialogare i lavori esposti con l’arredo esistente, la tematica del lavoro di Ugo Giletta mantiene fortemente l’originalità della sua ricerca artistica.
L’insieme dei lavori suggerisce, come dalle parole di Lorand Hegyi che ha scritto il testo nel catalogo, “Una enigmaticità misteriosa ed angosciante, interrogativa e destabiliz- zante si manifesta nell‘opera artistica di Ugo Giletta, che lavora coerentemente e quasi esclusivamente con il volto umano, con un archetipo sensuale, arcaico, atemporale e sovversivo, dell’Uomo. Le sue figure non sono ritratti, non sono raffigurazioni di per- sone identificabili, non sono la «proprietà» esclusiva di un individuo concreto. La con- cretezza sensuale e suggestiva di questi volti enigmatici e disturbanti non è derivata da una autonoma personalità particolare, ma aspira a una identità transpersonale, a una potenzialità dell’identità. [...] Come in un eterno stato di attesa esse stanno in un non-luogo, in un vuoto indefinito, dove però in ogni attimo può verificarsi una meta- morfosi, un mutamento di stato fondamentale, drammatico, una rivalutazione radicale della loro essenza e storia.”
A proposito dell’entità del “concreto”, che appare anche nel titolo della mostra “Approc- ci al concreto”, Lorand Hegyi scrive nel suo saggio: “Ciò che resta è il silenzio, il deside- rio, l’inestinto della sostanzialità. Le teste di Ugo Giletta arrivano dal niente, esistano nel niente, partano dal niente, senza spiegazione e certificazione della loro presenza. Sono qui, con noi, come qualcuno non invitato, non conosciuto, ma evidentemente autentico. Il loro silenzio può essere angosciante ed irritante, ma irradia una oggettività indiscutibile, un testimone di un’esistenza tangibile, ma enigmatica e fuori dal tempo reale. Loro creano un istante singolare, concreto, determinante, ma non integrabile nel nostro tempo storico. Il loro vero tempo è la durevolezza della ricerca di una possibile concretizzazione, di una incarnazione, di una materializzazione della possibilità della coerenza sostanziale in un’epoca senza evidenze, senza certezze. La possibilità del con- creto resta il grande mistero”.
Il complesso della Villa Belvedere, conosciuto anche come Villa Radicati o Villa dell’Eco, è immerso nel paesaggio collinare non distante dal centro storico di Saluzzo, sulla stra- da che collega il Castello Marchionale e il Castello della Manta, ed è così denominato per il panorama che si può ammirare dalla terrazza rivolta a sud-est. La Villa nacque intorno al 1300 come avamposto di controllo. All’inizio del Quattrocento venne utilizzata dai Marchesi di Saluzzo come casina di cac- cia, successivamente trasformata dal marchese Ludovico II in dimora per la giovane sposa Margherita di Foix, che non riusciva ad ambientarsi nell’austera Castiglia. Verso la metà del Cinquecento divenne proprietà di Ludovico Birago, governatore di Saluzzo per la Francia, grazie al quale assunse l’aspetto attuale. All’inizio del Settecento venne acquistata dalla famiglia dei conti Radicati di Passerano e Marmorito e posseduta fino al 1977, anno in cui divenne proprietà del Comune di Saluzzo per volontà testamentaria della Contessa Anna Maria Radicati Gallotti, ultima discendente della casata.
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