Arte della Magna Grecia. La Collezione Colombo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Dal 10 Aprile 2013 al 20 Maggio 2013
Firenze
Luogo: Museo Archeologico Nazionale
Indirizzo: piazza della SS. Annunziata 9
Orari: 8.30-14; da martedì a venerdì 8.30-19.30
Enti promotori:
- Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale
Telefono per informazioni: +39 055 2357720/ 2357717
E-Mail info: margherita.viola@beniculturali.it
Sito ufficiale: http://www.archeotoscana.beniculturali.it/
La mostra presenta al pubblico un lotto della Collezione ‘Giuseppe Colombo’, che nel 2012 fu acquistato dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze grazie ad un finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale.
La raccolta si era formata in Italia Meridionale (Puglia, Basilicata e Calabria) tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ad opera di Carlo Colombo (Inarzo 1827 – Messina 1908, vittima del terremoto) e di suo figlio Giovanni Battista (San Vito Chietino 1863 – Bologna 1944), titolari dell’impresa ferroviaria che aveva realizzato i primi tratti della linea “Jonica” Calabro-Lucana, che ancora oggi collega il Golfo di Taranto con la punta dello Stivale.
Suddivisa dalla storia familiare in tre distinti nuclei, oggi ricomposti a Firenze, se ne espone qui un’ampia scelta anche della parte non ancora acquisita dallo Stato, che si auspica di poter presto far confluire nelle collezioni del Museo Archeologico di Firenze, in modo da poterli affiancare a quanto ereditato dai Medici e dai Lorena (reperti che è possibile ammirare nelle sale adiacenti al percorso della mostra) e così costituire a Firenze una delle più importanti raccolte di arte vascolare italiota al di fuori del Meridione d’Italia.
Passata attraverso vicende che ne videro lo spostamento da Foggia a Bari, a Roma, a Firenze e uscita indenne dai bombardamenti che colpirono Roma durante la Seconda Guerra Mondiale, la Collezione è estremamente coerente ed omogenea, essendo costituita da reperti provenienti da tombe e santuari del versante jonico della Magna Graecia e da contesti databili principalmente al IV secolo a.C.
Di tale ambito geografico-culturale e di tale arco cronologico, essa offre un repertorio vasto e rappresentativo, attraverso una serie di quarantuno splendidi e pregiati vasi apuli, lucani, dauni, peucezi, terrecotte figurate e bronzi (e non mancano esemplari in oro, alabastro, vetro e piombo), che documentano diversi aspetti della cultura materiale italiota: da quelli più comuni e di massa alle produzioni più elaborate e impegnative, destinate a quei committenti italici che evidentemente molto le apprezzarono, fino a riempirne i loro sepolcri.
Notevole il repertorio iconografico dei vasi esposti, che tra le molte scene dionisiache e di corteggiamento, di inseguimenti amorosi, di preparazione alle nozze e di divinità propiziatrici, include anche alcune rarità come Atena che suona l’aulos, il doppio “flauto” da lei stessa inventato (come ricorda Pindaro nella Dodicesima Pitica), o il dio Pan che danza sulle zampe caprine.
La raccolta si era formata in Italia Meridionale (Puglia, Basilicata e Calabria) tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ad opera di Carlo Colombo (Inarzo 1827 – Messina 1908, vittima del terremoto) e di suo figlio Giovanni Battista (San Vito Chietino 1863 – Bologna 1944), titolari dell’impresa ferroviaria che aveva realizzato i primi tratti della linea “Jonica” Calabro-Lucana, che ancora oggi collega il Golfo di Taranto con la punta dello Stivale.
Suddivisa dalla storia familiare in tre distinti nuclei, oggi ricomposti a Firenze, se ne espone qui un’ampia scelta anche della parte non ancora acquisita dallo Stato, che si auspica di poter presto far confluire nelle collezioni del Museo Archeologico di Firenze, in modo da poterli affiancare a quanto ereditato dai Medici e dai Lorena (reperti che è possibile ammirare nelle sale adiacenti al percorso della mostra) e così costituire a Firenze una delle più importanti raccolte di arte vascolare italiota al di fuori del Meridione d’Italia.
Passata attraverso vicende che ne videro lo spostamento da Foggia a Bari, a Roma, a Firenze e uscita indenne dai bombardamenti che colpirono Roma durante la Seconda Guerra Mondiale, la Collezione è estremamente coerente ed omogenea, essendo costituita da reperti provenienti da tombe e santuari del versante jonico della Magna Graecia e da contesti databili principalmente al IV secolo a.C.
Di tale ambito geografico-culturale e di tale arco cronologico, essa offre un repertorio vasto e rappresentativo, attraverso una serie di quarantuno splendidi e pregiati vasi apuli, lucani, dauni, peucezi, terrecotte figurate e bronzi (e non mancano esemplari in oro, alabastro, vetro e piombo), che documentano diversi aspetti della cultura materiale italiota: da quelli più comuni e di massa alle produzioni più elaborate e impegnative, destinate a quei committenti italici che evidentemente molto le apprezzarono, fino a riempirne i loro sepolcri.
Notevole il repertorio iconografico dei vasi esposti, che tra le molte scene dionisiache e di corteggiamento, di inseguimenti amorosi, di preparazione alle nozze e di divinità propiziatrici, include anche alcune rarità come Atena che suona l’aulos, il doppio “flauto” da lei stessa inventato (come ricorda Pindaro nella Dodicesima Pitica), o il dio Pan che danza sulle zampe caprine.
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