Leopoldo Innocenti. Terreni Contaminati

Leopoldo Innocenti, Frammenti, pigmento su carta, cm. 100x100
Dal 28 Maggio 2021 al 15 Giugno 2021
Firenze
Luogo: Galleria d’arte La Fonderia
Indirizzo: Via della Fonderia 42R
Orari: dal lunedì al venerdì 10 - 13 / 15:30 - 20, sabato 10-13
Curatori: Mattia Lapperier
Telefono per informazioni: +39 055 221758
E-Mail info: info@galleriafonderia.com
Sito ufficiale: http://www.galleriafonderia.com
Il giorno 28 maggio si riaccendono le luci della Galleria la Fonderia, sita al 42 rosso dell’omonima via, su prenotazione. L’onore della ripartenza che il gallerista Niccolò Mannini si augura abbia ora un continuum definitivo è stato ‘affidato’ a Leopoldo Innocenti, giovane artista fiorentino classe 1994, formatosi in quella ‘sacra’ istituzione che è l’Accademia di Belle Arti di Firenze, diploma in arti pittoriche.
“Terreni contaminati” questo il titolo pluralmente evocativo scelto per l’esposizione. Una contaminazione, quella cui si fa riferimento, che riguarda anzitutto il disordine, ordinatissimo, col quale l’artista rende visibile l’invisibile con dipinti affollati di personaggi, di visioni e, in definitiva, di migrazioni psichiche, e che si fa concreta nelle modalità con cui è utilizzata la carta dei dipinti che viene strappata, frantumata, infine incollata e così diviene elemento primario della ricerca di Innocenti.
E’ interessante, e singolare, notare che il processo creativo messo in atto da Innocenti non è dissimile da quello con cui prepara, concima e osserva svilupparsi il suo giardino, contiguo, in piena città, allo studio ove nascono le ‘altre’ sue opere; del resto a lui piace definirsi “giardiniere dell’arte” e i suoi lavori sono preparati come è preparato il terreno prima della semina. Ed è questa un’ulteriore, evidente contaminazione; che, senza perdersi nel terreno di una presunta dicotomia generativa, si rintraccia nell’inarrestabilità del processo creativo una volta che è posto in essere.
Il superamento del pregiudizio, stereotipato, nei confronti dei vincoli formali e culturali, quest’artista lo gestisce con le sue forze, nella consapevolezza di non dovere, e non volere, postulati che condizionino i suoi lavori. Così genera racconti che attingono alla personale riserva e fucina di ricordi, pensieri, ossessioni, sogni, suggestioni, li assembla, li plasma con colori che sono pigmenti autoprodotti, il più delle volte fortemente diluiti, e la sua narrazione si presenta pregna di quell’inquietudine che incontriamo quando ci riesce di non tenere a briglia corta il nostro più intimo pensare; questo processo, nella poetica di Innocenti, si realizza abdicando alla tentazione di mediare tra forma e pensiero, spiritualità e materia.
La mostra sarà curata dal critico d’arte Mattia Lapperier, il quale, a proposito dei dipinti in mostra ha parlato di ‘enigmatici mosaici dell’inconscio’ e li ha descritti così: ‘L’interiorità dell’artista si traduce in un vasto campionario di immagini ricorrenti, estrapolate dal proprio vissuto o emergenti dagli angoli più reconditi della psiche. Lupi dall’incedere minaccioso, voli confusi di piccioni, bizzarri alberi di banano (gli stessi che anni fa piantò dietro casa), venditori ambulanti o perfetti sconosciuti che affiorano, liberamente associati tra loro, da una composizione articolata su più livelli che ha molto in comune con la strutturata complessità di un ecosistema’.
Il giorno dell’inaugurazione, sarà presentata un’installazione, un’opera circolare, di ragguardevoli dimensioni, un metro e venti di diametro per uno e settanta di altezza. Poi, nei giorni successivi, e, perché no, negli anni a venire resterà per chi sarà presente, il ricordo di esser stato testimone del battesimo di un nuovo Outsider Artist. E, ci auguriamo, di una ripartenza collettiva.
“Terreni contaminati” questo il titolo pluralmente evocativo scelto per l’esposizione. Una contaminazione, quella cui si fa riferimento, che riguarda anzitutto il disordine, ordinatissimo, col quale l’artista rende visibile l’invisibile con dipinti affollati di personaggi, di visioni e, in definitiva, di migrazioni psichiche, e che si fa concreta nelle modalità con cui è utilizzata la carta dei dipinti che viene strappata, frantumata, infine incollata e così diviene elemento primario della ricerca di Innocenti.
E’ interessante, e singolare, notare che il processo creativo messo in atto da Innocenti non è dissimile da quello con cui prepara, concima e osserva svilupparsi il suo giardino, contiguo, in piena città, allo studio ove nascono le ‘altre’ sue opere; del resto a lui piace definirsi “giardiniere dell’arte” e i suoi lavori sono preparati come è preparato il terreno prima della semina. Ed è questa un’ulteriore, evidente contaminazione; che, senza perdersi nel terreno di una presunta dicotomia generativa, si rintraccia nell’inarrestabilità del processo creativo una volta che è posto in essere.
Il superamento del pregiudizio, stereotipato, nei confronti dei vincoli formali e culturali, quest’artista lo gestisce con le sue forze, nella consapevolezza di non dovere, e non volere, postulati che condizionino i suoi lavori. Così genera racconti che attingono alla personale riserva e fucina di ricordi, pensieri, ossessioni, sogni, suggestioni, li assembla, li plasma con colori che sono pigmenti autoprodotti, il più delle volte fortemente diluiti, e la sua narrazione si presenta pregna di quell’inquietudine che incontriamo quando ci riesce di non tenere a briglia corta il nostro più intimo pensare; questo processo, nella poetica di Innocenti, si realizza abdicando alla tentazione di mediare tra forma e pensiero, spiritualità e materia.
La mostra sarà curata dal critico d’arte Mattia Lapperier, il quale, a proposito dei dipinti in mostra ha parlato di ‘enigmatici mosaici dell’inconscio’ e li ha descritti così: ‘L’interiorità dell’artista si traduce in un vasto campionario di immagini ricorrenti, estrapolate dal proprio vissuto o emergenti dagli angoli più reconditi della psiche. Lupi dall’incedere minaccioso, voli confusi di piccioni, bizzarri alberi di banano (gli stessi che anni fa piantò dietro casa), venditori ambulanti o perfetti sconosciuti che affiorano, liberamente associati tra loro, da una composizione articolata su più livelli che ha molto in comune con la strutturata complessità di un ecosistema’.
Il giorno dell’inaugurazione, sarà presentata un’installazione, un’opera circolare, di ragguardevoli dimensioni, un metro e venti di diametro per uno e settanta di altezza. Poi, nei giorni successivi, e, perché no, negli anni a venire resterà per chi sarà presente, il ricordo di esser stato testimone del battesimo di un nuovo Outsider Artist. E, ci auguriamo, di una ripartenza collettiva.
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