Una Genova di Giorgio Bergami
© Giorgio Bergami
Dal 17 Luglio 2015 al 23 Agosto 2015
Genova | Visualizza tutte le mostre a Genova
Luogo: Palazzo Ducale
Indirizzo: piazza Matteotti 9
Orari: da martedì a venerdì 15-19; sabato e domenica 10-19
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 010 5574065
E-Mail info: palazzoducale@palazzoducale.genova.it
Sito ufficiale: http://www.palazzoducale.genova.it
“Non cercate in Giorgio Bergami un testimone, non lo è. Lui non testimonia, lui abita.
Il suo sguardo non è più alto, non è superiore, non è oggettivo, ma appartiene alla realtà.
La vive con gli occhi all’altezza degli occhi di tutti noi, abitatori con lui di questa nostra storia, delle nostre epoche, della nostra città. È un uomo della città che si prende cura della città, è un uomo della sua storia che ha sentimenti per la sua storia.
Abitatore del secolo ne è costruttore e manufatto. Ciò che vi mostra è quello che di sé è stato abitato da ciascuno di noi, con sguardo meno vigile, con abitudini meno mattiniere, con minore curiosità e più fievole passione; abbiamo tenuto le mani in tasca mentre lui le avvolgeva in una fotocamera.” Maurizio Maggiani
Genova e i genovesi sono i veri protagonisti di questa mostra. Bergami ha iniziato a ritrarli negli anni Cinquanta. Appena sedicenne inizia a collaborare con l’agenzia Publifoto, che rileverà nel ’58: «avevo solo i calzoncini corti, andavo in giro con quelli – racconta – e ho avuto la fortuna di conoscere subito i giornalisti e i reporter più noti in città». Da quella prima esperienza capisce che la sua strada è quella. Ha lavorato tanto nel cinema e nel teatro: «circa duemila spettacoli, che significa cinquemila giornate di lavoro. Fotografare gli attori durante le prove mi è servito anche per i servizi che ho fatto in seguito nelle strade», dice.
I vicoli, molto prima che diventassero sinonimo di movida, sono stati per molto tempo (e sono ancora) il suo campo d’azione. La loro atmosfera e soprattutto gli artigiani, lo hanno sempre ispirato. Le case dei portuali, le principali trasformazioni della città, tante persone comuni, sono i protagonisti delle sue fotografie, nate dal suo sguardo attento. Con personalissimo stile documenta poi la speculazione edilizia nella circonvallazione a monte degli anni Sessanta.
Il suo sguardo non è più alto, non è superiore, non è oggettivo, ma appartiene alla realtà.
La vive con gli occhi all’altezza degli occhi di tutti noi, abitatori con lui di questa nostra storia, delle nostre epoche, della nostra città. È un uomo della città che si prende cura della città, è un uomo della sua storia che ha sentimenti per la sua storia.
Abitatore del secolo ne è costruttore e manufatto. Ciò che vi mostra è quello che di sé è stato abitato da ciascuno di noi, con sguardo meno vigile, con abitudini meno mattiniere, con minore curiosità e più fievole passione; abbiamo tenuto le mani in tasca mentre lui le avvolgeva in una fotocamera.” Maurizio Maggiani
Genova e i genovesi sono i veri protagonisti di questa mostra. Bergami ha iniziato a ritrarli negli anni Cinquanta. Appena sedicenne inizia a collaborare con l’agenzia Publifoto, che rileverà nel ’58: «avevo solo i calzoncini corti, andavo in giro con quelli – racconta – e ho avuto la fortuna di conoscere subito i giornalisti e i reporter più noti in città». Da quella prima esperienza capisce che la sua strada è quella. Ha lavorato tanto nel cinema e nel teatro: «circa duemila spettacoli, che significa cinquemila giornate di lavoro. Fotografare gli attori durante le prove mi è servito anche per i servizi che ho fatto in seguito nelle strade», dice.
I vicoli, molto prima che diventassero sinonimo di movida, sono stati per molto tempo (e sono ancora) il suo campo d’azione. La loro atmosfera e soprattutto gli artigiani, lo hanno sempre ispirato. Le case dei portuali, le principali trasformazioni della città, tante persone comuni, sono i protagonisti delle sue fotografie, nate dal suo sguardo attento. Con personalissimo stile documenta poi la speculazione edilizia nella circonvallazione a monte degli anni Sessanta.
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