Antonio Farina. Arte e Pittura al Centro Storico
Antonio Farina. Arte e Pittura al Centro Storico, MAD - Museo D'Arte Diffusa, Latina
Dal 6 Settembre 2014 al 14 Settembre 2014
Latina | Visualizza tutte le mostre a Latina
Luogo: MAD - Museo D'Arte Diffusa
Indirizzo: piazza Buozzi 9
Orari: tutti i giorni 9-13
Curatori: Fabio D’Achille
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 393 3242424
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://madarte.tumblr.com
MAD Museo d’Arte Diffusa, in un’ottica di valorizzazione del Centro Storico di San Felice Circeo, che ha caratterizzato anche la mostra –sempre nello spazio espositivo della sala Porta del Parco- di Antonio Garullo e Mario Ottocento, sabato 6 settembre alle ore 17,00 inaugurerà, nella sede quindi della Pro loco di San Felice Circeo, la personale di Antonio Farina “Arte e Pittura al Centro Storico”, a cura di Fabio D’Achille. L’esposizione si compone di circa venti opere di vari formati e tecniche, da dipinti ad olio su tela, a disegni su carta, a bozzetti. Diversi lavori sono stati anche allestiti nell’antologica “Antonio Farina. Quarant’anni di pittura”, curata da MAD lo scorso dicembre a Palazzo M.
“La mostra del Maestro pontino testimonia gli ultimi quindici anni della sua attività, incentrati su una ricerca sui paesaggi del nostro territorio. Nelle serie de I Riflessi, intrecci di canne che si rispecchiano su superfici acquatiche, intendono essere una provocazione per il fruitore, uno stimolo interrogativo sul proprio io, sul ruolo del doppio, con una sottile allusione al mito di Narciso. Questi soggetti, al limite tra astratto e figurativo, derivano da ricordi d’infanzia di Farina, che, cresciuto a Villaggio Trieste, era solito giocare nei pressi del Canale delle Acque Medie. Tuttavia non si tratta di opere documentaristiche o di testimonianze di esperienze passate, ma di una trasfigurazione interiore del paesaggio, di una contemplazione lirica e meditativa su una natura pura e incontaminata, non corrotta dalla presenza ingombrante dell’uomo e dal suo intervento spesso distruttivo. Allo stesso modo, nelle Isole felici, a volte, a sinistra della composizione, stagliate su campiture nere, compaiono delle figure che guardano verso paesaggi naturali o lacustri dai colori vivi e accesi: l’uomo è cioè separato dalla natura, la osserva e la ammira da distanza per non usurparla, agognando tuttavia al raggiungimento di un’armonia con essa che non ha nulla di utopistico. In questa componente lirica e meditativa il Maestro si distacca dalle opere precedenti (dagli anni Settanta in poi), caratterizzate da un realismo crudo che prendeva forma attraverso personaggi dalle realtà drammatiche, resi con una linea secca e dura e collocati in scenari naturali brulli, incombenti, quasi minacciosi. Senza rinnegare il suo passato artistico, Antonio Farina lo ha trasformato, ammorbidito; la natura ora non è più matrigna, ma elemento da rispettare e con cui approcciarsi con delicatezza”.
Laura Cianfarani
“La mostra del Maestro pontino testimonia gli ultimi quindici anni della sua attività, incentrati su una ricerca sui paesaggi del nostro territorio. Nelle serie de I Riflessi, intrecci di canne che si rispecchiano su superfici acquatiche, intendono essere una provocazione per il fruitore, uno stimolo interrogativo sul proprio io, sul ruolo del doppio, con una sottile allusione al mito di Narciso. Questi soggetti, al limite tra astratto e figurativo, derivano da ricordi d’infanzia di Farina, che, cresciuto a Villaggio Trieste, era solito giocare nei pressi del Canale delle Acque Medie. Tuttavia non si tratta di opere documentaristiche o di testimonianze di esperienze passate, ma di una trasfigurazione interiore del paesaggio, di una contemplazione lirica e meditativa su una natura pura e incontaminata, non corrotta dalla presenza ingombrante dell’uomo e dal suo intervento spesso distruttivo. Allo stesso modo, nelle Isole felici, a volte, a sinistra della composizione, stagliate su campiture nere, compaiono delle figure che guardano verso paesaggi naturali o lacustri dai colori vivi e accesi: l’uomo è cioè separato dalla natura, la osserva e la ammira da distanza per non usurparla, agognando tuttavia al raggiungimento di un’armonia con essa che non ha nulla di utopistico. In questa componente lirica e meditativa il Maestro si distacca dalle opere precedenti (dagli anni Settanta in poi), caratterizzate da un realismo crudo che prendeva forma attraverso personaggi dalle realtà drammatiche, resi con una linea secca e dura e collocati in scenari naturali brulli, incombenti, quasi minacciosi. Senza rinnegare il suo passato artistico, Antonio Farina lo ha trasformato, ammorbidito; la natura ora non è più matrigna, ma elemento da rispettare e con cui approcciarsi con delicatezza”.
Laura Cianfarani
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