Giovanni Frangi. La legge della giungla
Dal 25 Maggio 2015 al 12 Settembre 2015
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: M77 Gallery
Indirizzo: via Mecenate 77
Orari: da martedì a sabato 11-19
Curatori: Michele Bonuomo
Telefono per informazioni: +39 02 84571243
E-Mail info: info@m77gallery.com
Sito ufficiale: http://m77gallery.com/
Realizzata appositamente per i suggestivi spazi di via Mecenate, la mostra è curata da Michele Bonuomo e segna il ritorno dell’artista a Milano, dopo cinque anni di assenza dalla sua città natale.
Giovanni Frangi è un artista la cui poetica si è sempre nutrita di un rapporto forte con il concetto di territorio, ma la liaisonne di Frangi con Milano è più di una semplice questione di appartenenza anagrafica. In un momento così significativo per il capoluogo lombardo, a culmine del suo processo di “re-invenzione” post-industriale non solo sul fronte architettonico ma di vera riscrittura identitaria, Giovanni Frangi decide di tornare a esporre non più per raccontare la città, ma per portarle in dono una visione nuova, che riassume tutti i mondi intercettati nel corso dei “laboratori nomadi” di questi anni.
La Legge della giungla è infatti una sorta di momento “chiave”, un punto di approdo nel percorso dell’artista e segue le recenti esposizioni Lotteria Farnese presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Alles ist Blatt presso l’Orto Botanico dell’Università di Padova; e Mollate le vele. Uno stendardo per Jonas presso il MAXXI di Roma.
La mostra presenta 24 opere di grande formato che ricreano un’atmosfera arcadica, talvolta primitiva, dominata dalla natura. Le tele divengono quasi schermi su cui si proietta una realtà ormai dimenticata talvolta forse in conflitto con quella quotidiana e si riempiono di elementi di ispirazione tropicale, con rami, foglie, arbusti e ninfee.
La Legge della Giungla non propone un richiamo nostalgico alla vita agreste, ma anzi vuole indagare la difficile relazione tra natura e città, proporre una visione nuova, una nuova chiave di lettura in cui si fa strada l’ipotesi del superamento di un conflitto che dura da sempre.
E se la Legge della Giungla fosse un destino necessario?
Se per una congiunzione imprevista di destini, grazie a una trama invisibile capace di agire come un regolatore di funzione, la natura e la città si scoprissero alleati, pur nella loro opposta concezione di spazio e materia?
La legge della giungla è il terreno neutro in cui le due realtà si incontrano, a battaglia ultimata: la città non è più antagonista della natura, ma suo sviluppo, prosecuzione e proiezione.
La Legge della Giungla è la natura che si urbanizza, popolando gli spazi della virtualità di cui è fatta gran parte della vita – urbana – di oggi. La legge della giungla è uno sconfinamento di mondi, di territori che si compenetrano l’un l’altro.
“Il nero di fondo di alcuni dipinti allude a spazi di una virtualità cosmica”, spiega Giovanni Frangi. “Forme vegetali che crescono e si nutrono di spazi, di pulviscolo virtuale. E’ come se la giungla invece che spuntare dalla terra, dal suolo delle città, si impadronisse del cielo, popolandolo di un verde spaziale, cosmico, universale”.
La riconciliazione tra questi due mondi non può che partire dall’uomo, dalla sua capacità di accettare l’assenza di confini che la realtà contemporanea, tramite la tecnologia, è riuscita a immaginare.
Giovanni Frangi è un artista la cui poetica si è sempre nutrita di un rapporto forte con il concetto di territorio, ma la liaisonne di Frangi con Milano è più di una semplice questione di appartenenza anagrafica. In un momento così significativo per il capoluogo lombardo, a culmine del suo processo di “re-invenzione” post-industriale non solo sul fronte architettonico ma di vera riscrittura identitaria, Giovanni Frangi decide di tornare a esporre non più per raccontare la città, ma per portarle in dono una visione nuova, che riassume tutti i mondi intercettati nel corso dei “laboratori nomadi” di questi anni.
La Legge della giungla è infatti una sorta di momento “chiave”, un punto di approdo nel percorso dell’artista e segue le recenti esposizioni Lotteria Farnese presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Alles ist Blatt presso l’Orto Botanico dell’Università di Padova; e Mollate le vele. Uno stendardo per Jonas presso il MAXXI di Roma.
La mostra presenta 24 opere di grande formato che ricreano un’atmosfera arcadica, talvolta primitiva, dominata dalla natura. Le tele divengono quasi schermi su cui si proietta una realtà ormai dimenticata talvolta forse in conflitto con quella quotidiana e si riempiono di elementi di ispirazione tropicale, con rami, foglie, arbusti e ninfee.
La Legge della Giungla non propone un richiamo nostalgico alla vita agreste, ma anzi vuole indagare la difficile relazione tra natura e città, proporre una visione nuova, una nuova chiave di lettura in cui si fa strada l’ipotesi del superamento di un conflitto che dura da sempre.
E se la Legge della Giungla fosse un destino necessario?
Se per una congiunzione imprevista di destini, grazie a una trama invisibile capace di agire come un regolatore di funzione, la natura e la città si scoprissero alleati, pur nella loro opposta concezione di spazio e materia?
La legge della giungla è il terreno neutro in cui le due realtà si incontrano, a battaglia ultimata: la città non è più antagonista della natura, ma suo sviluppo, prosecuzione e proiezione.
La Legge della Giungla è la natura che si urbanizza, popolando gli spazi della virtualità di cui è fatta gran parte della vita – urbana – di oggi. La legge della giungla è uno sconfinamento di mondi, di territori che si compenetrano l’un l’altro.
“Il nero di fondo di alcuni dipinti allude a spazi di una virtualità cosmica”, spiega Giovanni Frangi. “Forme vegetali che crescono e si nutrono di spazi, di pulviscolo virtuale. E’ come se la giungla invece che spuntare dalla terra, dal suolo delle città, si impadronisse del cielo, popolandolo di un verde spaziale, cosmico, universale”.
La riconciliazione tra questi due mondi non può che partire dall’uomo, dalla sua capacità di accettare l’assenza di confini che la realtà contemporanea, tramite la tecnologia, è riuscita a immaginare.
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