Mao - Red...Boom!
Mao, anni '60, ceramica, cm. 53x32x24
Dal 23 November 2017 al 23 December 2017
Milano
Luogo: Galleria Consadori
Indirizzo: via Brera 2
Orari: martedì-sabato 10-13 / 15-19. La Galleria sarà aperta in occasione del periodo natalizio anche domenica 3, 10 e 17 dicembre, dalle 15 alle 19
Telefono per informazioni: +39 02 72021767
E-Mail info: info@galleriaconsadori.com
Sito ufficiale: http://www.galleriaconsadori.com
Inaugura il 23 novembre alle ore 18 presso la Galleria Anna Maria Consadori in via Brera 2 a Milano la mostra “MAO – RED… BOOM!”, aperta fino al 23 dicembre.
Cinquant’anni fa i giovani filocinesi scandalizzavano i benpensanti sventolando il Libretto Rosso.
La Grande Rivoluzione Culturale, che scosse la Cina di Mao dal 1966 al 1969,
fu in occidente il sogno di una rivoluzione globale, sulla stessa onda dell’immaginario che circondava Castro, Che Guevara e Ho Ci Minh.
La parola d’ordine di spazzare via i quattro vecchiumi (vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchi comportamenti) si diffuse anche in occidente fra intellettuali e attivisti della sinistra e naturalmente nei movimenti del ‘68.
Così la Cina invase l’occidente: al Festival di Avignone nel 1967 fu presentato il film di J.L.Godard “La Chinoise”, dello stesso anno è ”La Cina è vicina” di Bellocchio, per non parlare di Parise e Antonioni e Andy Warhol. Con un’altra novità: il sogno - in piena guerra fredda – che fosse possibile rivoluzionare anche il comunismo. Poi Mao nel 1976 morì e la Cina si avviò a diventare quella che è ora.
Questa mostra espone e raccoglie un piccolo esercito di porcellane d’epoca nate come strumento di propaganda e diventate oggetti da collezione, che offrono un panorama di vita quotidiana, con la cucitrice o il medico dai piedi scalzi, e dell’agiografia popolare, con raffigurazioni di Mao, della moglie Chiang Ch’ing, processata poi con la Banda dei Quattro, di Lin Piao, il delfino di Mao e ideatore del Libretto Rosso abbattuto mentre fuggiva in URSS e di Chou En-lai, l’inossidabile ministro degli esteri. Accanto ad esse non mancano libretti rossi, vasi e altre testimonianze dell’epoca.
A far da contrappunto all’arte “popolare” cinese ci saranno opere di artisti moderni e contemporanei, a cominciare da Andy Warhol, che di Mao fece una vera e propria icona pop.
C’è poi Emilio Isgrò che nel 1974 con le sue “Storie Rosse”, diede vita a una serie di ironiche serigrafie dedicate a grandi personaggi rivoluzionari.
Del ’76, anno della scomparsa di Mao, è invece “Omaggio a Mao Tse-Tung e alla Rivoluzione Cinese”, la cartella con opere serigrafiche realizzate da 14 artisti giovani e affermati, tra cui Pasquale D’Orlando (ideatore del progetto), Giacomo Manzù, Giuseppe Motti e Remo Brindisi.
Seguono opere di Paolo Baratella e Giangiacomo Spadari. Franco Campigotto spiazza l’osservatore con la sua opera “Ceci n’est pas un Magritte” e il giovane Edoardo Perri gioca con la figura di Mao che diventa protagonista di una grande scacchiera intitolata “Scacco Mao”.
A chiudere la mostra è uno sguardo sulla Cina di oggi vista attraverso le opere di Yan Pei-Ming, artista nato a Shanghai nel 1960 e consacrato sulla scena artistica internazionale con la Biennale di Venezia del 2003.
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