Silvia Camporesi. Domestica
© Galleria z2o, Roma | Silvia Camporesi, Domestica, 2020
Dal 15 Dicembre 2021 al 4 Marzo 2022
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Other Size Gallery
Indirizzo: Via Andrea Maffei 1
Orari: da lunedì a venerdì 10 – 18. Chiuso sabato e domenica, 25-26 dicembre, 1-6 gennaio
Curatori: Claudio Composti
Telefono per informazioni: +39 02.70006800
E-Mail info: othersizegallery@workness.it
È un racconto insolitamente intimo, un diario per immagini, quello di cui Silvia Camporesi rende partecipe il pubblico nella sua mostra “Domestica”.
La Other Size Gallery di Milano, dal 16 dicembre 2021 al 4 marzo 2022, presenta per la prima volta in una personale il progetto nato tra le mura domestiche della fotografa forlivese nei giorni difficili del lockdown di marzo-aprile 2020.
Curata da Claudio Composti, l’esposizione propone undici scatti di piccolo e grande formato in un allestimento che, nel creare l’illusione di trovarsi in una casa – contrassegnando con lo scotch le stanze che idealmente la compongono –, induce in chi guarda le stesse emozioni che l’autrice ha provato nei giorni dell’isolamento: un senso di claustrofobia cui solo la fantasia ha potuto offrire una via d’uscita.
“Devo arrivare a sera con almeno una buona fotografia, questo è il mio compito quotidiano. Se non mi do ogni giorno questo obiettivo rischio di impazzire”. Così la Camporesi, nel testo che accompagna il progetto, descrive come il “fare” fotografia l’abbia aiutata a superare i momenti più duri. Da tale proposito è nato un nucleo di scatti che fermano il fluire di una quotidianità sempre uguale a se stessa e documentano i piccoli gesti, gli oggetti della vita casalinga, i momenti condivisi con la famiglia, i giochi semplici inventati con le figlie, trasfigurandoli in qualcosa di prezioso ammantato di una luce poetica.
Ne emerge, nonostante la paura che l’artista ammette di aver provato in quei giorni, un mondo quasi fatato fatto di colori pastello e personaggi fantastici: “Silvia ha immaginato mondi paralleli attraverso segni e oggetti quotidiani e inventato giochi e forme insieme alle figlie, per ingannare quel tempo che non passava mai e si svolgeva in giornate senza fine” scrive il curatore nel suo testo. “Solo la fotografia – prosegue – e le idee sono state alleate per riempire un vuoto. La fantasia, l’amore e l’immagine fotografica di cose quotidiane, traslate nel loro significato, hanno reso possibile narrare un mondo che, senza colore, sarebbe rimasto afono e noioso”.
Parallelamente al progetto pubblico che proprio nell’aprile 2020 l’ha portata in giro per l’Italia a documentare un paesaggio trasformato dalla pandemia contribuendo così a creare una memoria collettiva, Silvia Camporesi costruisce una memoria privata che solo apparentemente però le appartiene esclusivamente: una tazza rotta, i residui del pranzo disposti in un piatto a forma di sorriso, un muro scrostato, delle arance ritratte un attimo prima di essere spremute, due bimbe che inventano un gioco per sfuggire alla noia, sono infatti soggetti che appartengono al quotidiano di chiunque abbia vissuto quei faticosi momenti, trasformandoli in segni universali.
Il progetto è raccolto in una pubblicazione, disponibile in mostra, edita da Edizioni Postcart, con un testo della stessa autrice.
Apertura: mercoledì 15 dicembre, ore 18-21
La Other Size Gallery di Milano, dal 16 dicembre 2021 al 4 marzo 2022, presenta per la prima volta in una personale il progetto nato tra le mura domestiche della fotografa forlivese nei giorni difficili del lockdown di marzo-aprile 2020.
Curata da Claudio Composti, l’esposizione propone undici scatti di piccolo e grande formato in un allestimento che, nel creare l’illusione di trovarsi in una casa – contrassegnando con lo scotch le stanze che idealmente la compongono –, induce in chi guarda le stesse emozioni che l’autrice ha provato nei giorni dell’isolamento: un senso di claustrofobia cui solo la fantasia ha potuto offrire una via d’uscita.
“Devo arrivare a sera con almeno una buona fotografia, questo è il mio compito quotidiano. Se non mi do ogni giorno questo obiettivo rischio di impazzire”. Così la Camporesi, nel testo che accompagna il progetto, descrive come il “fare” fotografia l’abbia aiutata a superare i momenti più duri. Da tale proposito è nato un nucleo di scatti che fermano il fluire di una quotidianità sempre uguale a se stessa e documentano i piccoli gesti, gli oggetti della vita casalinga, i momenti condivisi con la famiglia, i giochi semplici inventati con le figlie, trasfigurandoli in qualcosa di prezioso ammantato di una luce poetica.
Ne emerge, nonostante la paura che l’artista ammette di aver provato in quei giorni, un mondo quasi fatato fatto di colori pastello e personaggi fantastici: “Silvia ha immaginato mondi paralleli attraverso segni e oggetti quotidiani e inventato giochi e forme insieme alle figlie, per ingannare quel tempo che non passava mai e si svolgeva in giornate senza fine” scrive il curatore nel suo testo. “Solo la fotografia – prosegue – e le idee sono state alleate per riempire un vuoto. La fantasia, l’amore e l’immagine fotografica di cose quotidiane, traslate nel loro significato, hanno reso possibile narrare un mondo che, senza colore, sarebbe rimasto afono e noioso”.
Parallelamente al progetto pubblico che proprio nell’aprile 2020 l’ha portata in giro per l’Italia a documentare un paesaggio trasformato dalla pandemia contribuendo così a creare una memoria collettiva, Silvia Camporesi costruisce una memoria privata che solo apparentemente però le appartiene esclusivamente: una tazza rotta, i residui del pranzo disposti in un piatto a forma di sorriso, un muro scrostato, delle arance ritratte un attimo prima di essere spremute, due bimbe che inventano un gioco per sfuggire alla noia, sono infatti soggetti che appartengono al quotidiano di chiunque abbia vissuto quei faticosi momenti, trasformandoli in segni universali.
Il progetto è raccolto in una pubblicazione, disponibile in mostra, edita da Edizioni Postcart, con un testo della stessa autrice.
Apertura: mercoledì 15 dicembre, ore 18-21
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