Teresa Maresca. Song of Myself

Teresa Maresca, Song of Myself 142, 2017, cm. 75x85

 

Dal 03 Aprile 2019 al 05 Maggio 2019

Milano

Luogo: Acquario Civico di Milano

Indirizzo: viale G. Gadio 2

Orari: da Martedì a Domenica 9.30-17.30 (La biglietteria chiude alle 16.30)

Curatori: Raffaella Resch

Enti promotori:

  • Comune di Milano – Cultura edall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica di Milano

Costo del biglietto: 5 euro intero, 3 euro ridotto

Telefono per informazioni: +39 02 88 46 57 50

Sito ufficiale: http://www.acquariocivicomilano.eu



Dal 3 aprile sino al 5 maggio 2019, l’elegante edificio liberty di inizio Novecento che ospita l’Acquario Civicodi Milano accoglierà tra le sue pareti e le sue vasche la mostra TERESA MARESCA, Song of Myself, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura edall’Acquario - Civica Stazione Idrobiologica di Milano. L’esposizione, a cura di Raffaella Resch, è parte del programma Milano Art Week 2019 (1-7 aprile), palinsesto del Comune di Milano dedicato all’arte moderna e contemporanea.

TERESA MARESCA, Song of Myself 
pone al centro dell’indagine il rapporto tra uomo e Natura, traendo il suo titolo dalla raccolta poetica del poeta americano Walt Whitman (1819-1892), di cui proprio nel 2019 si celebrano i 200 anni dalla nascita. L’omaggio a Whitman è duplice, in quanto oltre al poemetto undicesimo di Song of Myself, in cui ventotto uomini si bagnano di notte nel fiume, Teresa Maresca si ispira anche al Canto della Sequoia, la Red Oak Tree che nel testo di Whitman prende la parola in prima persona, come simbolo della sterminata e incontaminata natura americana. Artista dedita alla pittura, al disegno e all’incisione, mossa da un motivo ispiratore non di rado mutuato dalla poesia e dalla filosofia, Maresca elabora composizioni di grande impatto richiamando gestualità e cromatismi dei Neue Wilden, il movimento neoespressionista berlinese dei Nuovi Selvaggi, ma anche il Realismo Magico di Peter Doig, tendenze che si contraddistinguono entrambe per una costante riflessione sul ruolo dell’uomo nell’ambiente.
L’Acquario, sede ideale della mostra, vedrà così esposte nei suoi spazi circa trenta opere di grandi dimensioni (olio e acrilico su tela) afferenti a due grandi cicli pittorici permeati dal tema centrale dell’acqua: Song of Myself (Men at Bath), del 2017, e Swimming Pools, del 2009.
 
La mostra

Il ciclo Song of Myself, esposto al di sotto del luminoso lucernario che fa da copertura al Giardino d’Inverno dell’Acquario, è costituito da una serie di 18 grandi dipinti ad olio e acrilico su tela dedicata al tema degli «uomini bagnanti», inserita nel solco del pensiero naturalista americano già nella seconda metà dell’Ottocento. Nella pittura europea, invece, il soggetto dei bagnanti nudi al maschile è emerso dal ‘900 in poi, affiancandosi al tema classico della donna bagnante già noto nella storia dell’arte, dalle Veneri degli affreschi romani alle dee nascenti dalle acque rinascimentali, fino ad arrivare a Les Demoiselles d’Avignon picassiane. In pittura, il tema del bagnante maschile diventa decisivo con Munch (Bagnanti, 1904 – 1905), dove i corpi nudi rimandano a una concezione della natura primigenia, fonte di energia, concetto che attraverserà l’Espressionismo fino ai recenti Nuovi Selvaggi. 
 
Nel pensiero americano dell’Ottocento, con la filosofia trascendentalista di Emerson e di Thoreau, la figura maschile in relazione alla natura era invece già ben consolidata. L’uomo possente in cammino attraverso le acque dei grandi fiumi americani rappresentava la fondazione del Nuovo Mondo, «finalmente proporzionato alla natura», come scrive Walt Whitman.
 
Così come vengono evocati nelle poesie di Whitman, nelle tele della Maresca si scorgono i corpi eroici dei bagnanti maschili immergersi nel fiume notturno, alla luce della luna che inonda il paesaggio acquatico di riflessi, proprio come in «Ventotto giovani», l’undicesimo poemetto di Song of Myself. La luna tinge di un’illuminazione surreale boschi e specchi d’acqua, in un notturno quasi cinematografico che come un sussulto ottico diffonde colori innaturali all’ambiente. Scrive il critico Paolo Biscottini, nel saggio Song of myself. Pittura come poesia: «L’opera pittorica muove dunque da un’emozione, in questo caso suscitata dai versi di Whitman, per divenire immagine dell’anima, sosta nel tempo magico di ciò che era e sarà».
 
In alcune tele di Maresca esposte all’Acquario si trovano anche consonanze con il poema Canto della sequoia (Song of the Redwood-Tree), dove il grande albero rosso parla in prima persona e la figura umana, anche nelle opere, sparisce per lasciare posto al solo paesaggio.
 
Al piano terra dell’Acquario Civico, in dialogo con la sala delle vasche, si trova invece una selezione di opere tratte dal ciclo Swimming Pools. Le piscine americane di Maresca diventano specchi d’acqua dai colori fluo, contornati da bordi di cemento e palmizi, su cui solo raramente si riflettono figure umane, ombre vibratili, a testimonianza della perenne ricerca dell’artista di un rapporto tra uomo e ambiente. Il ciclo è ispirato al film cult Un uomo a nudo (The Swimmer, 1968, regia di Frank Perry) dove il protagonista (l’attore Burt Lancaster) compie un percorso metaforico di ritorno a casa, nuotando di piscina in piscina attraverso le ville dei suoi vicini. In mostra, anche alcuni collage realizzati con i fotogrammi del film.
 
Due schermi allestiti nella sala delle vasche, sempre al piano terreno, riprodurranno i due video curati dall’artista per le edizioni Pupillaquadra, rispettivamente Swimming Pools e Song of Myself.
 
L’Acquario milanese, che ha sede nell’edificio progettato dall’architetto Sebastiano Locati in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, si propone come spazio ideale dove presentare i due cicli, non solo perché il tema dell’acqua indagato dalla Maresca trova qui la sua collocazione più naturale, ma anche perché dal punto di vista scenografico valorizza il dialogo tra gli scorci offerti dalle vasche e le tele dell’artista, in un percorso tra uomo e natura, uomo e acqua che idealmente il visitatore potrebbe proseguire con una visita al Ponte delle Sirene, nel Parco del Sempione, e alla fontana Bagni Misteriosi di De Chirico, nel giardino della Triennale. 
Scrive Ken Shulman, nel catalogo: «Non riesco a pensare a un luogo più appropriato di un acquario per esporre le opere di Teresa Maresca. Perché i suoi dipinti recenti hanno tutti un riferimento diretto all’acqua, acqua come fonte di vita, come luogo della riflessione, e come spazio d’interazione umana».
 
Catalogo

La mostra sarà accompagnata dal catalogo «Song of Myself», curato da Raffaella Resch, con un testo critico di Paolo Biscottini. Tra i contributi quelli di Mami Azuma, Yves Bonnefoy, Stefano Bortolussi, Ettore Canepa, Roberto Carifi, Leopoldo Carra, Maurizio Cucchi, Sergio Givone, John Kinsella, Santos Lopez, Navarre Scott Momaday, Roberto Mussapi, Lalla Romano, Roberto Sanesi, Ken Shulman, Carlo Sini, Emilio Zucchi e un testo introduttivo di Raffaella Resch.
 
Iniziativa collaterale in occasione di Art Week

Per il pubblico di Art Week è previsto un evento speciale a ingresso gratuito domenica 7 aprile alle ore 11.00: «Song of Myself, reading per Teresa Maresca». Roberto Mussapi leggerà da Walt Whitman, Foglie d’erba (a cura di R. Mussapi, I grandi libri, Garzanti, 2016) e i poeti Maurizio Cucchi, Stefano Bortolussi, Gabriela Fantato e Roberto Mussapi leggeranno le loro poesie dedicate alle opere di Teresa Maresca.
 
TERESA MARESCA
Vive e lavora a Milano. La sua pittura è figurativa e visionaria. I suoi maestri ideali Munch, Nolde, De Pisis, Carrà. I suoi temi sono i paesaggi, rivisti anche attraverso la memoria cinematografica, e le periferie industriali. Lavora principalmente per cicli pittorici. Uno dei primi cicli, “Ferro”, aveva come ispirazione le fabbriche dell’archeologia industriale, ed è stato allestito presso l’ex-Falck di Sesto e presso il MUSIL di Brescia. Ha realizzato un ciclo di opere, “Americana”, sul viaggio “on the road”; un ciclo, “Swimming Pools”, in cui ha alternato opere in acrilico di grande formato e collage fotografici dal film “The Swimmer”, del 1968. Un’antologica di opere è stata esposta di recente presso la Galleria d’Arte Moderna e le Raccolte Frugone di Genova. Accompagnano i suoi allestimenti alcuni corti d’arte, ad opera del film-maker Andrea Montagnani. Da tempo lavora anche a un progetto di ricerca sull’arte paleolitica franco-cantabrica, con il museo di storia naturale di Bologna, con l’Università Cattolica di Milano, e con l’UNESCO. Una mostra su questo tema è stata allestita presso il Teatro Menotti di Milano e sarà presentata nel Deposito Lapideo di Genova. Ha esposto alla Biennale d’Arte di Venezia; allestisce di preferenza presso enti museali, come il Museo Diocesano di Milano, o il Museo Marino Marini di Pistoia; ex- fabbriche, come la Falck di Sesto San Giovanni e i Musei dell’Industria e del Lavoro di Brescia (Museo delle macchine del cinema e Museo del Ferro). Sue opere sono presenti al MUSIL di Brescia, al Museo Diocesano di Milano, e alla GAM di Genova.  Tra gli intellettuali, filosofi e scrittori che hanno seguito il suo lavoro dall’inizio, Roberto Tassi, Roberto Sanesi, Carlo Sini, Lalla Romano, Paolo Biscottini, Sergio Givone, Ken Shulman, Franco Meli. Ha realizzato diverse edizioni d’arte con acquaforte, xilografia e litografia, assieme ai testi dei poeti Yves Bonnefoy, Roberto Mussapi, Roberto Carifi.


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