Vitshois Milambwe Bondo
Vitshois Milambwe Bondo, acrilico e collage su tela, dittico, cm 200x150 - alla Primo Marella Gallery
Vitshois Milambwe Bondo, acrilico e collage su tela, dittico, cm 200x150 - alla Primo Marella Gallery
Dal 22 Marzo 2012 al 27 Aprile 2012
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Primo Marella Gallery
Indirizzo: via Stelvio 66
Orari: dalmartedì al venerdì 10-13/14-18.30
Telefono per informazioni: +39 02 87384885
E-Mail info: info@primomarellagallery.com
Sito ufficiale: http://www.primomarellagallery.com
È il corpo il protagonista della personale esposta alla Primo Marella Gallery dal 22 marzo al 27 aprile. Il corpo umano che diventa pretesto per riflettere sul corpo sociale e sul corpo politico.
Vitshois Milambwe Bondo, figura di spicco della giovane pittura congolese (è nato nel 1981), presenta collage su tela e installazioni che interrogano il significato profondo della società contemporanea, con una particolare attenzione ai temi della globalizzazione, del dialogo interculturale e del potere esercitato con violenza dai più forti sui più deboli.
Sulle tele prendono forma pezzi di corpi umani che emergono dalla combinazione di differenti immagini ritagliate da riviste di moda africane ed internazionali. Tale tecnica di composizione è un modo per Vitshois di ri-creare il corpo umano e di ri-immaginare e ri-costruire la società in cui viviamo. I corpi cui dà forma sono mutilati e confusi e costringono l’osservatore a confrontarsi con la spiazzante caoticità dell’attuale situazione politica ed economica, africana come del resto del mondo.
Riposizionando la figura umana al centro dell’attività pittorica, l’artista ne ritrae la pancia piena di oggetti di consumo: una variazione sul tema del “siamo ciò che mangiamo” in cui la figura che ne emerge è quella di uomo che si sente esonerato dalla responsabilità di essere pensante.
È dunque anche il tema dell’identità ad essere al centro della riflessione artistica di Vitshois Milambwe Bondo, ma non un’identità intesa in senso geografico: “Non è un’identità continentale che bisogna cercare – spiega l’artista – o l’unità e la rilevanza di questa produzione artistica, ma piuttosto va analizzata l’identità nella sua trascendenza dovuta al continuo contatto con altre culture e continenti e alle trasformazioni interne subite dalle società contemporanee”.
L’arte per Vitshois è innanzitutto uno spazio di sperimentazione, un territorio sul quale fondere insieme i più diversi mezzi espressivi - pittura, installazione, performance, collage – che diventano lenti di ingrandimento puntate su temi politici, sociali ed economici mondiali.
“La mia arte – prosegue Vitshois – è espressione di una resistenza all’omologazione, alla creazione di un mondo tutto uguale, ma anche una reazione alla confusione dei codici estetici e dei riferimenti culturali. Io creo arte per risvegliare le coscienze, per mostrare le cose in modo alternativo, attraverso elementi simultaneamente nascosti e svelati”.
Fondamentale nel lavoro di Vitshois Milambwe Bondo è anche il tema del conflitto: il suo lavoro è infatti anche una riflessione sul dominio esercitato da pochi uomini di potere che applicano una giustizia arbitraria in esclusivo accordo con i propri interessi, spesso economici, neutralizzando i deboli con l’uso della violenza e della guerra.
Vitshois Milambwe Bondo, figura di spicco della giovane pittura congolese (è nato nel 1981), presenta collage su tela e installazioni che interrogano il significato profondo della società contemporanea, con una particolare attenzione ai temi della globalizzazione, del dialogo interculturale e del potere esercitato con violenza dai più forti sui più deboli.
Sulle tele prendono forma pezzi di corpi umani che emergono dalla combinazione di differenti immagini ritagliate da riviste di moda africane ed internazionali. Tale tecnica di composizione è un modo per Vitshois di ri-creare il corpo umano e di ri-immaginare e ri-costruire la società in cui viviamo. I corpi cui dà forma sono mutilati e confusi e costringono l’osservatore a confrontarsi con la spiazzante caoticità dell’attuale situazione politica ed economica, africana come del resto del mondo.
Riposizionando la figura umana al centro dell’attività pittorica, l’artista ne ritrae la pancia piena di oggetti di consumo: una variazione sul tema del “siamo ciò che mangiamo” in cui la figura che ne emerge è quella di uomo che si sente esonerato dalla responsabilità di essere pensante.
È dunque anche il tema dell’identità ad essere al centro della riflessione artistica di Vitshois Milambwe Bondo, ma non un’identità intesa in senso geografico: “Non è un’identità continentale che bisogna cercare – spiega l’artista – o l’unità e la rilevanza di questa produzione artistica, ma piuttosto va analizzata l’identità nella sua trascendenza dovuta al continuo contatto con altre culture e continenti e alle trasformazioni interne subite dalle società contemporanee”.
L’arte per Vitshois è innanzitutto uno spazio di sperimentazione, un territorio sul quale fondere insieme i più diversi mezzi espressivi - pittura, installazione, performance, collage – che diventano lenti di ingrandimento puntate su temi politici, sociali ed economici mondiali.
“La mia arte – prosegue Vitshois – è espressione di una resistenza all’omologazione, alla creazione di un mondo tutto uguale, ma anche una reazione alla confusione dei codici estetici e dei riferimenti culturali. Io creo arte per risvegliare le coscienze, per mostrare le cose in modo alternativo, attraverso elementi simultaneamente nascosti e svelati”.
Fondamentale nel lavoro di Vitshois Milambwe Bondo è anche il tema del conflitto: il suo lavoro è infatti anche una riflessione sul dominio esercitato da pochi uomini di potere che applicano una giustizia arbitraria in esclusivo accordo con i propri interessi, spesso economici, neutralizzando i deboli con l’uso della violenza e della guerra.
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