Adam Linder. Rub Up on Madre

Adam Linder, Footnote Service: Some Trade, Hannah Hoffman Gallery, Los Angeles, 2018
Dal 5 June 2025 al 7 June 2025
Napoli
Luogo: Museo Madre
Indirizzo: Via Settembrini 79
Orari: Giovedì dalle 19.30 alle 22.30 Venerdì e Sabato dalle 16.00 alle 19.00
Curatori: Gigiotto Del Vecchio
E-Mail info: info@madrenapoli.it
Sito ufficiale: http://www.madrenapoli.it
Il lavoro di Linder approda per la prima volta a Napoli con un progetto pensato per il Madre, prodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre con l’organizzazione di Archivorum e il supporto degli Amici del Madre. La performance durerà tre ore, con accesso e permanenza liberi per il pubblico, fino a esaurimento dei posti disponibili. L’accesso alla performance è gratuito giovedì 5 e venerdì 6 giugno mentre il 7 giugno è compreso nel biglietto del museo.
Rub Up on Madre di Adam Linder, con Justin Kennedy, Leah Katz, Mickey Mahar, Noha Ramadan, Stephen Thompson è una coreografia pensata per il cortile del museo Madre. Cinque danzatori si esibiscono rivolgendosi alle pareti dell’istituzione, distogliendo lo sguardo dal pubblico e concentrandosi sulla struttura stessa che li contiene. In questa coreografia di lunga durata, la figura dei performer si trasforma passando dalla seduzione alla passività, dal mimetismo all’astrazione, prendendo l’architettura come partner principale.
Privilegiando il gioco e l’ambiguità, i corpi mettono in atto una sorta di sollecitazione delle pareti del museo e, così facendo, portano alla luce questioni legate al modo in cui i corpi che performano sono – o non sono – sostenuti da un contesto istituzionale. Triangolando la relazione tra spettatore, performer e contesto, la coreografia cattura l’attenzione attraverso una forma di presenza obliqua.
La domanda “chi sta performando chi?” è stata uno dei motori centrali nel lavoro di Adam Linder nell’ultimo decennio. Che si tratti del teatro o dello spazio espositivo, le sue coreografie ruotano attorno a nozioni di animalità, tecnicalità e desiderio. Il classico, il digitale, il primordiale, il teatrale, il formale, l’improvvisato, l’assurdo e il critico — tutti trovano spazio in questo approccio, purché rivelino qualcosa sull’atto del danzare o sul valore culturale che attribuiamo a questa forma espressiva.
Rub Up on Madre di Adam Linder incarna la tensione che si crea tra la performance, i corpi dei performer e il museo, che oggi si fa ospite della coreografia. L’atto stesso del performare diventa il fulcro e la valuta principale dell’opera, enfatizzato dal modo in cui i gesti di seduzione, transazione, visibilità e attrito vengono messi in scena con precisione.
La pratica artistica di Adam Linder (Sydney, 1983) si basa su vocabolari coreografici accuratamente elaborati per esplorare concetti legati all’animalità, alla tecnicità e al desiderio. Le sue opere, sia individuali che di gruppo, pensate per il palcoscenico o per spazi espositivi, integrano testi, oggetti di scena, costumi, scenografie, materiali stampati e composizioni musicali, variando per scala e intensità. Tra le sue recenti presentazioni più importanti si annoverano quelle al Museum of Contemporary Art di Sydney, al Museum of Modern Art di New York, all’HAU Hebbel am Ufer di Berlino, al Kampnagel di Amburgo, al deSingel di Anversa e al MUDAM di Lussemburgo, oltre a molte altre. Ha inoltre ricevuto commissioni per la creazione di opere coreografiche da parte del Danish Dance Theatre e del Ballet de Lorraine.
La pratica artistica di Adam Linder (Sydney, 1983) si basa su vocabolari coreografici accuratamente elaborati per esplorare concetti legati all’animalità, alla tecnicità e al desiderio. Le sue opere, sia individuali che di gruppo, pensate per il palcoscenico o per spazi espositivi, integrano testi, oggetti di scena, costumi, scenografie, materiali stampati e composizioni musicali, variando per scala e intensità. Tra le sue recenti presentazioni più importanti si annoverano quelle al Museum of Contemporary Art di Sydney, al Museum of Modern Art di New York, all’HAU Hebbel am Ufer di Berlino, al Kampnagel di Amburgo, al deSingel di Anversa e al MUDAM di Lussemburgo, oltre a molte altre. Ha inoltre ricevuto commissioni per la creazione di opere coreografiche da parte del Danish Dance Theatre e del Ballet de Lorraine.
Rub Up on Madre di Adam Linder, con Justin Kennedy, Leah Katz, Mickey Mahar, Noha Ramadan, Stephen Thompson è una coreografia pensata per il cortile del museo Madre. Cinque danzatori si esibiscono rivolgendosi alle pareti dell’istituzione, distogliendo lo sguardo dal pubblico e concentrandosi sulla struttura stessa che li contiene. In questa coreografia di lunga durata, la figura dei performer si trasforma passando dalla seduzione alla passività, dal mimetismo all’astrazione, prendendo l’architettura come partner principale.
Privilegiando il gioco e l’ambiguità, i corpi mettono in atto una sorta di sollecitazione delle pareti del museo e, così facendo, portano alla luce questioni legate al modo in cui i corpi che performano sono – o non sono – sostenuti da un contesto istituzionale. Triangolando la relazione tra spettatore, performer e contesto, la coreografia cattura l’attenzione attraverso una forma di presenza obliqua.
La domanda “chi sta performando chi?” è stata uno dei motori centrali nel lavoro di Adam Linder nell’ultimo decennio. Che si tratti del teatro o dello spazio espositivo, le sue coreografie ruotano attorno a nozioni di animalità, tecnicalità e desiderio. Il classico, il digitale, il primordiale, il teatrale, il formale, l’improvvisato, l’assurdo e il critico — tutti trovano spazio in questo approccio, purché rivelino qualcosa sull’atto del danzare o sul valore culturale che attribuiamo a questa forma espressiva.
Rub Up on Madre di Adam Linder incarna la tensione che si crea tra la performance, i corpi dei performer e il museo, che oggi si fa ospite della coreografia. L’atto stesso del performare diventa il fulcro e la valuta principale dell’opera, enfatizzato dal modo in cui i gesti di seduzione, transazione, visibilità e attrito vengono messi in scena con precisione.
La pratica artistica di Adam Linder (Sydney, 1983) si basa su vocabolari coreografici accuratamente elaborati per esplorare concetti legati all’animalità, alla tecnicità e al desiderio. Le sue opere, sia individuali che di gruppo, pensate per il palcoscenico o per spazi espositivi, integrano testi, oggetti di scena, costumi, scenografie, materiali stampati e composizioni musicali, variando per scala e intensità. Tra le sue recenti presentazioni più importanti si annoverano quelle al Museum of Contemporary Art di Sydney, al Museum of Modern Art di New York, all’HAU Hebbel am Ufer di Berlino, al Kampnagel di Amburgo, al deSingel di Anversa e al MUDAM di Lussemburgo, oltre a molte altre. Ha inoltre ricevuto commissioni per la creazione di opere coreografiche da parte del Danish Dance Theatre e del Ballet de Lorraine.
La pratica artistica di Adam Linder (Sydney, 1983) si basa su vocabolari coreografici accuratamente elaborati per esplorare concetti legati all’animalità, alla tecnicità e al desiderio. Le sue opere, sia individuali che di gruppo, pensate per il palcoscenico o per spazi espositivi, integrano testi, oggetti di scena, costumi, scenografie, materiali stampati e composizioni musicali, variando per scala e intensità. Tra le sue recenti presentazioni più importanti si annoverano quelle al Museum of Contemporary Art di Sydney, al Museum of Modern Art di New York, all’HAU Hebbel am Ufer di Berlino, al Kampnagel di Amburgo, al deSingel di Anversa e al MUDAM di Lussemburgo, oltre a molte altre. Ha inoltre ricevuto commissioni per la creazione di opere coreografiche da parte del Danish Dance Theatre e del Ballet de Lorraine.
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