Claudio Andreoli. Payntings
Claudio Andreoli. Payntings
Dal 20 Aprile 2013 al 7 Maggio 2013
Luogo: 28 Piazza di Pietra - Fine Art Gallery
Indirizzo: piazza di Pietra 28
Orari: lunedì 15-19; da martedì a sabato 10.30-13/ 15-19
Curatori: Sarah Palermo
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 06 94539281
E-Mail info: info@28piazzadipietra.com
Sito ufficiale: http://www.28piazzadipietra.com
1.000 dipinti in esposizione. Pitture, tracce, scavi, graffi, solchi, macchie, scalfiture, rilievi, abrasioni, incisioni, grafiche, o veloci pennellate che rappresentano ossessivamente la sagoma di una figura umana, sempre in ballo tra l’astrattismo e la figurazione. Molte opere hanno richiesto mesi di lavoro, altre solo state realizzate di getto in pochi secondi.
Da sempre Andreoli guarda, osserva, divora la pittura dei grandi maestri, ma è anche un attento osservatore degli anonimi segni urbani alla ricerca della verità più profonda che si nasconde nell’arte. Sono decine le tecniche inventate e sperimentate con ogni materiale possibile, un lavoro sempre in continua evoluzione. I lavori, tutti diversi, ripercorrono ed analizzano un itinerario pittorico che parte dalle preistoriche pitture rupestri fino agli sconfinati territori concettuali di Lucio Fontana attraversando la densa materia di Alberto Burri. Un metodo senza limiti, libero, senza strade auto-referenziali, che porta il lavoro a una vera esplorazione della natura stessa della pittura, sia come linguaggio intellettuale che espressivo. Andreoli non usa un linguaggio riconoscibile per l’affermazione di una riconoscibilità estetica personale.
Non è interessato a questo. Non intende imprigionarsi in uno stile da catalogo. Preferisce l’anonimato. Non firma le sue opere sul fronte, ma solo sul retro, la scritta è considerata un elemento di disturbo, almeno in un piccolo spazio. Quando lavora non sa neanche come stia dipingendo, spesso i risultati sono errori, sbagli, prove, non ha un bozzetto nella mente da riprodurre. Non vuole costruire la figura dell'artista attraverso l’arte, ma neanche l'arte attraverso l'artista: dipinge. Lavora contemporaneamente a numerose opere tutte diverse tra loro, scartando ogni certezza tecnica che nasce dall’esperienza del mestiere. Si rinnega per partire sempre da zero.
Usa tutto l’alfabeto e il vocabolario del mondo pittorico, tutti gli strumenti, tutti i materiali senza remore o paure sempre alla ricerca di una verità irraggiungibile. Spesso si appropria dei linguaggi dei grandi maestri, non si pone minimamente il problema di correre il rischio di imitare, è solo ed unicamente interessato a capire, questo anche percorrendo una strada già percorsa da altri. A fronte dei terreni consolidati apre nuovi sentieri, che egli stesso non riesce a ripercorrere. Sono talmente tante le tecniche sperimentate che alcune si sono perse e di fatto sono irripetibili, si sono perse. Irripetibili come sono gli esseri umani. Ma cosa vuole ritrarre? Il ritratto fotografico ritrae la nostra esteriorità, la superficie, che solo in parte, e non sempre, fa trasparire l’invisibile. Anche il classico ritratto pittorico percorre la stessa strada. I lavori di Andreoli sono sostanzialmente ritratti del nostro invisibile. In mostra ci saranno centinaia di figure, ma solo una è lo specchio dove ci vediamo riflessi come solo noi possiamo riconoscerci.
Come ci riconosciamo nelle cose che ci piacciono, che sia un automobile o una città. Ognuno vede le cose diversamente. Nessuno può negare che la Gioconda è sempre la stessa, siamo noi che la vediamo in un modo diverso. Ad alcuni non piace. Le sagome di una figura umana, come degli ectoplasmi, apparentemente simili tra loro ci svelano una nuova visione, un orizzonte nascosto dentro di chi guarda alla scoperta di se stesso. Come un abito ci veste e ci mostra agli altri, i ritratti di Andreoli ci vestono l’anima per offrire una immagine di noi a noi stessi. Sono ritratti di una parte invisibile che non conosciamo fino all'istante prima, svelandosi nel dipinto. Sono solo delle tracce per la ricerca di una nostra intima verità che non è mai assoluta, verità può durare un attimo o essere infinita, fondamentale è comunque cercarla. In fondo siamo tutti uguali ma anche tutti diversi. Persino da noi stessi.
Claudio Andreoli è nato nel 1962 a Roma dove attualmente vive e lavora.
Da sempre Andreoli guarda, osserva, divora la pittura dei grandi maestri, ma è anche un attento osservatore degli anonimi segni urbani alla ricerca della verità più profonda che si nasconde nell’arte. Sono decine le tecniche inventate e sperimentate con ogni materiale possibile, un lavoro sempre in continua evoluzione. I lavori, tutti diversi, ripercorrono ed analizzano un itinerario pittorico che parte dalle preistoriche pitture rupestri fino agli sconfinati territori concettuali di Lucio Fontana attraversando la densa materia di Alberto Burri. Un metodo senza limiti, libero, senza strade auto-referenziali, che porta il lavoro a una vera esplorazione della natura stessa della pittura, sia come linguaggio intellettuale che espressivo. Andreoli non usa un linguaggio riconoscibile per l’affermazione di una riconoscibilità estetica personale.
Non è interessato a questo. Non intende imprigionarsi in uno stile da catalogo. Preferisce l’anonimato. Non firma le sue opere sul fronte, ma solo sul retro, la scritta è considerata un elemento di disturbo, almeno in un piccolo spazio. Quando lavora non sa neanche come stia dipingendo, spesso i risultati sono errori, sbagli, prove, non ha un bozzetto nella mente da riprodurre. Non vuole costruire la figura dell'artista attraverso l’arte, ma neanche l'arte attraverso l'artista: dipinge. Lavora contemporaneamente a numerose opere tutte diverse tra loro, scartando ogni certezza tecnica che nasce dall’esperienza del mestiere. Si rinnega per partire sempre da zero.
Usa tutto l’alfabeto e il vocabolario del mondo pittorico, tutti gli strumenti, tutti i materiali senza remore o paure sempre alla ricerca di una verità irraggiungibile. Spesso si appropria dei linguaggi dei grandi maestri, non si pone minimamente il problema di correre il rischio di imitare, è solo ed unicamente interessato a capire, questo anche percorrendo una strada già percorsa da altri. A fronte dei terreni consolidati apre nuovi sentieri, che egli stesso non riesce a ripercorrere. Sono talmente tante le tecniche sperimentate che alcune si sono perse e di fatto sono irripetibili, si sono perse. Irripetibili come sono gli esseri umani. Ma cosa vuole ritrarre? Il ritratto fotografico ritrae la nostra esteriorità, la superficie, che solo in parte, e non sempre, fa trasparire l’invisibile. Anche il classico ritratto pittorico percorre la stessa strada. I lavori di Andreoli sono sostanzialmente ritratti del nostro invisibile. In mostra ci saranno centinaia di figure, ma solo una è lo specchio dove ci vediamo riflessi come solo noi possiamo riconoscerci.
Come ci riconosciamo nelle cose che ci piacciono, che sia un automobile o una città. Ognuno vede le cose diversamente. Nessuno può negare che la Gioconda è sempre la stessa, siamo noi che la vediamo in un modo diverso. Ad alcuni non piace. Le sagome di una figura umana, come degli ectoplasmi, apparentemente simili tra loro ci svelano una nuova visione, un orizzonte nascosto dentro di chi guarda alla scoperta di se stesso. Come un abito ci veste e ci mostra agli altri, i ritratti di Andreoli ci vestono l’anima per offrire una immagine di noi a noi stessi. Sono ritratti di una parte invisibile che non conosciamo fino all'istante prima, svelandosi nel dipinto. Sono solo delle tracce per la ricerca di una nostra intima verità che non è mai assoluta, verità può durare un attimo o essere infinita, fondamentale è comunque cercarla. In fondo siamo tutti uguali ma anche tutti diversi. Persino da noi stessi.
Claudio Andreoli è nato nel 1962 a Roma dove attualmente vive e lavora.
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