Dino Pedriali. Prometeo
© Galleria L’Opera | Dino Pedriali, Prometeo n.1, 2014. Stampa digitale su carta cotone | Digital print on cotton paper, 30x40 cm - 1/3
Dal 7 Marzo 2014 al 5 Aprile 2014
Luogo: Galleria L'Opera
Indirizzo: via di Monserrato 40
Orari: da martedì a sabato 14-19 e su appuntamento
Curatori: Laura Cherubini
Telefono per informazioni: +39 06 68802469
E-Mail info: info@gallerialopera.com
Sito ufficiale: http://www.gallerialopera.com
La Galleria L'Opera presenta una nuova mostra del fotografo Dino Pedriali dal titolo "Prometeo", a cura di Laura Cherubini.
Pedriali, nato a Roma nel 1950, frequenta il mondo culturale romano a partire dai primi anni '70, quando conosce la Galleria L'Obelisco di Gaspero del Corso.
Incontra il fotografo e artista americano Man Ray, che lo inizia alla fotografia; e nel 1975 lo scrittore Pier Paolo Pasolini, per il quale realizza i più importanti ritratti fotografici e una serie di celebri scatti che rappresentano lo scrittore – anche nudo – tra Sabaudia e Chia (Viterbo), che sarebbero dovuti essere illustrazioni del romanzo "Petrolio", poi edito postumo.
Dopo la tragica morte di Pasolini inizia una ricerca sul corpo che lo porterà a diventare soprattutto fotografo di nudo maschile. Accanto a ritratti di letterati e artisti, prenderà il sopravvento l'interesse per il proletariato dei "ragazzi di vita".
Secondo il critico d'arte Peter Weiermair, "Se è vero che il temperamento di Dino Pedriali, il suo carattere collerico, lo accomunano a Caravaggio, un legame ancora più forte fra i due è dato dall'estetica della luce. Pedriali è il Caravaggio della fotografia del Novecento. Come Caravaggio prendeva i suoi modelli dalla strada e li nobilitava nei suoi quadri, ostentando la loro bellezza lasciva in vesti mitologiche o bibliche, e strappando loro i vestiti dal corpo, così anche Pedriali spoglia i suoi modelli proletari mostrandone la forza, l'orgoglio, la muta coscienza di sé".
In mostra una nuova opera, dal titolo "Prometeo" (2014), composta di 17 foto digitali, che riflette sulla transitorietà dell'abitare nella vita del fotografo; il quale s'identifica – come in un incantesimo – nei suoi modelli di un tempo, perennemente giovani e in fuga. Queste foto sembrano raffigurare ricordi già appannati, pur nella freschezza degli scatti a colori.
Accanto ad esse, saranno esposte alcune delle famose immagini che ritraggono Pier Paolo Pasolini a Chia; ed inoltre, una scelta di foto intense che Pedriali realizzò a Venezia, a un ragazzo nel momento di drogarsi ("La droga", 1977), lucida analisi di questo atto; da ultimo, alcune immagini tratte da un'opera dedicata alla vita ai suoi albori ("Soffio", 2004).
Pedriali, nato a Roma nel 1950, frequenta il mondo culturale romano a partire dai primi anni '70, quando conosce la Galleria L'Obelisco di Gaspero del Corso.
Incontra il fotografo e artista americano Man Ray, che lo inizia alla fotografia; e nel 1975 lo scrittore Pier Paolo Pasolini, per il quale realizza i più importanti ritratti fotografici e una serie di celebri scatti che rappresentano lo scrittore – anche nudo – tra Sabaudia e Chia (Viterbo), che sarebbero dovuti essere illustrazioni del romanzo "Petrolio", poi edito postumo.
Dopo la tragica morte di Pasolini inizia una ricerca sul corpo che lo porterà a diventare soprattutto fotografo di nudo maschile. Accanto a ritratti di letterati e artisti, prenderà il sopravvento l'interesse per il proletariato dei "ragazzi di vita".
Secondo il critico d'arte Peter Weiermair, "Se è vero che il temperamento di Dino Pedriali, il suo carattere collerico, lo accomunano a Caravaggio, un legame ancora più forte fra i due è dato dall'estetica della luce. Pedriali è il Caravaggio della fotografia del Novecento. Come Caravaggio prendeva i suoi modelli dalla strada e li nobilitava nei suoi quadri, ostentando la loro bellezza lasciva in vesti mitologiche o bibliche, e strappando loro i vestiti dal corpo, così anche Pedriali spoglia i suoi modelli proletari mostrandone la forza, l'orgoglio, la muta coscienza di sé".
In mostra una nuova opera, dal titolo "Prometeo" (2014), composta di 17 foto digitali, che riflette sulla transitorietà dell'abitare nella vita del fotografo; il quale s'identifica – come in un incantesimo – nei suoi modelli di un tempo, perennemente giovani e in fuga. Queste foto sembrano raffigurare ricordi già appannati, pur nella freschezza degli scatti a colori.
Accanto ad esse, saranno esposte alcune delle famose immagini che ritraggono Pier Paolo Pasolini a Chia; ed inoltre, una scelta di foto intense che Pedriali realizzò a Venezia, a un ragazzo nel momento di drogarsi ("La droga", 1977), lucida analisi di questo atto; da ultimo, alcune immagini tratte da un'opera dedicata alla vita ai suoi albori ("Soffio", 2004).
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