JI Dachun. Forgotten Desires and Accompanying Clouds | I desideri dimenticati e le nuvole che li accompagnano
JI Dachun. I desideri dimenticati e le nuvole che li accompagnano
Dal 16 May 2013 al 22 September 2013
Luogo: MACRO
Indirizzo: via Nizza 138
Orari: da martedì a domenica 11-19/ sabato 11-22
Curatori: Bartolomeo Pietromarchi
Costo del biglietto: intero non residenti 12.50 €, residenti 11.50 €; ridotto non residenti 10.50 €, residenti 9.50 €
Telefono per informazioni: +39 06 671070400/ 06 671070443
E-Mail info: stampa.macro@comune.roma.it
Sito ufficiale: http://www.museomacro.org
Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta, dal 16 maggio al 22 settembre 2013, Forgotten Desires and Accompanying Clouds | I desideri dimenticati e le nuvole che li accompagnano,la prima mostra personale in un’istituzione pubblica italiana di Ji Dachun (1968), artista cinese nato a Nantong e attivo a Pechino.
La sua ricerca – insolita combinazione di tradizione cinese e modernità occidentale – rivela un’eccezionale singolarità di linguaggio che, con ironia e acuto umorismo, affronta le complesse relazioni tra Oriente e Occidente, ma anche la casualità della vita quotidiana, attraverso immagini fantasiose e ironiche, spesso frutto di grottesche metamorfosi.
Nelle sue opere, surreali collisioni di forme e contesti originano così immagini bizzarre in cui, su ampi sfondi bianchi, compaiono in insolite prospettive figure isolate o in dialogo, o particolari combinazioni di oggetti, o ancora frammenti di corpi: immagini dall’ingenuità solo apparente, dietro cui si cela un radicale sarcasmo verso la realtà.
Le sue tele, pervase da una profonda enigmaticità e spesso irriverenti, assurde, inducono inevitabilmente lo spettatore alla ricerca di un senso non immediato, nascosto, come rivelano alcune delle opere in mostra – tutte realizzate a partire dal 2006 – tra cui Holy Mother A Hostage (2011), Other Worlds (2011), Plastic Brains (2011), True World Art (2011), Brain Juice (2010), Ellen’s Book (2010) e Plastic Landscape, Plastic Park (2010).
In mostra anche i lavori Rococo (2006) e la serie dei Landscape (2011), in cui l’artista affronta i temi della rovina, della decadenza e della morte, centrali nella sua ricerca.
Il MACRO con questo progetto, realizzato in collaborazione con la Aye Gallery di Pechino,intende dare spazio alla sempre più influente arte cinese, attraverso l’opera di uno dei suoi protagonisti più atipici e rilevanti.
La mostra è accompagnata da un catalogo – pubblicato in italiano, inglese e cinese – che raccoglie, oltre un ampio apparato iconografico, i contributi critici di A'cheng e Bartolomeo Pietromarchi.
La sua ricerca – insolita combinazione di tradizione cinese e modernità occidentale – rivela un’eccezionale singolarità di linguaggio che, con ironia e acuto umorismo, affronta le complesse relazioni tra Oriente e Occidente, ma anche la casualità della vita quotidiana, attraverso immagini fantasiose e ironiche, spesso frutto di grottesche metamorfosi.
Nelle sue opere, surreali collisioni di forme e contesti originano così immagini bizzarre in cui, su ampi sfondi bianchi, compaiono in insolite prospettive figure isolate o in dialogo, o particolari combinazioni di oggetti, o ancora frammenti di corpi: immagini dall’ingenuità solo apparente, dietro cui si cela un radicale sarcasmo verso la realtà.
Le sue tele, pervase da una profonda enigmaticità e spesso irriverenti, assurde, inducono inevitabilmente lo spettatore alla ricerca di un senso non immediato, nascosto, come rivelano alcune delle opere in mostra – tutte realizzate a partire dal 2006 – tra cui Holy Mother A Hostage (2011), Other Worlds (2011), Plastic Brains (2011), True World Art (2011), Brain Juice (2010), Ellen’s Book (2010) e Plastic Landscape, Plastic Park (2010).
In mostra anche i lavori Rococo (2006) e la serie dei Landscape (2011), in cui l’artista affronta i temi della rovina, della decadenza e della morte, centrali nella sua ricerca.
Il MACRO con questo progetto, realizzato in collaborazione con la Aye Gallery di Pechino,intende dare spazio alla sempre più influente arte cinese, attraverso l’opera di uno dei suoi protagonisti più atipici e rilevanti.
La mostra è accompagnata da un catalogo – pubblicato in italiano, inglese e cinese – che raccoglie, oltre un ampio apparato iconografico, i contributi critici di A'cheng e Bartolomeo Pietromarchi.
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