No men at work. Scene inanimate di lavori svolti

No men at work. Scene inanimate di lavori svolti
Dal 02 Ottobre 2012 al 03 Novembre 2012
Roma
Luogo: s.t. foto libreria galleria
Indirizzo: via degli Ombrellari 25
Orari: da martedì a sabato 10.30-19.30
Curatori: Matteo Di Castro
Telefono per informazioni: +39 06 64760105
E-Mail info: info@stsenzatitolo.it
Sito ufficiale: http://www.stsenzatitolo.it/
Il progetto, a cura di Matteo Di Castro, selezionato per il circuito dell' XI edizione di "Fotografia - Festival Internazionale di Roma", ci propone una rilettura originale di questo classico ambito di applicazione della fotografia documentaria del Novecento.
Protagonisti delle immagini in mostra, raccolte nel corso degli anni e selezionate per l’occasione, non sono infatti i lavoratori, nelle loro diverse forme di vita individuale e sociale, nella varietà delle mansioni e delle situazioni.
Anziché individuare nell’homo faber, nel corpo in azione (seppure del tutto statico, inattivo, o a riposo) la misura del visibile, si è scelto di puntare su quelle foto del passato in cui non v’è traccia di presenza umana e il lavoro si identifica con altri interpreti del processo produttivo: ambienti di vario genere (magazzini, cantieri, uffici, officine, locali commerciali), macchinari e strumenti tecnici , forza-lavoro animale, sino alla merce vera e propria, alla promozione dei prodotti finiti: pesche, scarpe, automobili…
Lo still life, la messa in scena di un microcosmo senza vita, da una parte, e le vedute anche panoramiche di interni ed esterni parimenti vuoti, disabitati ,non animati, si rivelano i punti di vista più ricorrenti in questa serie di scatti.
Dietro tali immagini -una cinquantina di stampe originali, non c’è dunque il documentarismo umanistico del fotoreporter, ma lo sguardo distaccato di una serie di professionisti, spesso direttamente ingaggiati da questa o quella azienda.
Ma al di là della genesi e delle implicazioni ideologiche di un simile repertorio iconografico, l’obiettivo della mostra è quello di cogliere e valorizzare l’inedita densità estetica di tali immagini del secolo scorso: quella vocazione metafisica e archeologica a catturare una realtà devitalizzata, che nutre tanta fotografia contemporanea.
Protagonisti delle immagini in mostra, raccolte nel corso degli anni e selezionate per l’occasione, non sono infatti i lavoratori, nelle loro diverse forme di vita individuale e sociale, nella varietà delle mansioni e delle situazioni.
Anziché individuare nell’homo faber, nel corpo in azione (seppure del tutto statico, inattivo, o a riposo) la misura del visibile, si è scelto di puntare su quelle foto del passato in cui non v’è traccia di presenza umana e il lavoro si identifica con altri interpreti del processo produttivo: ambienti di vario genere (magazzini, cantieri, uffici, officine, locali commerciali), macchinari e strumenti tecnici , forza-lavoro animale, sino alla merce vera e propria, alla promozione dei prodotti finiti: pesche, scarpe, automobili…
Lo still life, la messa in scena di un microcosmo senza vita, da una parte, e le vedute anche panoramiche di interni ed esterni parimenti vuoti, disabitati ,non animati, si rivelano i punti di vista più ricorrenti in questa serie di scatti.
Dietro tali immagini -una cinquantina di stampe originali, non c’è dunque il documentarismo umanistico del fotoreporter, ma lo sguardo distaccato di una serie di professionisti, spesso direttamente ingaggiati da questa o quella azienda.
Ma al di là della genesi e delle implicazioni ideologiche di un simile repertorio iconografico, l’obiettivo della mostra è quello di cogliere e valorizzare l’inedita densità estetica di tali immagini del secolo scorso: quella vocazione metafisica e archeologica a catturare una realtà devitalizzata, che nutre tanta fotografia contemporanea.
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