Simboli vivi. Il potere delle immagini nelle ceramiche preistoriche del Pakistan
Simboli vivi. Il potere delle immagini nelle ceramiche preistoriche del Pakistan
Dal 25 June 2014 al 21 September 2014
Roma
Luogo: Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci'
Indirizzo: via Merulana 248
Orari: martedì, mercoledì, venerdì 9-14; giovedì, sabato, domenica e festivi 9-19.30
Enti promotori:
- MiBACT
- Museo Nazionale d’Arte Orientale
- Ambasciata della Repubblica Islamica
- Università degli Studi di Padova
Costo del biglietto: intero € 6, ridotto € 3
Telefono per prevendita: +39 06 46974832
Telefono per informazioni: +39 06 4697481 / 06 46974815
E-Mail info: mn-ao.direzione@beniculturali.it
Sito ufficiale: http://www.simbolivivi.beniculturali.it
La mostra “Simboli vivi” espone per la prima volta in Italia un cospicuo gruppo di vasi in terracotta dipinta, di periodo protostorico, provenienti in gran parte dal Beluchistan pakistano (Pakistan sud-occidentale). Tali manufatti, illegalmente trafugati dal Pakistan, furono sequestrati nel 2005 in Italia dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale - Nucleo di Monza e restituiti due anni più tardi alla Repubblica Islamica del Pakistan, in virtù del comune impegno nella lotta al commercio clandestino dei beni culturali. Alle ceramiche saranno affiancati oggetti di vita quotidiana in metallo, terracotta e pietra e fili di perle in pietre semipreziose, conservati nel Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ e appartenenti allo stesso ambito culturale e cronologico.
La mostra, organizzata dal Museo Nazionale d’Arte Orientale in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Islamica del Pakistan, e con il contributo di Eural Gnutti s.p.a. (Brescia), è una preziosa occasione per conoscere le civiltà che si avvicendarono nel Pakistan.
Raffinate civiltà si sono infatti qui susseguite a partire dal V/IV millennio a.C.: da una relativa uniformità culturale alla fine del Neolitico, il Pakistan passa, tra la metà del IV e il III millennio a.C., ad una differenziazione regionale che è rivelata soprattutto dai diversi stili della ceramica dipinta e che documenta lo sviluppo di culture preurbane e poi urbane, come quelle, dette di Nal e di Kulli dal nome dei siti dove sono state ritrovate, rappresentate dal gruppo di vasi esposti nella mostra, e come la più nota Civiltà della Valle dell’Indo (2600-1900 a.C. ca).
Nel mondo delle prime città della Valle dell’Indo, la costruzione di un nuovo tipo di società richiese, tra le altre cose, l’elaborazione di una serie di simboli religiosi e sociali al tempo stesso, quali la foglia dell’albero di pipal, il pesce, lo zebù, lo stambecco, la tigre, l’unicorno, alcuni motivi geometrici, come la croce o la scala. Difficili da decifrare ma affascinanti, questi simboli si sono perpetuati nei millenni, mantenendo parte dei significati originali e assumendone di nuovi, in un cangiante gioco di specchi nel quale possiamo ricercare frammenti della nostra stessa identità. I motivi decorativi, animali e vegetali, geometrici, dipinti sulla superficie dei vasi illustrano una simbologia di ambito centro-asiatico e del sub-continente indiano, estranea alla nostra cultura occidentale, sebbene alcuni elementi simbolici, come suggerito dal percorso della mostra, si siano radicati anche nella nostra cultura.
La mostra, organizzata dal Museo Nazionale d’Arte Orientale in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Islamica del Pakistan, e con il contributo di Eural Gnutti s.p.a. (Brescia), è una preziosa occasione per conoscere le civiltà che si avvicendarono nel Pakistan.
Raffinate civiltà si sono infatti qui susseguite a partire dal V/IV millennio a.C.: da una relativa uniformità culturale alla fine del Neolitico, il Pakistan passa, tra la metà del IV e il III millennio a.C., ad una differenziazione regionale che è rivelata soprattutto dai diversi stili della ceramica dipinta e che documenta lo sviluppo di culture preurbane e poi urbane, come quelle, dette di Nal e di Kulli dal nome dei siti dove sono state ritrovate, rappresentate dal gruppo di vasi esposti nella mostra, e come la più nota Civiltà della Valle dell’Indo (2600-1900 a.C. ca).
Nel mondo delle prime città della Valle dell’Indo, la costruzione di un nuovo tipo di società richiese, tra le altre cose, l’elaborazione di una serie di simboli religiosi e sociali al tempo stesso, quali la foglia dell’albero di pipal, il pesce, lo zebù, lo stambecco, la tigre, l’unicorno, alcuni motivi geometrici, come la croce o la scala. Difficili da decifrare ma affascinanti, questi simboli si sono perpetuati nei millenni, mantenendo parte dei significati originali e assumendone di nuovi, in un cangiante gioco di specchi nel quale possiamo ricercare frammenti della nostra stessa identità. I motivi decorativi, animali e vegetali, geometrici, dipinti sulla superficie dei vasi illustrano una simbologia di ambito centro-asiatico e del sub-continente indiano, estranea alla nostra cultura occidentale, sebbene alcuni elementi simbolici, come suggerito dal percorso della mostra, si siano radicati anche nella nostra cultura.
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