Berlinde De Bruyckere. Evergreen
© Berlinde De Bruyckere / GALLERIA CONTINUA / Ph. Mirjam Devriendt | Berlinde De Bruyckere, Marsyas, 2019-2020, cera, peli animali, ferro, resina epossidica
Dal 22 Febbraio 2020 al 10 Maggio 2020
San Gimignano | Siena | Visualizza tutte le mostre a Siena
Luogo: Galleria Continua
Indirizzo: via del Castello 11
Orari: da lunedì a domenica 10-13 / 14-19
Telefono per informazioni: +39 0577 943134
E-Mail info: info@galleriacontinua.com
Sito ufficiale: http://www.galleriacontinua.com
Galleria Continua è lieta di annunciare Evergreen, un nuovo appuntamento con cadenza annuale che vedrà dialogare un artista contemporaneo con l’arte del passato e, in particolare, con capolavori di arte antica e un maestro dell’arte del Novecento.
L’artista invitata a prendere parte alla prima edizione di Evergreen è Berlinde De Bruyckere. Grazie alla collaborazione con le gallerie Bacarelli-Botticelli, Robilant Voena e Montrasio Arte, le sculture dell’artista belga incontrano nelle sale di Galleria Continua i dipinti di Francesco Botti (Firenze, 1645 - 1711), Piero Dandini (Firenze, 1646 - 1712), Johann Karl Loth (Monaco di Baviera, 1632 - Venezia, 1698), Onorio Marinari (Firenze, 1627-1716), Giuseppe Petrini (Carona, 1677 - 1755/9) e un corpo di opere degli anni Sessanta dell’artista americano Salvatore Scarpitta (New York, 1919 - 2007).
Fortemente influenzata dalla storia dell’arte e dalla mitologia classica, così come dalla realtà quotidiana di strutture sociali in collasso, Berlinde De Bruyckere crea opere che, attraverso la loro materialità, invitano a riflettere sulla condizione umana. In questa mostra presenta due sculture realizzata a cavallo tra il 2019 e il 2020 dal titolo “Marsyas”. L’episodio mitologico che racconta il supplizio inferto da Apollo a Marsia è fonte di ispirazione per Berlinde De Bruyckere. Marsia era un satiro, un genio delle acque, dei monti e delle selve, un abile suonatore di flauto. Un giorno incautamente osa sfidare Apollo, dio della musica, e questi come punizione per essersi messo in competizione, sottopone Marsia ad una tortura atroce: lo lega ad un albero e lo scortica vivo. Questa sfida epica riflette la lotta dei due “spiriti” che albergano all’interno dell’uomo. Quello apollineo e quello dionisiaco. Marsia è condannato al suo triste destino a causa della superbia che lo spinge a sovvertire le gerarchie che ordinano il rapporto tra gli dei e gli altri essere viventi; tuttavia, attraverso la sua sofferenza, viene consegnato all’eternità del mito, al pari di un dio.
Le opere di Berlinde De Bruyckere esplorano vita e morte, Eros e Thanatos, forza e vulnerabilità, desiderio e sofferenza. I volumi scultorei di “Marsyas” che prendono forma dalla lavorazione di pelli di animale e cera, alludono al corpo attraverso la sua assenza. Il corpo nella sua fisicità emerge impetuoso nei dipinti che accompagnano l’artista belga in questo percorso. L’esattezza anatomica e la tradizione dello studio dal vero del corpo umano sono una costante nell’attività di Piero Dandini qui presente con un nudo virile, allusivo iconograficamente al dio Vulcano. L’interesse di Giuseppe Antonio Pedrini per la descrizione dei movimenti interiori dei suoi personaggi - spesso ritratti a figura unica - è ben rappresentata da “L’astronomo”, la tela in mostra a San Gimignano. L’uomo è ritratto mentre contempla la volta celeste durante un’eclissi; i raggi del sole, attenuati dalla presenza della luna, diffondono una luce fioca che lambisce e indora le nuvole. Onorio Marinari persegue con rigore la sua inclinazione verso lo studio del reale che qui emerge nell’intonazione espressiva e sentimentale della “Maddalena” illuminata da una diafana luce siderale.
Se il lavoro di Berlinde De Bruyckere è metafora della condizione umana e veicolo per comunicare la sofferenza degli esseri viventi, i bendaggi di Salvatore Scarpitta possono esser letti in una dimensione di umanità, di rammendo, di cura. Rompendo il classico schema costruttivo rettangolare, le opere di Scarpitta, realizzate negli anni ’60 con la tecnica della fasciatura, si presentano nell’immobilità che precede la distruzione; tra le bende c’è uno spazio vuoto che implica un conflitto tra la resistenza del materiale e la forza del suo creatore, qualcosa sembra emergere o rivelarsi tra le fessure, come una ferita.
Scarpitta invita a non soffermarsi solamente sull’aspetto esteriore dei suoi lavori, ma a osservare, approfondire e cercare in essi ”il senso dell’unità universale”. Crede nel processo della trasmutazione della fisicità in spirito, questo è ciò che persegue nella sua ricerca artistica. Le slitte create dall’artista americano evocano un viaggio silenzioso, il viaggio dello spirito verso nuove mete; rappresentano l’energia spirituale delle origini, quando ogni individuo considerava la propria vita un travagliato viaggio alla ricerca dell’assoluto: ”Una slitta è nella memoria di ogni uomo”, dichiara l’artista. “Ho lavorato alle mie slitte in solitudine, ma ho cercato di infondervi un profondo senso sociale: volevo che trasudassero il sapore di una coralità e di una civiltà”.
Inaugurazione sabato 22 febbraio 2020 h 18-24
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