Josh Kline. Unemployment + Harun Farocki. Parallel I-IV

Josh Kline, Unemployment, 320x213

 

Dal 05 Novembre 2016 al 12 Febbraio 2017

Torino

Luogo: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Indirizzo: via Modane 16

Orari: Giovedì: 20-23: ingresso libero. Venerdì - Sabato - Domenica: 12-19

Costo del biglietto: Intero € 5, Ridotto € 3 (over 65, studenti). Gruppi € 4 (minimo 6 persone). Gratuito (Per i bambini fino a 12 anni, Insieme per l’Arte, abbonamento Torino Musei, giornalisti accreditati, soci ICOM)

Telefono per informazioni: +39 011 3797600

Sito ufficiale: http://www.fsrr.org



La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta, dal 4 novembre al 12 febbraio 2017, Unemployment, la prima mostra personale in Italia di Josh Kline (USA, 1979). Attraverso sculture, video e installazioni Kline esplora le trasformazioni politiche e sociali del nostro tempo, offrendo uno sguardo critico sull’impatto che la tecnologia e la “new economy” hanno sulla vita degli individui nel XXI secolo. La società statunitense diviene il modello negativo di processi che vedono coinvolti tutti i paesi avanzati, e che si esplicano in una crescente minaccia alla privacy degli individui, alla loro libertà di espressione e al loro status economico. Nella miglior tradizione della fantascienza letteraria e cinematografica, Kline offre uno sguardo cupo su un mondo sull’orlo del collasso, in cui gli interessi di pochi plasmano le condizioni di vita dei più.
Unemployment è il capitolo più recente di un ciclo di mostre che riflettono sui temi politici economici e culturali emergenti che probabilmente andranno a definire i prossimi decenni.
Le mostre adottano un approccio narrativo, sviluppando diversi temi e procedendo cronologicamente da un’osservazione del presente a una previsione sul futuro. Il progetto precedente, Freedom (2015-2016), esordio del ciclo, era incentrato sul potenziale dell’azione e del discorso politico, e sul destino della democrazia stessa nelle società in cui i beni comuni sono stati privatizzati. Nell’installazione, ispirata allo Zuccotti Park reso celebre dal movimento Occupy Wall Street del 2011, figuravano minacciosi Teletubbies-poliziotti in tenuta antisommossa, con schermi incassati nell’addome che presentavano video in cui le parole e le identità di attivisti politici online erano trasposti sui volti di poliziotti in pensione. Un’altra opera centrale, realizzata attraverso l’impiego di un software di sostituzione facciale, presentava una versione fittizia ed edificante del discorso inaugurale del 2009 del Presidente Obama, offrendo la visione dei cambiamenti e del progresso che questa presidenza avrebbe potuto portare. Ogni mostra successiva del ciclo, di cui Unemployment rappresenta la seconda, Kline osserverà un momento possibile del futuro, e l’insieme delle questioni che andranno a definirlo da un punto di vista politico.
Unemployment salta in avanti agli anni ’30 del 2000, più di due decenni dopo la crisi economica del 2008. Kline dà forma a un ipotetico, inquietante scenario futuro, immaginando i devastanti effetti di una nuova crisi economica, di cui è vittima quel che resta di una classe media ormai privata del proprio lavoro dalla massiccia automazione di attività produttive e servizi. La disoccupazione diverrà un tema sempre più rilevante, andando a interessare anche l’ambito professionale e specializzato, con conseguenze di ordine economico, sociale e personale. In Unemployment Kline si chiede cosa succederà alle centinaia di milioni di professionisti della classe media occidentale, in un mondo in cui potrebbero non trovare mai più lavoro. Sprofondati nella povertà, scartati da un sistema che non necessità più del contributo umano per funzionare, gli individui potrebbero fare la fine di rifiuti da smaltire, come involucri abbandonati, privati di ogni valore d’uso. Le opere esplorano il destino dell’essere umano e della condizione umana in questo futuro sempre più possibile. Kline sviluppa la sua narrazione attraverso sculture, opere audio e video ed elementi installativi che contribuiscono a creare un’esperienza immersiva, onirica, come un film nella quarta dimensione, la cui visione turba per la sua verosimiglianza e per la riconoscibilità degli elementi compositivi, parte di un immaginario condiviso, segni di un panorama urbano e mediatico della quotidianità. Molte delle sue opere sono realizzate attraverso l’impiego di tecnologie avanzate, tra cui la stampa 3D e programmi di grafica, quasi a dare un esempio tangibile, una consistenza materiale a quei processi di automazione responsabili degli scenari disastrosi predetti da Kline.

Josh Kline è nato a Philadelphia nel 1979. Vive a New York. Tra le sue mostre personali Freedom, Portland Art Museum, 2016 e Modern Art Oxford, 2015; Unemployment, 47 Canal, New York, 2016; Quality of Life, 47 Canal, New York, 2013. Ha partecipato a numerose mostre collettive tra recentemente la 9a Berlin Biennale for Contemporary Art, Berlin, 2016; Life Itself, Moderna Museet, Stockholm, 2016; Suspended Animation, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, D.C., 2016; America Is Hard to See, Whitney Museum of American Art, New York, 2015; 2015 Triennial: Surround Audience, New Museum, New York, 2015; Infinite Jest, Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2014; Archeo, High Line, New York, 2014; Speculations on Anonymous Materials, Fridericianum, Kassel, 2013.

Oltre alla personale di Josh Kline, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta l’opera Parallel I-IV di Harun Farocki, l’artista tedesco di origine cecoslovacca, nato nel 1944 e scomparso nel 2014. Realizzata tra il 2012 e il 2014, Parallel è la sua ultima opera ed è una delle acquisizioni più recenti della Collezione Sandretto Re Rebaudengo.
Universalmente riconosciuto come uno degli artisti e registi più innovativi e influenti del panorama internazionale, Harun Farocki ha sviluppato un cinema teorico e politico, capace di lavorare sulla quotidianità e al tempo stesso di indagare sui meccanismi e gli immaginari della società contemporanea, nelle sue diverse forme retoriche e ideologiche.
Parallel I-IV è una videoinstallazione a 4 canali che riflette sull’influenza che i videogame hanno avuto sul cinema, attraverso un’indagine focalizzata sulle metodologie che stanno alla base della loro realizzazione e sulle regole che determinano le animazioni computerizzate.
Insieme alla personale di Josh Kline e l’opera di Harun Farocki, continua la personale di Ed Atkins.

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