Mario Lattes dall’informale al figurativo

Mario Lattes, Cassettone, 1966

 

Dal 27 Settembre 2018 al 01 Dicembre 2018

Torino

Luogo: Spazio Don Chisciotte / Fondazione Bottari Lattes - Monforte d’Alba

Indirizzo: via Della Rocca 37B

Enti promotori:

  • Con il sostegno di Regione Piemonte

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 011.1977.1755

E-Mail info: segreteria@spaziodonchisciotte.it

Sito ufficiale: http://www.fondazionebottarilattes.it/



«Il pennello di Lattes segue gli impulsi, le emozioni, gli abbandoni di una irrimediabile inquietudine». Così Vittorio Sgarbi nel 1988 ha descritto i lavori di Mario Lattes, editore, pittore, incisore e scrittore, ma anche ideatore di iniziative culturali, scomparso nel 2001. Una selezione di opere rappresentative della pittura e della poetica di questo eclettico artista, molte delle quali inedite e mai esposte prima, sono presentatenelle due sedi della Fondazione Bottari Lattes, per la mostra “Mario Lattes dall’informale al figurativo”, a Torino presso lo Spazio Don Chisciotte (inaugurazione giovedì 27 settembre alle ore 18) e a Monforte d’Alba presso la Fondazione Bottari Lattes (inaugurazione sabato 29 settembre alle ore 18).
 
La Fondazione Bottari Lattes, nata nel 2009 proprio per ricordare Mario Lattes e promuovere cultura e arte sulla scia della sua multiforme attività (conserva la biblioteca privata del pittore e l’archivio storico), dispone di una vasta collezione dell’artista, arricchita da nuove acquisizioni, dalla quale sono state selezionate le opere della doppia mostra.
 
Mario Lattes dall’informale al figurativo” espone una sessantina di opere di Lattes per ripercorrere un’avventura artistica poliedrica che abbraccia mezzo secolo di attività pittorica, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, e documentare i diversi modi espressivi e i numerosi interessi del pittore. A Monforte d’Alba si possono ammirare le opere di grande formato, mentre a Torino sono esposti i lavori di minori dimensioni, che, pur nel piccolo formato, sanno esprimere, quasi in maniera concentrata, tutta la poetica e l’essenza artistica di Lattes. 
 
Artista raffinato, capace di dare vita a immagini oniriche, Mario Lattes ha sperimentato tecniche e linguaggi eterogenei, con i quali ha espresso il dolore dell'esistenzae la propria rivendicazione di libertà da ogni pregiudizio. La sua opera racchiude momenti d'ispirazione ora astratta ora espressionista, ora visionaria, per approdare a suggestioni visive, senza mai essere imprigionata in categorie o movimenti. 
Dagli oli su tela o su carta, fino agli acquerelli, le tempere e le tecniche miste, i collages e i frottages, la produzione pittorica di Lattes si distingue anche per i temi affrontati: le contraddizioni della vita, il dolore e le difficoltà nella quotidianità, le memorie e la consapevolezza della propria frammentata identità, l’identità ebraica, la ribellione alle idee preconfezionate, alla volgarità delle mode. Imprescindibile per comprendere il suo immaginario visivo è la conoscenza dei suoi romanzi, delle sue letture e della sua collezione, poiché la sua creatività versatile si esprimeva con un incessante passaggio da un linguaggio all’altro. La sua opera pittorica dopo un iniziale periodo, è sempre stata figurativa, con valenze visionarie e fantastiche, tale da evocare illustri discendenze, da Gustave Moreau a Odilon Redon a James Ensor. La pittura, le incisioni e i romanzi sono legati da un forte filo conduttore, talvolta anche nella scelta di soggetti identici, trasfigurati dalla diversità dei mezzi espressivi. Tanto che, il critico d’arte Marco Vallora commentava nel 2008: «Lattes è sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente».
 
«Per alcuni artisti – spiega Vincenzo Gatti, collaboratore della Fondazione Bottari Lattes per le iniziative legate alle arti visive – l’operosa riservatezza, anziché volgersi in solitaria riflessione, nutre i nervi sensibili e le attenzioni: così accade per Mario Lattes, che vive lo scorrere del secolo passato con mente vigile, tra pittura e scrittura, osservatore visionario di una realtà sezionata in tutte le ambiguità e le inquietudini. 
Questa rassegna, articolata nelle due sedi della Fondazione, si giova di varie nuove acquisizioni, assai significative per penetrare sempre più nell'universo interiore dell'artista e confermare come la sua opera pittorica sia costituita da frammenti di un discorso lungo quanto una vita, tessere di un mosaico esistenziale, in sé compiute ma al contempo indissolubilmente legate.
Anche le opere di piccolo formato, ben rappresentate allo Spazio Don Chisciotte, dimostrano, e anzi esaltano l'intensità e la concentrazione dell'ispirazione, come sempre accompagnata dalla curiosità attenta dello sperimentatore che non si ferma innanzi alle più ardite e disinvolte contaminazioni di tecniche, linguaggi, stili.
Si tratta comunque di letture intime, di suggeriti percorsi, di allusive memorie che devono essere colte con meditata attenzione, seguendo cioè l'invito di Lattes a indugiare prima di varcare la soglia, e poi inoltrarsi "oltre lo specchio" senza però mai attendersi rassicurazioni né illusorie consolazioni.
Nel 1969 il poeta Libero de Libero scriveva, acutamente, a proposito dell'immaginario del pittore: ".... certo, non è un luogo solare, e la traversata non è per sentieri docili né le soste avvengono lungo pianori sorridenti o in celestiali poggi. Ma le creazioni dell'arte non imbandiscono colazioni alle allegre scampagnate..."».
 
Tra le opere in esposizione a Torino: “Specchio”, 1969; “L’uccello impagliato”, 1969; “Periferia”, 1971; “Pipa e tabacco”, 1978. Tra i quadri in mostra a Monforte d’Alba: “Vento sulle colline”, 1955; “Natura morta”, 1959; “Testa”, 1965; “Natura morta con strumenti musicali”, 1962; “Cassettone”, 1966; “Merceria”, 1978; “Nudo di donna che dipinge”, 1989.

MARIO LATTES (Torino, 25 ottobre 1923 - 28 dicembre 2001), pittore, scrittore ed editore, è stato un personaggio di spicco nel mondo culturale del capoluogo piemontese del secondo dopoguerra. Ebreo laico, uomo solitario e complesso, la sua arte risente delle vicende e della psicologia di questo popolo: umorismo amaro e sarcastico, pessimismo e lontananza.
Durante il periodo bellico sfugge alle leggi razziali rifugiandosi a Roma e a Rieti unendosi poi alle truppe alleate, tra cui l’VIII Armata Inglese, in qualità di interprete. Rientrerà a Torino, la sua amata e odiata città, nel 1945.
Dopo la seconda Guerra mondiale dirige la Lattes Editori, la Casa Editrice fondata dal nonno Simone Lattes nel 1893, una tra le più importanti nel settore dell’editoria scolastica, ma che propone anche opere di autori in seguito molto noti ma allora sconosciuti in Italia, quali, Simone Weil, Theodor Adorno e molti altri. Collabora con scritti e disegni alle più importanti riviste culturali del momento, tra cui “Il Mondo”, la “Fiera letteraria” e la “Gazzetta del Popolo”. Con un gruppo di amici (Vincenzo Ciaffi, Albino Galvano e Oscar Navarro) nel 1953 fonda la rivista “Galleria” che dall’anno seguente, con il titolo “Questioni”, diventa voce influente del mondo culturale non solo locale. Vi partecipano intellettuali italiani e stranieri come Nicola Abbagnano, Albino Galvano, Theodor Adorno e molti altri. Nel 1960 si laurea all’Università di Torino con il professor Walter Maturi, discutendo una tesi in storia contemporanea su “Il Ghetto di Varsavia”.
Tra il 1958 e il 1985 pubblica diversi romanzi e racconti, tra cui: Le notti nere (Lattes, 1958), La stanza dei giochi (Ceschina, 1959), Il borghese di ventura (Einaudi, 1975; Marsilio, 2013), L’incendio del Regio (Einaudi, 1976; Marsilio, 2011), L’Amore è niente (Editore La Rosa, 1985), Il castello d’acqua (Aragno, 2004) postumo. Le vicende personali, i sentimenti, le paure, le speranze, la vita di tutti i giorni, sono i temi di cui sono fatti i romanzi di Mario Lattes, che sono sempre opere autobiografiche, scritte con sensibilità profondamente surreale ed epico senso dell’inconcludenza umana. Sopravvive però sempre l’ironia. Nel libretto Fine d’anno, pubblicato nel 1972, sono raccolte alcune poesie di Lattes che ripropongono i temi centrali della sua riflessione e della sua ossessione: la nostalgia per ciò che si è dovuto lasciare, che non c’è più se non nella memoria, il male assoluto, la morte e la natura, l’amore che passa crudelmente, l’esilio. Nel 2015, per volontà degli eredi, vede la luce Il Ghetto di Varsavia, tesi di Laurea di Mario Lattes pubblicata per la prima volta, dopo 55 anni dalla sua stesura, da Edizioni Cenobio, a cura del professor Giacomo Jori.
Del 1947 è la sua prima mostra alla galleria La Bussola di Torino, a testimonianza delle maturate esperienze artistiche, nate durante il soggiorno laziale e coltivate per tutta la sua vita, come artista e collezionista. Fino alla fine degli anni novanta allestisce personali a Torino, Roma, Milano, Firenze e Bologna e partecipa con successo a due edizioni della Biennale di Venezia, della Quadriennale di Torino e di Roma oltre a diverse esposizioni collettive. Il suo lavoro pittorico e la sua attività culturale sono stati oggetto di numerose recensioni e alcuni studi critici. 
Dopo la sua scomparsa, importanti istituzioni gli hanno dedicato antologiche e retrospettive. Il Comune di Torino, in data 11 maggio 2017, con una cerimonia pubblica, gli ha intitolato l’area verde di Piazza Maria Teresa, nel quartiere Borgo Nuovo.
 
Spazio Don Chisciotte
Da giovedì 27 settembre a sabato 27 ottobre 2018
martedì-sabato ore 10.30-12.30 / 15-19

Fondazione Bottari Lattes

Da sabato 29 settembre a sabato 1 dicembre 2018
lunedì-venerdì ore 10-12 / 14.30-17; sabato ore 10-12 / 15.30-18.30


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