Renato Amoruso. Il Colore dei Sentimenti umani
Renato Amoruso, Senza titolo, 1998, olio su tela, cm 70x120
Dal 28 November 2014 al 9 January 2015
Torino
Luogo: Spaziobianco di Torino
Indirizzo: via Saluzzo 23/bis
Orari: da martedì a venerdì 16.30-19.30 o su appuntamento
Curatori: Marisa Vescovo, Giorgio D’Orazio
Telefono per informazioni: +39 333 6863429
E-Mail info: informarte8@gmail.com
Dal 29 novembre 2014 al 9 gennaio 2015 si terrà allo Spaziobianco di Torino, la personale di Renato Amoruso dal titolo Il Colore dei Sentimenti umani, a cura di Marisa Vescovo e Giorgio D’Orazio, con il coordinamento di Silvano Costanzo e Lucrezia de Domizio Durini.
Il percorso espositivo raccoglie una selezione di cinquanta dipinti che riveleranno al pubblico la suggestiva storia di questo artista che vive a Firenze e che offre una pittura tutta personale, solitaria, silenziosa che non rientra in nessuna catalogazione metodologica del sistema dell’arte; una pittura che appartiene a quella zona intima dell’uomo che Aristotele chiama la Forma dell’Anima.
Come afferma Marisa Vescovo nel suo saggio in catalogo, “Tutta la ricerca di Renato Amoruso è divaricabile in due ampi capitoli, uno legato alla leggerezza (intesa come voleva Italo Calvino), e un altro legato alla materialità cromatica. (…) Si tratta di una vita di lavoro, in cui il nostro autore è rimasto straniero in patria, ma non straniero al suo stesso tempo, nel quale è possibile trovare la verità del proprio sé: una verità appunto che si può cogliere soltanto in esilio, da una extraterritorialità di ricerca, da cui si può leggere la costellazione chiave della modernità”.
Amoruso è nato artista. Le sue opere vivono nei colori che guardano la Natura e si rispecchiano nei suoi sogni. Sono lavori liberi da ogni titolazione che, oltrepassando ogni segno pittorico, parlano di Sentimenti Umani e hanno l’obiettivo di ricordare quei valori primari insiti nell’animo umano come il rispetto dell’Uomo e della Natura.
Due eventi caratterizzeranno la serata inaugurale - venerdì 28 novembre, ore 18.30: il suono del clarinetto del Maestro Alberto Serrapiglio accompagnerà la proiezione del film I Colori del sentimento umano di Stefano Odoardi.
In occasione della mostra, è stato pubblicato un ricco volume (ediz. Mondadori Electa), curato da Lucrezia De Domizio Durini, con testi degli storici dell’arte Gérard-Georges Lemaire, Pilar Parcerisas e Marisa Vescovo.
Il percorso espositivo raccoglie una selezione di cinquanta dipinti che riveleranno al pubblico la suggestiva storia di questo artista che vive a Firenze e che offre una pittura tutta personale, solitaria, silenziosa che non rientra in nessuna catalogazione metodologica del sistema dell’arte; una pittura che appartiene a quella zona intima dell’uomo che Aristotele chiama la Forma dell’Anima.
Come afferma Marisa Vescovo nel suo saggio in catalogo, “Tutta la ricerca di Renato Amoruso è divaricabile in due ampi capitoli, uno legato alla leggerezza (intesa come voleva Italo Calvino), e un altro legato alla materialità cromatica. (…) Si tratta di una vita di lavoro, in cui il nostro autore è rimasto straniero in patria, ma non straniero al suo stesso tempo, nel quale è possibile trovare la verità del proprio sé: una verità appunto che si può cogliere soltanto in esilio, da una extraterritorialità di ricerca, da cui si può leggere la costellazione chiave della modernità”.
Amoruso è nato artista. Le sue opere vivono nei colori che guardano la Natura e si rispecchiano nei suoi sogni. Sono lavori liberi da ogni titolazione che, oltrepassando ogni segno pittorico, parlano di Sentimenti Umani e hanno l’obiettivo di ricordare quei valori primari insiti nell’animo umano come il rispetto dell’Uomo e della Natura.
Due eventi caratterizzeranno la serata inaugurale - venerdì 28 novembre, ore 18.30: il suono del clarinetto del Maestro Alberto Serrapiglio accompagnerà la proiezione del film I Colori del sentimento umano di Stefano Odoardi.
In occasione della mostra, è stato pubblicato un ricco volume (ediz. Mondadori Electa), curato da Lucrezia De Domizio Durini, con testi degli storici dell’arte Gérard-Georges Lemaire, Pilar Parcerisas e Marisa Vescovo.
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