Davide Orler. Luoghi del sogno e dell’incanto

Davide Orler. Luoghi del sogno e dell’incanto

 

Dal 08 Settembre 2018 al 30 Settembre 2018

Conegliano | Treviso

Luogo: Galleria Novecento di Palazzo Sarcinelli

Indirizzo: via XX Settembre 132

Curatori: Duilio Dal Fabbro

Enti promotori:

  • Associazione Contrada Granda in collaborazione con l'Archivio Davide Orler
  • Patrocinio di Comune di Conegliano

Telefono per informazioni: +39 329 4246248


Comunicato Stampa:
La mostra, proposta e promossa dall’Associazione Contrada Granda in collaborazione con l'Archivio Davide Orler, ripercorre gli anni più rappresentativi ('50 e '60) di un artista eclettico, Davide Orler, scomparso nel 2010, protagonista della scena veneziana del secondo dopoguerra segnata dal clima fertile e vivace della collezionista e mecenate Peggy Guggenheim.
Un percorso affascinante e avvincente (circa 40 le opere esposte) tra tecnica e ingegno, immaginazione e realtà, sogno e incanto accompagna le opere pittoriche di un artista dalle multiformi passioni e visioni. I suoi dipinti hanno come tema comune la montagna che lo stesso Orler impresse nelle sue tele da sempre, fino agli ultimi giorni della sua vita. Sono presenti importanti lavori dei primi anni ’50 come “Inverno a Fatana” del 1953, “La tragedia del Gavion del 1954” e numerosi altri realizzati a bordo delle navi durante gli anni della Marina
su supporti quali: amache dove lui stesso dormiva (“In prigione”, 1956), carte nautiche dell’800 andate in disuso (“I coscritti”, 1956) e lenzuola “rubate” alla madre (“L'impiccato a Mezzano”, 1956).
Un importante amicizia con Tancredi Parmeggiani ha contraddistinto la sua produzione degli ultimi anni '50 ( contaminando i suoi dipinti per un sodalizio storico per il quale: “mi passava le sue tele dipinte e poi scartate per un guizzo d'ira e di rifiuto” a patto che Orler ne cancellasse i residui opere esposte venivano dipinte sul retro da Tancredi Parmeggiani (“Paesaggio invernale”, 1960) col quale, verso Alla fine degli anni '50, condivideva gli studi di Palazzo Carminati a Venezia ed anche le stesse tele da lui dipinte, che gli donava in mancanza di denaro per esortarlo a continuare la sua grande passione: la pittura.
Una sala intera viene riservata alle opere che appartengono agli anni '60 nei quali si intravede una influenza di matrice espressionista (“Alluvione a Mezzano”, 1967) .
Sicuramente un viaggio suggestivo attraverso i molteplici e variegati volti dell’arte dell’intramontabile Novecento.
La mostra sarà corredata di un catalogo contenente le opere in visione e testi critici sull’autore e si articolerà in alcuni momenti significativi: COMUNICATO STAMPA - Inaugurazione con presentazione della mostra da parte dei curatori;
- Visita guidata con presentazione del catalogo venerdì 21 settembre a cura di Duilio Dal
Fabbro e Lorena Gava, ingresso libero;
- Proiezione del documentario “Davide Orler – Memorie rivelate” - Finissage domenica 30 settembre.

Davide Orler nasce a Mezzano di Primiero, in Trentino, il 16 febbraio 1931. Autodidatta, si interessa di pittura fin da ragazzo. Nel 1946, a soli quindici anni, lascia il paese natale per recarsi a Venezia, città dei suoi sogni. A diciotto anni, «per evitare di essere trasferito negli alpini e per amore del mare», si arruola volontario in Marina fino al 1957, imbarcato sui dragamine e su altre imbarcazioni in servizio di pattugliamento nei mari italiani. Nascono in questi anni i primi importanti paesaggi di Mezzano, altri scorci paesaggistici influenzati dalla luce e dai colori del Mediterraneo, roventi tele che registrano personaggi e vicende quotidiane ed anche incidenti e tragedie che colpiscono a fondo il giovane. Qui matura un profondo travaglio spirituale che lo riavvicina alla religione e lo spinge verso l'arte sacra. Nel 1957, terminato il servizio nella Marina, Orler si stabilisce a Venezia. La sua opera riscuote immediato interesse nel vivacissimo ambiente artistico della Venezia di quegli anni, caratterizzato dalle ricche Biennali, dalla presenza di collezionisti e mecenati come Peggy Guggenheim e dalla continua attività di gallerie e associazioni come l'Opera Bevilacqua La Masa. Presso la sede di quest'ultima si tiene in novembre la seconda mostra dell'artista che espone 240 ceramiche, ben presto ripudiate e gettate in mare come atto di totale rifiuto. La personale gli vale in premio l'assegnazione per quattro anni di uno studio a Palazzo Carminati, dove già lavorano molti fra i più promettenti artisti veneziani. A questo periodo, che può essere definito "picassiano", fa appunto seguito un profondo ripensamento che nell'estate del 1958 porta il giovane artista a mutare il suo linguaggio, cercando di riallacciarsi alle sue radici culturali per dar vita a una pittura figurativa. Nell'autunno del 1958 l'artista trentino, grazie all'invito dei curatori, tiene una personale con le sue nuove opere al Musée Picasso di Antibes. È per Orler l'occasione per far conoscere il proprio lavoro in ambito internazionale e per incontrare alcuni fra i maggiori protagonisti della vita artistica e culturale del periodo, dallo stesso Picasso a Germaine Richier, da Jean Cocteau a Jacques Prévert. Seguono le mostre personali a Venezia, Novara, Vercelli, Brescia, alla Biennale d'Arte Sacra di Bologna, alla Biennale di Milano e alla Quadriennale di Roma. Nel 1963 Orler si aggiudica il Primo Premio per la Pittura all'Opera Bevilacqua La Masa e in tale occasione la Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro gli acquista un grande dipinto dello stesso anno, Funerale a Mezzano. Mentre si ripetono anche i viaggi e i soggiorni in Italia meridionale e soprattutto nell'amata Sicilia - nel 1964 e nel 1970 Orler è ancora a Palermo, Sciacca e a Stromboli - nel 1965 inizia in lui quella passione per la pittura russa di icone che lo porterà a diventare anche un appassionato collezionista del settore. Da qui in poi continua a dipingere soprattutto per sé nel suo nuovo studio di Favaro Veneto, senza più curarsi di mostre e premi, e senza più aspirare a una presenza significativa sulla ribalta artistica nazionale. La sua produzione si mantiene però costante con sperimentazioni di tecnica e linguaggi diversi: dalla ripresa del collage nel 1968-1972 - con inserti nei dipinti a olio o acrilico di particolari di pitture bizantine e altomedievali - agli assemblaggi con materiali di recupero dei primi anni Settanta (ciclo degli Inquinamenti); dalla pratica della decorazione a fresco in chiese del Transvaal in Sudafrica, nel 1972, e della Tanzania, nel 1978, alle sculture in ferro della fine degli anni Settanta. Negli anni '90 Orler pare ritrovare una nuova giovinezza creativa con cicli importanti a carattere religioso. Nel 2003 espone con un'importante mostra antologica curata dalla dottoressa Marilena Pasquali a Palazzo Bonaguro di Bassano del Grappa (VI) . Nel 2005 si reca a Firenze per la mostra "Le rotte dell'animo, i sentieri dello spirito" una duplice esposizione. Nel 2006 con le opere dedicate al mare espone al Complesso monumentale "Guglielmo II" di Monreale (PA) e nello stesso anno presenta nel Chiostro maiolicato del Complesso museale di Santa Chiara a Napoli "La Bibbia" 100 opere raffiguranti l'Antico e il Nuovo Testamento. Il 2006 lo vede protagonista anche a Viterbo dove espone venti raffigurazioni di Cristo e partecipa alla Biennale d'arte sacra di Pistoia. Nel 2007 dopo aver esposto a Palazzo Piccolomini di Pienza (AR) si reca a San Pietroburgo dove presentato da Maurizio Scudiero espone al Museo Statale di Storia, nella Fortezza dei SS. Pietro e Paolo. Riceve il premio alla carriera nella Biennale Internazionale di Firenze nel 2007. Partecipe nel 2010 alla Biennale di Malindi in Kenia, conclude con una triplice mostra antologica intitolata "Al Tramonto, quando il cielo s'infuoca", proprio nella sua amata Valle di Primiero.
Davide Orler muore il 7 dicembre del 2010. Seguono le mostre al Museo Nazionale di Villa Pisani nel 2012, il Premio alla memoria da parte della Marina Militare Italiana nel 2014 e la presenza alla Mostra “Atelier Venezia” in Piazza San Marco a Venezia alla Fondazione Bevilacqua la Masa nel 2018.

Curatori e critici:
- Duilio Dal Fabbro (Cappella Maggiore, Treviso,1948) collezionista e curatore, da anni organizza
autonomamente o in collaborazione con Gallerie d’Arte del territorio regionale e nazionale, prestigiosi eventi artistici in sedi pubbliche e private con notevoli riconoscimenti di critica e di pubblico.
Duilio Dal Fabbro, via Nazario Sauro 7/A, Cappella Maggiore (TV) cell. 329 4246248 dalfabbroduilio@libero.it
- Lorena Gava (Vittorio Veneto, Treviso,1966) laureata in Lettere ad indirizzo artistico all’Università degli Studi di Padova, critico e storico dell’arte, è docente di Storia delle Arti Visive presso il Liceo “Francesco Da Collo” di Conegliano (TV). Collabora con numerose istituzioni per la realizzazione di conferenze ed eventi. Suoi interventi critici compaiono in pubblicazioni e cataloghi relativi a personalità del mondo dell’arte nazionale ed internazionale. E’consulente didattica dei testi di Storia dell’Arte “Dossier Arte” editi nel marzo 2015 per i tipi Giunti T.V.P. Treccani. Fa parte del comitato critico di consulenza editoriale del Catalogo dell’Arte Moderna (Editoriale Giorgio Mondadori).
Lorena Gava, piazza Della Fontana 28, 31029 Vittorio Veneto (TV) cell 347 7935785 gava.lorena@virgilio.it
Inaugurazione sabato 8 settembre ore 18
Orari di visitagiovedì/venerdì: 10.00-12.30 15.00-18.00; sabato/domenica: 10.00-19.00  

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