61. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia. Padiglione Etiopia

© Yero Adugna Eticha | Tegene Kunbi, Untitled, 2025-2026, olio e tessuti su tela, 390 x 300 cm. I Ph. Yero Adugna Eticha. Courtesy the artist

 

Dal 9 May 2026 al 22 November 2026

Venezia

Luogo: Palazzo Bollani

Indirizzo: Castello 3647

Curatori: Abebaw Ayalew

Sito ufficiale: http://ethiopianpavilion.com


Il Padiglione Etiopia alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia presenta Shapes of Silence, una mostra di Tegene Kunbi (1980, Addis Abeba), a cura di Abebaw Ayalew, aperta al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026 nella prestigiosa cornice di Palazzo Bollani.
 
Culmine dei trent'anni di pratica artistica di Tegene Kunbi, Shapes of Silence esplora il silenzio come condizione sociale e politica attraverso una nuova serie di opere che mette in dialogo astrazione, tessuti e assemblage. Lavorando con la pittura come archivio materiale stratificato, Kunbi indaga il silenzio non come un'assenza, ma come uno spazio carico, plasmato dalle aspettative culturali e dalla storia materiale.
 
In Etiopia, il silenzio inteso come pratica sociale trae spesso legittimazione dalle ricche tradizioni popolari del Paese. All'interno di queste, il silenzio assume uno status ambivalente e paradossale, lodato come virtù ma al contempo percepito come una potenziale mancanza.
 
Il proverbio ዝምታ ወርቅ ነው (“Il silenzio è d'oro”) definisce il silenzio consapevole come un segno di saggezza e moderazione, ma questa valutazione è mitigata da cautela. Altre espressioni avvertono che በሽታውን ያልተናገረ መድሀኒት የለውም (“Chi non nomina il proprio malessere non trova cura”) o che ካለመናገር ደጅ አዝማችነት ይቀራል (“Rimanendo in silenzio, si rischia l'esclusione dalle opportunità”).
 
Il silenzio emerge quindi non come una semplice vacuità, ma come uno spazio di moderazione, tensione e negoziazione etica. Questo spazio è anche profondamente politico, poiché il diritto di parlare e di interpretare è distribuito in modo diseguale secondo binari sociali e politici radicati: gli uomini sulle donne, il centro sulla periferia, il sacro sull'ordinario. Chi si trova nella parte svantaggiata è privato dell'autorità discorsiva, rendendo il silenzio una condizione politica controversa.

Nell'opera di Tegene Kunbi, la dimensione politica emerge nella scelta dei materiali: la sua pratica invita queste asimmetrie a entrare nel campo pittorico. I suoi dipinti uniscono tessuti di provenienza e significato fortemente contrastanti: tessuti lavorati a mano dalla madre accanto a tessuti industriali prodotti per i mercati africani; indumenti sacri utilizzati in contesti religiosi accanto a materiali di uso comune destinati alla produzione di materassi. Attingendo alla diversità culturale dell'Etiopia, un tempo definita da Carlo Conti Rossini come un “museo dei popoli”, Kunbi incorpora anche le tradizioni tessili di diverse regioni, dove l'abbigliamento e i costumi hanno storicamente segnato l'autonomia culturale e politica, facendo convergere queste pratiche distinte in un campo visivo condiviso. Ogni materiale porta con sé storie specifiche di impegno, credenze e posizionamento politico. Una volta assemblati sulla superficie pittorica, queste categorie si frammentano e la pittura diventa uno spazio in cui materiali socialmente e culturalmente distinti sono chiamati a convivere e a dar vita a una nuova negoziazione.
 
Queste riflessioni sul silenzio come condizione gerarchica e politica si estendono alla pratica espositiva stessa. Negli spazi espositivi, le opere d'arte sono abitualmente incorniciate da testi esplicativi, etichette, didascalie e narrazioni curatoriali che rivendicano l'autorità interpretativa. Il linguaggio parla per l'opera d'arte, mentre gli aspetti visivi e multimodali vengono messi a tacere, rafforzando una gerarchia in cui la parola scritta diventa il luogo principale della creazione di significato.
 
In questo contesto, Kunbi approccia la pittura come una piattaforma in cui tali regimi di silenzio vengono messi in atto e allo stesso tempo destabilizzati. Le sue opere rifiutano la concezione della pittura come mezzo passivo o puramente visivo; al contrario, la pittura funziona come un archivio stratificato di impegnomemoria e storia, operando in una modalità sommessa, nella quale il silenzio assume forma materiale e il significato emerge attraverso la durata, la prossimità e la presenza materiale piuttosto che attraverso la spiegazione.
 
Promossa dal Ministero del Turismo Etiope in collaborazione con l’Ambasciata di Etiopia in ItaliaShapes of Silence segna la seconda partecipazione del Paese alla Biennale di Venezia, dopo il debutto nel 2024, sottolineando l’impegno dell’Etiopia nella promozione dell’arte contemporanea e del dialogo culturale internazionale.
 
La mostra è realizzata anche grazie al sostegno di Primo Marella Gallery, galleria d'arte con sede a Milano e Lugano che rappresenta l'artista.
 
Il Padiglione Etiopia verrà inaugurato durante le giornate di anteprima della 61. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia (6, 7, 8 maggio 2026). L'apertura al pubblico è prevista da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026.

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