Coupure. From Sixties to Now

Giosetta Fioroni, Senza Titolo, tecnica mista su carta, cm. 38x52,5, 1960, provenienza galleria Il Segno, Roma. Opera ritrovata ed esposta per la prima volta dal 1961

 

Dal 10 Febbraio 2018 al 30 Marzo 2018

Venezia

Luogo: Galleria Il Giardino Bianco

Curatori: Bustos Domenech


Comunicato Stampa:
In attesa della mostra che Milano dedicherà a Giosetta Fioroni (n. 1932) presso il Museo del Novecento (dal 6 aprile al 26 agosto, “Giosetta Fioroni. Viaggio sentimentale” a cura di Flavio Arensi ed Elettra Bottazzi) la Galleria Il Giardino Bianco di Venezia inaugura sabato 10 febbraio una collettiva di neo talenti con la partecipazione straordinaria della Fioroni che espone 3 suoi lavori.
Tra questi un grande disegno su carta realizzato nel 1960 con al retro un’etichetta della Galleria Il Segno, Roma. Riemerso recentemente sul mercato, quest’opera è stata subito pubblicata in doppia pagina sul corposo catalogo moscovita dedicato alla grande artista italiana. Si tratta di un documento storico che testimonia la grandissima vicinanza tra la Fioroni e Cy Twombly in quel periodo. Lei stessa vedendolo ha commentato: “Cy visse nel mio studio per quasi due anni. Eravamo tutti in simbiosi”.

La mostra veneziana si intitola “Coupure. From Sixties to Now” è a cura di Bustos Domenech. Accanto alla grande artista, esporranno Sergio Maria Calatroni – Pietro Finelli – Giosetta Fioroni – Giorgio Galimberti – Paolo Manazza – Maurizio Orrico – Marialuisa Tadei – Mauro Vettore – Wiebke Maria Wachmann.
Coupure, definisce e mappa una topografia del segno, inteso nella doppia valenza di elemento che genera e lascia una traccia, ma anche ciò che ri-taglia, conforma uno spazio e lo definisce attraverso un’opera di montaggio/smontaggio.   L’opera, che si approssima a un corpo, viene di-segnata dagli artisti, costruita, dipinta, progettata. Tutto questo entra in relazione con lo spazio fisico della città, ma ne definisce anche uno mentale generatore di pulsioni, attrazioni, osmosi. Uno spazio non è mai qualcosa di neutro, l’atto stesso di porvi qualcosa innesca una serie di coordinate, che risulteranno di volta in volta caratterizzanti, e l’opera dell’artista, e lo spazio che lo accoglie. Tuttavia se, come ci ricorda Manfredo Tafuri “la produzione artistica…, non si consuma per un processo inevitabile di adeguamento del pubblico alle forme, ma nasce con il preciso scopo di essere rapidamente consumata” (v. M. Tafuri, Teorie e storia dell’architettura, Laterza, 1976, pag. 62) e, aggiungiamo noi, anche le più grandi manifestazioni artistiche dalle biennali alle Documenta, ogni gesto ogni porre se non vuole in maniera pericolosa alludere a una concezione auratica dell’arte, dovrà per forze di cose sezionare, attuare cesure, coupures… Possiamo -ancora- far nostre le parole di Tafuri quando, a proposito dei giovani neoliberty egli scrive “ non avevano capito che le loro immersioni arbitrarie nell’autobiografia erano lecite solo a patto di essere compiute nell’ambito di strutture di arricchimento dei codici linguistici, e non come ricerca di nuovo linguaggio in senso proprio” (ibidem, pag.70).   Coupure potrebbe essere una struttura di arricchimento e segnare un ulteriore passo verso la consapevolezza e un’appercezione della realtà, capace di di-segnare uno stato dell’essere, in cui artista opera mondo, in luogo di atteggiamenti totalizzanti e onnicomprensivi, mostrino la facies tragica / luttuosa congiunta con il lieto e il felice, proprio come l’esistenza.   Opening: sabato 10 febbraio ore 18,30

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