Jacques Henri Lartigue. L’invenzione della felicità

© MInistère dela Culture (France) / MAP-AAJHL | Jacques Henri Lartigue, Anna la Pradvina, aussi appelée "La femme aux renards", Avenue du Bois, Paris, 1911

 

Dal 29 Febbraio 2020 al 12 Giugno 2020

Venezia

Luogo: Casa dei Tre Oci

Indirizzo: Fondamenta delle Zitelle 43, Giudecca

Orari: tutti i giorni 10-19; chiuso martedì

Curatori: Marion Perceval, Charles-Antoine Revol, Denis Curti

Enti promotori:

  • Fondazione di Venezia
  • Con il patrocinio del Ministero della Cultura francese

Costo del biglietto: 13 € intero, 11 € ridotto studenti under 26 anni, over 65, titolari di apposite convenzioni, 9 € ridotto speciale gruppi superiori alle 15 persone, ridotto speciale ogni mercoledì per i residenti e nati nella città metropolitana di Venezia. Gratuito, bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, disabili e accompagnatore, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti con tessera, guide turistiche

Telefono per informazioni: +39 041 24 12 332

E-Mail info: info@treoci.org

Sito ufficiale: http://www.treoci.org



Lartigue fece ciò che nessun fotografo aveva fatto prima
e che nessuno fece dopo: fotografare la propria vita.
Richard Avedon

La Casa dei Tre Oci di Venezia ospita dal 29 febbraio al 12 giugno 2020, la più ampia retrospettiva mai organizzata in Italia, dedicata al fotografo francese Jacques Henri Lartigue (1894-1986). 

La mostra, dal titolo L’invenzione della felicità, curata da Marion Perceval e Charles-Antoine Revol, direttrice e project manager della Donation Jacques Henri Lartigue, e Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, è realizzata in collaborazione con la Donation Jacques Henri Lartigue di Parigi, organizzata da Civita Tre Venezie e promossa da Fondazione di Venezia, con il patrocinio del Ministero della Cultura francese.

La rassegna presenta 120 immagini, di cui 55 inedite, tutte provenienti dagli album fotografici che Lartigue stesso compilava
, dei quali saranno esposte alcune pagine in fac-simile. A queste si aggiungono alcuni materiali d’archivio, libri come il Diary of the Century, riviste dell’epoca, un diaporama con le pagine degli album, tre stereoscopie con immagini dove sono protagonisti la neve e eleganti scenari parigini. Questi documenti ripercorrono l’intera sua carriera, dagli esordi dei primi del ‘900 fino agli anni ’80 e ricostruiscono il racconto della sua scoperta come fotografo.

Fu nel 1963, ormai settantenne, che il grande pubblico si accorse di lui e gli decretò il giusto riconoscimento, dopo che il MoMa – Museum of Modern Art di New York gli dedicò una personale, curata da John Szarkowski, da poco nominato direttore del dipartimento di fotografia.

Il percorso ruoterà proprio attorno alla rassegna tenuta al museo newyorkese, nella quale si presentarono i suoi primi scatti, realizzati nel periodo anteriore alla prima guerra mondiale, che contribuirono a renderlo famoso come l’enfant prodige della fotografia. Questi traggono ispirazione dal suo ambiente visivo, quello della Belle Époque, della ricca borghesia parigina, ovvero delle corse di automobili e di motociclette, delle competizioni ippiche ad Auteuil, affollate da donne eleganti, oltre che dai giornali e dalle riviste illustrate.

“La ‘parte di mondo’ di Lartigue - scrive Denis Curti nel suo testo in catalogo - è quella ricca e borghese di una Parigi del nouveau siècle, e anche quando l’Europa verrà attraversata dagli orrori delle due guerre mondiali, Lartigue continuerà a preservare la purezza del suo microcosmo fotografico, continuando a fissare sulla pellicola solo ciò che vuole ricordare, conservare. Fermare il tempo, salvare l’attimo dal suo inevitabile passaggio. La fotografia diventa per Lartigue il mezzo per riesumare la vita, per ri-vivere i momenti felici, ancora e ancora”.

A seguito del successo ottenuto con la mostra al MoMa, verso la fine degli anni sessanta, Lartigue incontrò sulla sua strada Richard Avedon e Hiro, due tra i più influenti fotografi di moda di allora, che si appassionarono immediatamente alla sua arte.
Avedon, in particolare, gli chiese di scavare nel suo archivio per riportare alla luce alcuni scatti al fine di creare un ‘giornale’ fotografico. La selezione di queste immagini, fatta dallo stesso Avedon e da Bea Feitler, photoeditor di Harper’s magazine, portò alla pubblicazione del volume, nel 1970, Diary of a Century che lo consacrò definitivamente tra i grandi della fotografia del Novecento.

Tuttavia, Lartigue non è più da tempo il fotografo amatoriale di inizio secolo. Dagli anni ’40 pubblica le sue fotografie su riviste, combinando la mondanità con le inquadrature ricercate.

Le ultime sezioni si concentreranno sugli anni ’70 e’80, segnati dalle collaborazioni con il mondo del cinema, dove lavorò come fotografo di scena per numerosi film, e della moda. L’occhio di Lartigue, tuttavia, riuscì a non allontanarsi mai dalla vita di tutti i giorni, immortalando sempre alcuni suoi dettagli ironici e curiosi.
 
Un interessante focus sarà inoltre riservato alle memorie che Lartigue scrisse negli anni ‘60 e ’70 del secolo scorso, ricomponendo i suoi album nei quali aveva raccolto tutti i suoi scatti.
 
Accompagna la mostra un catalogo bilingue Marsilio Editori, con una testimonianza di Ferdinando Scianna.
 
Dal 29 febbraio al 26 aprile, nelle sale De Maria della Casa dei Tre Oci, si tiene la personale di Daniele Duca (Ancona, 1967), dal titolo Da Vicino, che presenta una serie di scatti di oggetti (grucce, penne, trame di tessuti, pasta, peperoni) che, privati del loro contesto, diventano delle nature morte contemporanee.

Jacques Henri Lartigue nasce il 13 giugno del 1894 a Courbevoie (nella regione dell’Île de France) da una famiglia facoltosa, il padre Henri è un uomo d'affari appassionato di fotografia. Nel 1899 la famiglia si trasferisce a Parigi.
Nel 1902 all'età di sette anni, Lartigue riceve in regalo dal padre la sua prima macchina fotografica. La sua attività di fotografo inizia qui: scatta e sviluppa le proprie foto dapprima con l'aiuto del genitore e subito dopo da solo. Ritrae il mondo che gli sta attorno, parenti, amici e, più in generale, la quotidianità della borghesia.
A partire dal 1904 inizia con alcuni esperimenti fotografici. L'esempio più rappresentativo di queste prove è costituito dalle sovrimpressioni per creare foto di “pseudo fantasmi”. Automobili e aeroplani, ma più in generale il movimento, diverranno poi tra i soggetti preferiti da Lartigue.
In questi anni comincia a delinearsi la filosofia che poi caratterizzerà tutta la sua vita: il culto della felicità, la ricerca di un idillio che non possa essere turbato da traumi profondi. Tale ideale, che si rispecchia a pieno con il periodo della Belle Époque, viene rappresentato dalle fotografie di serate mondane e eleganti dame a passeggio al Bois de Boulogne, che lo interessano fin da giovane.
Parallelamente in piena prima guerra mondiale, Lartigue decide di dedicarsi alla pittura. In questi anni, lavora anche come scenografo, illustratore e fotografo di scena, iniziando a frequentare personalità di spicco del mondo dell’arte e cinema.
Grazie ad Albert Plecy, influente personalità del mondo della fotografia in Francia, nel 1954 viene fondata l'associazione Gens d'Images e Lartigue ne diviene il vicepresidente., L’anno seguente Lartigue espone per la prima volta le sue fotografie alla Galerie d'Orsay, accanto ai lavori di Brassaï, Doisneau, e Man Ray.
Il suo nome comincia a circolare, ma la sua vera fortuna come autore fotografico arriva soltanto nel 1963, anno in cui il MoMA di New York gli dedica la personale The Photographs of Jacques Henri Lartigue. Il portfolio della mostra viene pubblicato sul vendutissimo numero di Life dedicato all’assassinio del presidente Kennedy, e il nome e l’opera del fotografo vengono resi noti ad un pubblico vastissimo.
Altre esposizioni e la pubblicazione di vari libri dedicati alla sua opera, fra i quali The Family Album, edito da Ami Guichard nel 1966, e Diary of a Century, ideato da Richard Avedon, ne rafforzeranno in seguito la fama, al punto che nel 1974 diventerà fotografo ufficiale del presidente francese.
Da allora, pur continuando a fotografare per se stesso, dedicherà molto del suo tempo alle commissioni di riviste di moda e arti decorative.
Muore il 12 settembre del 1986 a Nizza, all’età di novantadue anni, restando nell’immaginario della gente come il testimone privilegiato di un’età d’oro.
 
Nel 1979, Jacques Henri Lartigue donò la sua collezione di fotografie, diari e macchine fotografiche allo stato francese. Le opere sono conservate alla Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, e la Donation Jacques Henri Lartigue conserva e gestisce la collezione.

In ottemperanza al Dpcm dell’8 marzo 2020, che reca ulteriori misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull'intero territorio nazionale, la mostra rimarrà chiusa fino al 3 aprile 2020.

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
COMMENTI