La Wunderkammer Panza di Biumo. L’arte dei piccoli oggetti 1966-1992

Dan Flavin, Print Series, 1996 | © Panza Collection | Foto: Alessandro Zambianchi

 

Dal 12 Giugno 2019 al 27 Ottobre 2019

Venezia

Luogo: Negozio Olivetti

Indirizzo: Piazza San Marco 101

Orari: Mar - Dom 10 - 18.30 | Ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura

Curatori: Anna Bernardini, Pietro Caccia Dominioni

Enti promotori:

  • FAI – Fondo Ambiente Italiano

Costo del biglietto: Intero 8 € | Ridotto (bambini 6-18 anni) 5 € | Famiglie 22 € | Gratuito Iscritti FAI e National Trust | Studenti universitari (fino ai 25 anni) 5 € | Residenti Comune di Venezia 5 €

Telefono per informazioni: +39 041 5228387

E-Mail info: fainegoziolivetti@fondoambiente.it


Comunicato Stampa:

L’idea è l’inizio di tutto.
Giuseppe Panza di Biumo, 2002

In occasione della 58° Biennale d’Arte, il FAI – Fondo Ambiente Italiano presenta la mostra Wunderkammer Panza di Biumo. L’arte dei piccoli oggetti 1966-1992, dal 12 giugno al 27 ottobre 2019 al Negozio Olivetti in Piazza San Marco a Venezia. L’esposizione, curata da Anna Bernardini e Pietro Caccia Dominioni, raccoglie nel negozio progettato da Carlo Scarpa per Adriano Olivetti nel 1958 una serie di curiosi piccoli oggetti: maquettes, strumenti, invenzioni meccaniche, rarità che il mecenate milanese Giuseppe Panza di Biumo (1923-2010) collezionò o ricevette in dono dagli artisti a lui più cari. Gli oggetti selezionati, eseguiti in un arco di tempo che va dal 1966 al 1992, appartengono, per la maggior parte, ai principali esponenti del Minimalismo e dell’Arte concettuale: da Walter De Maria a Carl Andre, da Robert Morris a Richard Nonas, da Dan Flavin a Joseph Beuys, fino a Robert Barry, Ian Wilson, Jene Highstein, Piero Fogliati, Douglas Davis e Eric Orr. Alcuni artisti ricorrono nella Collezione Panza che il FAI cura, conserva e valorizza a Varese, nella Villa Panza di Biumo, che fu casa privata del collezionista e che oggi è un Bene del FAI, aperto al pubblico dal 2000.

Gli oltre 40 esemplari in mostra - opere, studi, progetti e modelli di installazioni e creazioni artistiche interpretabili come i “primi originali”, in quanto immediata traduzione dell’idea creativa dell’artista - rinnovano l’occasione per indagare gli interessi e le ricerche del collezionista Panza di Biumo, attratto dalle tendenze artistiche volte a porre al centro della pratica il concetto di idea: lo spazio inteso come vuoto attivo con Untitled (Chair) e Untitled (Maquette for Table) di Joel Shapiro o Untitled (8 Wedges) di Walter De Maria o Varese Cut-Off (House Pets) di Richard Nonas, la purezza della luce e della materia con Brass Square Piece di Carl Andre, il colore con la Print Series (Blue/Dark 17/25, Yellow/Purple 17/25, Green/Red 4/25) di Dan Flavin o la sperimentazione costante di nuove tecnologie come Anemofono di Fogliati e F.M. Carrier Wave di Robert Barry. L’opera per Panza rappresenta, infatti, l’espressione e la visualizzazione della facoltà più alta dell’uomo, il pensiero, e la geometria è il mezzo utilizzato da quest’arte che riflette la capacità della mente di ordinare la realtà. Sono poi infiniti i modi in cui l’ordine viene realizzato: linee curve, angoli, volumi che si possono usare in un numero illimitato di variazioni dove fantasia e creatività hanno libertà di manifestarsi.

Le opere esposte al Negozio Olivetti raccontano e rivelano l’attenzione che Giuseppe Panza riservò ad alcuni artisti che produssero oggetti di piccole dimensioni, un’autentica inversione di tendenza rispetto al suo noto interesse collezionistico degli anni Sessanta e Settanta. Quest’arte, da lui definita “l’arte dei piccoli oggetti”, esprime un atteggiamento centrato sull’intimità, il privato e l’individuale rispetto a ciò che era visibile e pubblico: “Quest’arte torna di attualità - affermava Giuseppe Panza nel 2010 - specialmente in confronto alle grandi installazioni di discutibile qualità che sono di moda oggi e che sono completamente all’opposto di quelle degli anni ‘60”.

L’osmosi con gli spazi, le perfette geometrie, la spasmodica attenzione al dettaglio, i gentili giochi di luce di marmo e vetro di Murano dell’architettura scarpiana accolgono in mostra i piccoli oggetti, allestiti sui supporti progettati per esporre le macchine da scrivere Olivetti, come discrete e preziose apparizioni in una “camera delle meraviglie”.


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