Magdalena Abakanowicz. Crowd and Individual
Magdalena Abakanowicz, Agora, 2005-2006, ferro, 106 figure 285-295 x 95-100 x 135-145 cm. Istallazione permanente a Grant Park, Chicago
Dal 13 Aprile 2015 al 2 Agosto 2015
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Fondazione Giorgio Cini
Indirizzo: Isola di San Giorgio Maggiore
Orari: 10-19; chiuso mercoledì
Curatori: Luca Massimo Barbero
Telefono per informazioni: +39 041 5289900
E-Mail info: arte@cini.it
Sito ufficiale: http://www.cini.it
Magdalena Abakanowicz (Falenty, 1930) è una scultrice polacca che utilizza spesso il tessuto come principale medium artistico. Dal 12 aprile al 2 agosto 2015 la galleria Beck & Eggeling International Fine Art (Düsseldorf) e Sigifredo di Canossa in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini presentano sull’Isola di San Giorgio Maggiore Magdalena Abakanowicz: Crowd and Individual, a cura di Luca Massimo Barbero. La mostra, incentrata sul ciclo che nel corso della sua lunga carriera l’artista ha dedicato al tema delle Folle, vedrà esposta, per la prima volta a Venezia, una gigantesca installazione di 110 figure in juta.
“Forse l'esperienza della folla, che aspetta passivamente in fila, ma pronta a calpestare, distruggere o adorare a comando come una creatura senza testa, è diventata il fulcro della mia analisi. E forse era una fascinazione per la scala del corpo umano. O un desiderio di determinare la quantità minima necessaria per esprimere il tutto.” Così l’artista Magdalena Abakanowicz ha definito il suo interesse per il tema delle Folle, soggetto che costituisce la parte più importante della sua opera creativa. Di Folle ne esistono infatti vari esempi, diversi nel numero e nella postura delle figure rappresentate: in piedi, mentre camminano o stanno sedute. Costruite in tessuto, ma anche in altri materiali, ogni scultura è unica ed è stata realizzata personalmente dalla stessa Abakanowicz in diverse fasi del suo percorso artistico.
“Penso che l’impatto dell’opera di Magdalena Abakanowicz – afferma il curatore della mostra Luca Massimo Barbero - riassuma attraverso il forte senso di folla e di gruppo una condizione umana, un senso esistenziale dove l’uomo, spesso privo di volto nella sua forma astante e smarrita, ritrova e riperde se stesso. Il ritorno a Venezia di una sua opera così significativa dopo la sua presenza alla Biennale di Venezia - con “Studio fatturale” nel 1968; “Identità e Alterità, a Brief History of the Human Body” nel 1995 dove ha presentato l’installazione di 22 sculture in juta “Crowd I” nella sala principale del Padiglione Italia; con l’installazione “Hand-like Trees” sulla Riva degli Schiavoni nel 1997, e rappresentando la Polonia nel 1980 con l’installazione “Embryology” - si legge oggi come un omaggio ad un’artista che segna e rappresenta la sperimentazione in scultura degli ultimi decenni. Il senso teatrale di questo gruppo di persone va letto come una volontà di porre sullo stesso livello visitatore e opera in uno scambio tra le “folle” che assume anche il senso di una straordinaria, tragica e umana coreografia; un gioco fra le parti: l’umano e la statua.”
Le Folle della Abakanowicz, in varie installazioni e conformazioni, sono state esposte in tutto il mondo, dalla mostra itinerante Retrospective Exhibition negli USA e in Canada (1982), che fra le tappe ha visto il Metropolitan Museum of Art, New York, il Museum Contemporary Art, Chicago, il Dallas Museum of Fine Arts, Dallas, il Musée d'Art Contemporain, Montréal, fino allo Städel Museum di Francoforte (1989). Nel 1991 è stata organizzata una grande retrospettiva in Giappone al Sezon Museum of Art, Tokyo e al Museum of Contemporary Art, Hiroshima. Emozionante e di pregio la mostra Hurma nel 2004 è stata esposta a Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière, Parigi.
Molti gruppi delle sue serie di sculture si trovano all’esterno, come per esempio nel Raymond Nasher Sculpture Garden (Dallas), nel Millenium Park di Chicago e a Poznań, o in importanti collezioni private, come la Fondazione Margulies a Miami, e la Collezione Giuliano Gori vicino a Pistoia, in Italia.
Magdalena Abakanowicz (Falenty, 1930) è nata in Polonia in una famiglia aristocratica russo-polacca. Aveva nove anni quando scoppiò la Guerra. Poi è arrivata la rivoluzione imposta dalla Russia e 45 anni di dominazione sovietica. La Polonia era un paese politicamente instabile dove l'instabilità era uno stato permanente. L’artista ha imparato a rifugiarsi nel suo angolo, a fare le cose al meglio, a utilizzare qualsiasi mezzo e persino a realizzare opere gigantesche in un piccolo studio. La sua arte ha sempre affrontato i problemi della dignità e coraggio. Ha iniziato con oggetti morbidi e flessibili ma ruvidi al tatto. Abakanowicz ha cambiato il significato della scultura da oggetto da guardare a spazio da vivere. Timida per natura e solitaria nel processo creativo, si è messa in contatto con la gente attraverso oltre cento mostre personali. Abakanowicz crea immagini ambigue con molti diversi significati, alcuni nascosti, alcuni in combinazione con altri. Significati che ogni spettatore deve trovare per se stesso (Artur Starewicz www.abakanowicz.art.pl).
“Forse l'esperienza della folla, che aspetta passivamente in fila, ma pronta a calpestare, distruggere o adorare a comando come una creatura senza testa, è diventata il fulcro della mia analisi. E forse era una fascinazione per la scala del corpo umano. O un desiderio di determinare la quantità minima necessaria per esprimere il tutto.” Così l’artista Magdalena Abakanowicz ha definito il suo interesse per il tema delle Folle, soggetto che costituisce la parte più importante della sua opera creativa. Di Folle ne esistono infatti vari esempi, diversi nel numero e nella postura delle figure rappresentate: in piedi, mentre camminano o stanno sedute. Costruite in tessuto, ma anche in altri materiali, ogni scultura è unica ed è stata realizzata personalmente dalla stessa Abakanowicz in diverse fasi del suo percorso artistico.
“Penso che l’impatto dell’opera di Magdalena Abakanowicz – afferma il curatore della mostra Luca Massimo Barbero - riassuma attraverso il forte senso di folla e di gruppo una condizione umana, un senso esistenziale dove l’uomo, spesso privo di volto nella sua forma astante e smarrita, ritrova e riperde se stesso. Il ritorno a Venezia di una sua opera così significativa dopo la sua presenza alla Biennale di Venezia - con “Studio fatturale” nel 1968; “Identità e Alterità, a Brief History of the Human Body” nel 1995 dove ha presentato l’installazione di 22 sculture in juta “Crowd I” nella sala principale del Padiglione Italia; con l’installazione “Hand-like Trees” sulla Riva degli Schiavoni nel 1997, e rappresentando la Polonia nel 1980 con l’installazione “Embryology” - si legge oggi come un omaggio ad un’artista che segna e rappresenta la sperimentazione in scultura degli ultimi decenni. Il senso teatrale di questo gruppo di persone va letto come una volontà di porre sullo stesso livello visitatore e opera in uno scambio tra le “folle” che assume anche il senso di una straordinaria, tragica e umana coreografia; un gioco fra le parti: l’umano e la statua.”
Le Folle della Abakanowicz, in varie installazioni e conformazioni, sono state esposte in tutto il mondo, dalla mostra itinerante Retrospective Exhibition negli USA e in Canada (1982), che fra le tappe ha visto il Metropolitan Museum of Art, New York, il Museum Contemporary Art, Chicago, il Dallas Museum of Fine Arts, Dallas, il Musée d'Art Contemporain, Montréal, fino allo Städel Museum di Francoforte (1989). Nel 1991 è stata organizzata una grande retrospettiva in Giappone al Sezon Museum of Art, Tokyo e al Museum of Contemporary Art, Hiroshima. Emozionante e di pregio la mostra Hurma nel 2004 è stata esposta a Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière, Parigi.
Molti gruppi delle sue serie di sculture si trovano all’esterno, come per esempio nel Raymond Nasher Sculpture Garden (Dallas), nel Millenium Park di Chicago e a Poznań, o in importanti collezioni private, come la Fondazione Margulies a Miami, e la Collezione Giuliano Gori vicino a Pistoia, in Italia.
Magdalena Abakanowicz (Falenty, 1930) è nata in Polonia in una famiglia aristocratica russo-polacca. Aveva nove anni quando scoppiò la Guerra. Poi è arrivata la rivoluzione imposta dalla Russia e 45 anni di dominazione sovietica. La Polonia era un paese politicamente instabile dove l'instabilità era uno stato permanente. L’artista ha imparato a rifugiarsi nel suo angolo, a fare le cose al meglio, a utilizzare qualsiasi mezzo e persino a realizzare opere gigantesche in un piccolo studio. La sua arte ha sempre affrontato i problemi della dignità e coraggio. Ha iniziato con oggetti morbidi e flessibili ma ruvidi al tatto. Abakanowicz ha cambiato il significato della scultura da oggetto da guardare a spazio da vivere. Timida per natura e solitaria nel processo creativo, si è messa in contatto con la gente attraverso oltre cento mostre personali. Abakanowicz crea immagini ambigue con molti diversi significati, alcuni nascosti, alcuni in combinazione con altri. Significati che ogni spettatore deve trovare per se stesso (Artur Starewicz www.abakanowicz.art.pl).
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